Nessuno è profeta nella propria patria – Gesù di Nazareth
Se i risultati della trentennale ricerca svolta tra l’Italia e il Brasile sulle origini dei Bias Cognitivi – che ci ha condotto a debellare i principi della logica e del linguaggio dall’induzione sistemica, nella mente degli studenti, della DISLOGIA o Bias della Razionalità Limitata, e alla nascita di Intelligere – invece di marcire in Italia, completamente ignorati dal mondo accademico e dalle istituzioni pubbliche che dovrebbero gestire scuola, università e ricerca, garantendo il massimo livello della qualità didattica e della formazione dei nostri giovani, giungessero negli USA?
Per l’epocale portata dei risultati ottenuti – per oltre 2400 anni, i fondamenti della logica e del linguaggio sono passati sotto gli occhi e sono stati analizzati e utilizzati dalle più grandi e geniali menti scientifiche di tutti i tempi, senza che nessuna di esse ne rilevasse i dettagli e i difetti strutturali che magistralmente sono stati portati alla luce proprio da menti italiane – negli USA, molto probabilmente, il risultato sarebbe questo nell’immagine.
Negli USA, l’eccellenza e i risultati scientifici di grande valore, vengono non solo apprezzati, ma applicati e trasformati in business. In Italia, risultati straordinari fanno la muffa nei cassetti e le menti geniali, sono viste e trattate con disprezzo dalla mediocrità del baronato accademico e delle istituzioni.
Chi governa l’Italia, che nel ranking internazionale dell’incidenza dei deficit funzionali occupa uno degli ultimi posti, nonostante abbia in casa, conoscenza e competenze d’eccellenza a livello globale, che potrebbero invertire questa tendenza e riportare il paese alla giusta dignità storico-filosofico-scientifica che merita, per la sua millenaria storia scientifica e culturale, non fa assolutamente nulla in merito, anzi, persino disprezza.
Se una scoperta è davvero tale, non chiede permesso per esistere: chiede solo di essere compresa. E quando una ricerca trentennale scardina, con rigore e metodo, presupposti rimasti intoccati per oltre duemila anni, non siamo di fronte a un contributo marginale, ma a una frattura epistemologica. Ignorarla non è un atto neutro: è una scelta culturale.
La storia insegna che le rivoluzioni scientifiche non vengono osteggiate perché sbagliate, ma perché destabilizzanti. Mettono in crisi assetti di potere, gerarchie consolidate, rendite intellettuali. E così accade che la mediocrità difenda sé stessa travestendosi da prudenza istituzionale, mentre il merito viene archiviato come fastidiosa anomalia. Il risultato non è soltanto il silenzio su una ricerca: è l’impoverimento sistemico di un Paese che rinuncia consapevolmente alla propria avanguardia.
Se altrove il sapere diventa motore economico, leva strategica, investimento strutturale, non è per una superiorità genetica, ma per una diversa cultura della valorizzazione. L’innovazione, quando riconosciuta, genera ecosistemi; quando soffocata, genera esodi. E ogni cervello che emigra, ogni teoria che trova altrove terreno fertile, è una diagnosi implicita dello stato di salute di chi l’ha lasciata marcire.
La vera domanda, allora, non è cosa accadrebbe negli USA. La vera domanda è: quanto ancora un Paese può permettersi di ignorare ciò che potrebbe rigenerarlo? Perché la dignità scientifica non è un’eredità garantita dalla storia; è una responsabilità quotidiana. E chi non la esercita, lentamente, la perde.
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Svizzera e capsule Sarco: il confine sottile tra diritto, dignità e disperazione – L’Opinione
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