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“ll giorno in cui sei scomparso” di John Marrs: quando il castello di bugie comincia a crollare

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Nessuno può farti più male di quello che fai tu a te stesso – Gandhi

Una normalissima mattina di giugno, il 4 per la precisione, Catherine si sveglia e suo marito Simon non c’è. Non dà troppo peso a tutto questo, perlomeno a una certa ora del mattino: lui spesso va a correre presto, magari si è portato il cambio ed è andato al lavoro – si dice la donna. Ma a un certo punto, quando nessuno ha la minima idea di dove sia, quando al lavoro nessuno l’ha visto e il telefono è muto come un pesce, be’, allora Catherine capisce una cosa: suo marito non è semplicemente uscito, ma è scomparso. Venticinque anni dopo, lui ricompare alla sua porta di casa. Ha una verità da raccontarle, ma lei è disposta a sentirla? Il libro “ll giorno in cui sei scomparso” di John Marrs è una piacevole scoperta.

La scomparsa e il dolore tra le pagine di John Marrs

Immaginiamo una donna con tre figli sotto i dieci anni. E immaginiamo anche di provare quel senso di vuoto, quella frustrazione mista a disperazione. Il tuo amore, tuo marito e padre dei tuoi figli, non c’è. Da nessuna parte. Non sai se è morto, se è stato rapito, se ha avuto un incidente ed è chissà dove senza memoria. E un tarlo si fa largo tra i pensieri, perché non sai nemmeno se è scappato – sì, perché non è inusuale, soprattutto dopo periodi stressanti, che le persone prendano paglietto e pagliettino e se la svignino come i peggiori ladri.

Del resto, anche se per gran parte del libro non viene spiegato perché, la coppia ha da poco affrontato una brutta crisi coniugale. E non solo: nell’aria, c’è qualcosa che non torna. Un lutto? Sembra quasi che i due abbiano navigato in acque molto torbide uscendo da qualcosa di molto brutto, di negativo, di così triste da spezzare le ossa. Ma cos’è? Bisogna continuare la lettura per comprenderlo. Comunque, quella mattina del 4 giugno per Catherine tutto cambia. E tutto cambia nuovamente con il suo ritorno.

Simon dall’altra parte del mondo

Simon, in realtà, dopo una iniziale idea di suicidio, be’, scappa. Se ne va. Senza guardarsi intorno. Non pensando ai figli, tre, né alla moglie. Si lascia tutto alle spalle, come qualunque ragazzino – sì, proprio ragazzino, perché io uno così mi rifiuto di pensarlo “uomo”. E vive una vita nuova di zecca, mettendo a posto alcuni dettagli del passato e altri aggiungendoli al suo personale teatro di fallimenti. Mentre sua moglie cresce tre figli nella disperazione di averlo perso, senza nemmeno un funerale e un corpo su cui posare le sue lacrime, lui semplicemente si crea una vita alternativa. Più soddisfacente di quella che aveva? Forse. Per lui. Certo è che a certi errori non si può porre rimedio.

Ma talvolta il passato torna a bussare alla nostra porta diverso da quello che ci siamo impressi nella mente. Spesso quel che è stato per noi non è quello che la realtà rispecchia: siamo esseri umani e non sempre giungiamo alle conclusioni corrette. La mente fa brutti scherzi. Sbagliamo, capiamo male, ci confondiamo. E quando si percorre una strada buia, può capitare che il buio ci entri dentro, si cibi della nostra anima, ci renda macchiati, mele marce… Imperfette. Irrecuperabili. Ed è quello che capita a Simon. E se la sua fuga fosse stata… sbagliata ma necessaria? E se lui avesse creduto che altra via non ci fosse?

Un finale che ribalta tutto

Non c’è perdono. Non c’è lieto fine. Non c’è comprensione. C’è solo la durezza di un errore che fa male. Che poteva essere evitato. E una morte innocente, che ha il sapore amaro dello sbaglio… di uno sbaglio che più cupo di così non poteva essere. Marrs, Re delle tenebre, ci insegna la verità più cruda: non si può fuggire da quel che è stato, nemmeno mettendo migliaia di chilometri tra noi e i fatti che sono stati. Non c’è cielo che cambi la testa.

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Giornalista pubblicista, editor e scrittrice, ha in tasca una laurea in Lettere e un master in Criminologia. Ha pubblicato sette libri, spaziando dall'horror al romance, e lavora nel campo del giornalismo da dieci anni. Tra le sue pubblicazioni, "I segreti di una culla vuota" e "Chi me lo ha fatto fare".

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