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Le sorelle scomparse ritrovate a Formia: il sistema di tutela dei minori ha davvero funzionato?

Non esiste amore senza responsabilità — Papa Giovanni Paolo II

Gli abitanti del quartiere popolare di Formia sono ancora increduli dopo aver assistito all’imponente blitz delle Forze dell’Ordine, intervenute in un condominio della provincia di Latina per liberare le due sorelle minorenni Sarah e Alisya, rispettivamente di 12 e 16 anni, che erano scomparse circa due settimane prima da una casa famiglia in Abruzzo e che hanno vissuto, da allora, quasi come segregate in un piccolo appartamento di proprietà di un’anziana di 80 anni, Maria Sofia, lontana parente della madre.

Interrogativi sul ruolo della famiglia e delle istituzioni nel caso delle due sorelle scomparse

La donna, attualmente indagata a piede libero, ha rilasciato dichiarazioni giudicate confuse e contraddittorie, probabilmente anche a causa dell’età. Colpisce, tuttavia, la risposta fornita a un giornalista che le chiedeva se fosse pentita di quanto accaduto. La signora ha risposto di no, spiegando di aver ritenuto giusto aiutare le due ragazze a tornare dalla madre e, per questo motivo, di aver accettato di ospitarle e nasconderle nella propria abitazione.

Sarah e Alisya hanno trascorso due settimane in un piccolo appartamento, rimanendo quasi sempre chiuse nella camera da letto e uscendo solo occasionalmente per guardare la televisione. Proprio attraverso i notiziari hanno scoperto di essere ricercate in tutta Italia. Secondo quanto emerso dalle indagini, la madre le avrebbe contattate frequentemente, raccomandando loro di non lasciare mai l’abitazione perché sarebbe andata presto a prenderle.

Gli investigatori hanno inoltre scoperto che le ragazze disponevano di un telefono cellulare nascosto con una SIM intestata a uno straniero. La madre, invece, avrebbe utilizzato diverse SIM non riconducibili né a lei né ai suoi familiari, presumibilmente per evitare di essere rintracciata. È stato proprio il segnale di quel telefono cellulare a consentire alle Forze dell’Ordine di localizzare il nascondiglio e riportare in sicurezza le due minorenni.

La ricostruzione dei fatti

Nella notte tra il 6 e il 7 giugno scorso, Sarah e Alisya erano state prelevate dalla casa famiglia dell’Aquilano e condotte nell’abitazione dell’anziana parente, con la quale, secondo quanto emerso, la famiglia non aveva rapporti da anni. Secondo gli inquirenti, il piano sarebbe stato preparato da tempo e sarebbe dovuto scattare nel caso in cui il Tribunale avesse disposto l’affidamento delle ragazze al padre. Dopo la sentenza favorevole a quest’ultimo, la madre, Valentina D’Acunto, avrebbe dato immediata esecuzione al piano, con l’obiettivo di sottrarre le figlie all’affidamento disposto dall’autorità giudiziaria. Gli investigatori ipotizzano che il progetto prevedesse successivamente anche un possibile trasferimento all’estero.

Oltre alla madre, anche il compagno Vincenzo Esposito e il nonno materno sono stati arrestati con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso. A tal proposito condivido quanto dichiarato dal Procuratore di Sulmona, Luciano D’Angelo, durante la conferenza stampa, quando ha parlato di un “amore genitoriale malato“. Negli anni precedenti, infatti, la madre aveva accusato l’ex marito di presunti abusi sulle figlie, accuse successivamente archiviate. Da quella vicenda era scaturito l’allontanamento delle bambine dalla famiglia e il loro affidamento ai servizi sociali.

Il ruolo delle istituzioni

Resta tuttavia aperta una riflessione sul funzionamento dell’intero sistema di tutela dei minori. A mio avviso, sarebbe stato opportuno valutare con attenzione tutte le possibili soluzioni, considerando che, in questa vicenda, non sembravano emergere elementi tali da giustificare un prolungato allontanamento dalla famiglia. Anche i tempi necessari per arrivare alla decisione definitiva sull’affidamento potrebbero aver contribuito ad aggravare una situazione già molto delicata. Per ogni bambino la famiglia rappresenta il principale punto di riferimento affettivo e di crescita e, quando possibile, dovrebbe essere preservata. Le case famiglia svolgono un ruolo fondamentale nei casi di reale necessità, ma dovrebbero rappresentare una soluzione temporanea, in attesa di individuare il percorso più adeguato per il minore.

Nel caso di Sarah e Alisya, la permanenza nella struttura avrebbe potuto costituire una fase transitoria, finalizzata a consentire al Tribunale di decidere sull’affidamento. Una volta individuato il genitore affidatario, sarebbe stato auspicabile favorire, ove possibile e nel rispetto delle decisioni dell’autorità giudiziaria, un rapporto equilibrato anche con l’altro genitore. La vicenda è poi degenerata fino al rapimento delle due ragazze. Secondo la ricostruzione investigativa, le accuse rivolte dalla madre all’ex marito e il forte legame mantenuto con le figlie avrebbero contribuito a creare una situazione estremamente complessa. Colpisce inoltre il fatto che le ragazze disponessero di un telefono cellulare nascosto, attraverso il quale avrebbero mantenuto contatti quotidiani con la madre, senza che questo venisse rilevato all’interno della struttura.

Il conto più salato lo hanno pagato Sarah e Alisya

In questa storia hanno sofferto tutti, pagando un prezzo molto alto. Soprattutto Sarah e Alisya, che dovranno affrontare un percorso terapeutico in un luogo protetto. Soffre il padre, al quale il Tribunale aveva affidato legalmente le figlie ma che, almeno per il momento, non potrà riabbracciarle. E soffre anche la madre, oggi detenuta in attesa di giudizio.

Più in generale, il sistema italiano di assistenza e tutela dei minori continua a suscitare un ampio dibattito. Il Governo Meloni ha annunciato da tempo l’intenzione di intervenire con una riforma volta a migliorare controlli, procedure e modalità operative. Resta da vedere se tali interventi riusciranno a rendere più efficace un sistema che, in alcuni casi, è stato oggetto di forti critiche e ha mostrato evidenti criticità.

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Manola De Lorenzo

Nata a Milano, si interessa da sempre di tutto ciò che, nel bene e nel male, colpisce il mondo che la circonda. Attualità, politica, cronaca e spettacolo sono da sempre il suo pane quotidiano. Nutre un profondo e smisurato affetto nei confronti degli animali, ama la moda ed è una grande appassionata d'arte. Scrive per passione e commenta quello che, secondo lei, merita attenzione.

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