Uno scrigno prezioso di forze spirituali, declinate secondo i princìpi della religione buddhista, ma permeate anche dalle istanze di altre profonde confessioni, a iniziare dall’Induismo. Questa intensa stratificazione di fedi, a prevalenza buddhista, caratterizza da oltre 1500 anni il Triangolo d’Oro: distesa di fertili pianure lungo il Mekong, ma anche scoscesi picchi montani e vasti tratti di giungla intricata che coinvolgono almeno quattro Paesi – Thailandia, Cambogia, Laos e Myanmar – e che noi esploriamo nella parte thailandese.
La chiave di lettura del nostro reportage è ancora una volta l’aspetto religioso, che in questo caso vogliamo cogliere soprattutto nel suo versante cromatico: i colori di templi, santuari e pagode hanno una precisa simbologia, che conferisce a complessi sacri già fortemente scenografici un’ulteriore chiave di interpretazione.
Come una candela non può bruciare senza fuoco, così l’uomo non può vivere senza una vita spirituale — Buddha
Il punto d’avvio è una struttura molto particolare, nella quale la spiritualità diventa anche uno scatto per Instagram. Il simbolismo sacro del Buddhismo ha trovato una forma concreta che sarebbe molto piaciuta a Walt Disney e che ricorda il mondo dei ghiacci di Frozen.
Il Tempio Bianco si staglia vicino alla pianura del Mekong, a 15 chilometri dalla città storica di Chiang Rai: il suo bagliore, nelle giornate più terse, lancia intense luminescenze al visitatore o al fedele e comunica un’idea di candore e purezza. Era questo il principale obiettivo di Chalermchai Kositpipat, archistar del Sud-Est asiatico e autore di altre costruzioni fantasmagoriche, che nel 1997 ha completato la prima versione del grande santuario.
Un intrico di guglie e pennacchi, tetti spioventi e cornicioni con fregi che ricordano quelli della Grecia classica; scalini luccicanti con corrimani a forma di draghi o serpenti: un sovraccarico di simbologie che intende mostrare la complessità dell’universo e dell’umana esistenza. Il Tempio Bianco, superato il recinto d’entrata anch’esso candido, accoglie con tutto il suo carico onirico.
Il laghetto artificiale antistante la facciata, contrassegnata da creste irregolari ad altezze diverse, riflette ed enfatizza il bagliore del bianco di ogni elemento architettonico: una luce accecante, potenziata da specchietti incastonati nel gesso, principale componente del materiale utilizzato.
Superiamo un ponte e imbocchiamo corridoi labirintici che, a tappe concentriche, conducono nella stanza più sacra, il Chedi o Ubosot: una sorta di Sancta Sanctorum dove regna sovrano lo spirito del Buddha che ha raggiunto il Nirvana e dove vengono ordinati monaci i ministri del suo culto.
“Un traguardo, quello dell’illuminazione, che si raggiunge dopo un lungo percorso di morti e rinascite, simboleggiato dall’intrico di corridoi e angusti passaggi. Solo chi è illuminato riesce a interrompere questa condanna di vita e di morte, entrando nella stanza del Buddha”, spiega il sorvegliante, che con discrezione invita a parlare sottovoce al cospetto della statua dell’Illuminato e, almeno qui, a non fotografare.
Perché il Tempio Bianco è anche il regno indiscusso delle più celebri influencer asiatiche, che mitragliano scatti orientando i bastoni per selfie in pose studiate al millimetro. Una storia che non promette fine quella del grande tempio buddhista: un’esistenza relativamente breve, iniziata tra le polemiche per la scelta del bianco al posto del consueto cromatismo sgargiante dei templi buddhisti, soprattutto quelli più antichi.
Centri come il complesso templare e monastico di Doi Suthep, vicino a Chiang Mai, sono caratterizzati da intenso blu cobalto, rosso vivo e oro scintillante, a indicare non sfarzo ma vita integerrima dei monaci ancora oggi presenti – monaci che ci hanno impartito la loro benedizione.
Blu cobalto, rosso, oro, ma anche verde smeraldo ricorrono nel Tempio Blu, anch’esso vicino a Chiang Rai, moderno e ancora più recente di quello Bianco, opera dello stesso architetto, che dimostra così di saper variare su entrambe le cifre comunicative.
Eppure il capolavoro, tra le star mondiali del settore, inserito tra i dieci edifici più iconici dell’architettura contemporanea, resta il Tempio Bianco.
Il suo colore candido è innanzitutto la purezza di una religione fortemente spirituale e per nulla dogmatica; e la purezza diventa antidoto ai mali del mondo, ricordati all’interno dell’edificio da simboli di guerre nucleari, dell’attacco terroristico alle Torri Gemelle (parte aggiunta dopo il 2001, poiché il tempio è in continua costruzione) e da pompe petrolifere stilizzate a evocare i disastri ambientali.
A vegliare su questi rimandi alla realtà più drammatica compaiono figure inattese: statue di Michael Jackson, Neo di Matrix, Freddy Krueger di Nightmare. Spettatori silenti della lotta tra il Bene e il Male, a cui qui tutto rimanda.
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