Bisogna diffidare di due categorie di persone: quelle che non hanno personalità, e quelle che ne hanno più d’una – Mariangela Melato
Eve è un’insegnante di matematica del liceo, ha trent’anni e una vita che in tanti potrebbero definire perfetta. Il marito, Nate, professore nella sua stessa scuola, è un uomo bello e carismatico. Ah, gentile. E anche dolce. Lei ne è innamorata pazza. Ha un buon lavoro, abbiamo detto, un marito che tutti le invidiano, e be’, nient’altro. Non è certo abbastanza per essere felice, perché se i meccanismi della soddisfazione umana fossero così semplici allora saremmo tutti “programmabili”. Che poi, alla fine, avere un marito gentile, che ti tratta in maniera formale ma impeccabile, è tutta sta gran bellezza? No, direi. Anzi, decisamente no. Inizia così L’insegnante di Freida McFadden.
Insomma, si vede lontano un chilometro che Nate non ama più Eve. Però non le fa mancare un sorriso. Di quelli tirati, eh. Sia mai che possa essere vero. Per il suo compleanno la porta fuori a mangiare, ma non c’è scintilla quando la guarda. E del sesso nemmeno l’ombra. Intanto, Eve accumula tristezza e risentimento. Quando a scuola suo marito (e lei stessa, in un’altra ora) si ritrova a fare l’insegnante di una ragazzina l’anno prima coinvolta in uno scandalo con un professore, poi licenziato, lei trema: Addie sembra una sedicenne disturbata, ma anche un’anima molto sola. Perché quando Eve la immagina in classe con Nate le vengono i brividi?
L’anno prima, il mentore di Eve era stato messo al centro di uno scandalo potente con al centro proprio Addie: il vecchio Tuttle, professore di matematica come Eve, l’aveva presa nella sua ala perché sfortunata. Ma in breve la loro frequentazione era stata fraintesa. C’è da dire che passavano molto, troppo tempo insieme. Tipo: che ci faceva lei fuori da casa di lui una notte? Detto, fatto: l’uomo venne allontanato e alla ragazza rimase solo il bullismo scolastico delle coetanee. Sin da subito, viene installato il dubbio: c’era o non c’era qualcosa di sconveniente? C’era o non c’era una relazione proibita? Comunque, a un certo punto Nate vede in Addie una talento nella composizione di poesie e la prende sotto la sua ala, ma è un bene?
Presto si comprende una cosa: Addie ha dei segreti. E anche belli grossi. Una famiglia disfunzionale, una vita complicata ma anche qualcosa che ha nascosto sotto il tappeto e che è disposta a difendere unghie e denti. È saggio provare ad aiutarla? Viene poi da chiedersi: Nate, l’insegnante gentile, è gentile con tutti o solo con qualcuno? O con qualcuna, per l’esattezza? E dietro la grande, enorme dolcezza degli uomini verso le ragazzine indifese c’è da vederci del marcio sempre o ci sono dei casi in cui è tutto trasparente e limpido?
Eve e Nate sono opposti. Nessuno capisce come possano essersi sposati. Lui carismatico, bello, lei rigida come un animale imbalsamato e carina. Lui emana fascino, lei cerca di emularlo con mucchi di scarpe costose accumulati nella cabina armadio. È vero che gli opposti si attraggono o è una fesseria? Si può durare come coppia quando si è così diversi o no?
Che dire, è davvero bello, si legge tutto d’un fiato e con la certezza di aver capito tutto, mentre non si è capito proprio nulla. Non è forse questo il bello dei thriller? Quando hai in mano la verità e poi non è quella reale? Quando sai il finale ma poi l’autore, in questo caso autrice, ti frega? Riuscito, come tutti i libri della McFadden.
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