Oooom, Oooom! Una cantilena intensa, solenne, risuona potente e si diffonde nell’aria. È il mantra sacro più conosciuto dell’induismo e del buddhismo, che rappresenta, secondo gli antichi testi in sanscrito, la vibrazione primordiale dell’universo e il suono della creazione. A disturbare il ritmo austero dell’Om, scandito dal giovane maestro di yoga, sono le onde impetuose del Mar Arabico, che scalciano fendendo la bianca spiaggia sottostante, e il gracchiare irregolare e cacofonico di decine di corvi che svolazzano in cerca del loro pasto mattutino.
Risplende già la luce dell’alba e il sole velocemente conquista il suo spazio sopra l’orizzonte, mentre noi, insieme a un ristretto numero di ospiti, ci lasciamo andare a una lunga seduta di meditazione seguendo la guida yogi. Lo facciamo concentrandoci sul flusso regolare del respiro, sull’aria che, ricca di iodio, entra da una narice ed esce dall’altra, lentamente ma inesorabilmente, perché l’aria è vita, nutrimento più del cibo; e passiamo poi in rassegna ogni parte del nostro corpo perché si rilassi e ne tragga beneficio.
Nel frattempo – sono le 7 del mattino – tutto il Manaltheeram (centro di eccellenza di medicina ayurveda, di yoga e di meditazione, in Kerala – India sud-occidentale – a 25 km a sud dall’aeroporto internazionale di Trivandrum) si risveglia dolcemente e si appresta alla colazione, che qui, come gli altri pasti, è un rito dalle regole rigorose.
Scordatevi l’english breakfast con bacon e salsicce, ma scordatevi anche cappuccino e brioche: qui tutto è healthy, sano, basato su frutta e verdure freschissime e spezie coloratissime, alcune dai nomi impronunciabili, altre più conosciute come curry, cumino, curcuma, cardamomo, coriandolo, zenzero, per citare le più familiari a noi.
Niente pane, né fette biscottate con marmellata; al massimo riso basmati come accompagnamento. E al posto del caffè infusi bollenti, o anche acqua tiepida, con qualche goccia di succo di cocco.
«Sì, perché l’acqua, che è fondamentale per l’uomo in tutte le culture, va sorbita alla stessa temperatura del nostro corpo, altrimenti non viene trattenuta ed evapora, facendoci rischiare la disidratazione», proclama con flemma tutta indiana, ma sicuro del fatto proprio, il dottor Bedhuie. È un medico specialista dell’ayurveda, la trimillenaria medicina indiana, che è soprattutto prevenzione prima ancora che cura. «E prevenire – aggiunge il medico – significa tenere sempre in equilibrio nel nostro corpo i tre Dosha, i principi bioenergetici, che sono dati ciascuno dalla presenza, in combinazioni diverse, dei cinque elementi cosmici di cui siamo formati – ed è formato ogni essere vivente nell’universo: Terra, Aria, Acqua, Fuoco ed Etere».
Per introdurre il ripristino di questo equilibrio, e dunque per prevenire le malattie, nella nostra settimana in Kerala, al Centro Manaltheeram, ci sottoponiamo a un trattamento quotidiano, costituito da diverse fasi di massaggi e stimolazioni, anzi lavaggi, con oli essenziali naturali, a temperatura elevata, e latte caldo di mucca («il dono più grande del nostro animale sacro per eccellenza», fa notare Bedhuie), con sciolte erbe in polvere «portentose, tutte del Kerala», conclude lo specialista della medicina ayurveda.
Quando il corpo è in armonia, la mente si quieta e l’anima ascolta — Proverbio indiano
Un autentico toccasana: una settimana di sonno senza interruzioni, di corpo sciolto (anche grazie allo yoga), di respirazione regolare con le narici libere, e soprattutto di umore sereno, di tensioni annullate. Una rinascita, che ben ha giustificato la nostra continua permanenza all’interno del centro (anche se il soggiorno ideale dovrebbe durare due o addirittura tre settimane).
Un dolce ritiro, spirituale ma anche fisico, che ha avuto un’unica eccezione: la visita di poche ore alle Backwaters, l’habitat naturale e paesaggistico di tutto il Kerala. Si tratta di un intrico di canali e corsi d’acqua, una griglia che si sviluppa per 900 km, da nord a sud del Kerala, lambendo anche gli Stati indiani confinanti, appena all’interno del litorale del Mar Arabico, e che gli abitanti dei villaggi, umili contadini e pescatori, percorrono avanti e indietro su modeste imbarcazioni, non sempre a motore.
Proprio su una piccola canoa – a motore, sì, ma con un vecchio rottame diesel che si fermava ogni due per tre – ci avventuriamo nel dedalo di segmenti d’acqua, in una vegetazione lussureggiante, spesso a campana a coprire i canali più stretti. Un mondo arcano, regno di coloratissimi volatili: l’uccello lira, l’uccello del paradiso, il martin pescatore, l’ibis, per finire con l’aquila imperiale, regina incontrastata delle specie avifaunistiche; un mondo in cui umani e animali vivono in simbiosi, condividono gli stessi spazi, lavandosi nella stessa acqua, senza disturbarsi, in un unico, grande Essere.
L’Essere del Kerala e dell’India, quella Grande Anima, che ci sorride e ci guida da millenni.
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