#Focus

Titanic: la tragica sorte della nave creduta inaffondabile

Erano le 23.40 del 14 aprile 1912 quando, nelle gelide acque dell’Oceano Atlantico settentrionale, l’impatto con un iceberg diede avvio alla vicenda del più tragico affondamento navale della storia. La lenta agonia del Titanic durò oltre due ore, finché alle 2.20 del 15 aprile il mare inghiottì il transatlantico. La portata consistente delle vite spezzate e, ancora di più, la celebrazione attraverso il cinema hanno reso l’affondamento del Titanic un evento che risiede in pianta stabile nell’immaginario collettivo.

La genesi di una nave inaffondabile

La storia del Titanic ha origine cinque anni prima. Nel 1907 la compagnia navale britannica White Star Line, in aperta rivalità con la prestigiosa compagnia Cunard Line, che effettuava trasporto di civili lungo le stesse rotte, decise di progettare la classe Olympic, una flotta di tre straordinari transatlantici (l’Olympic, il Titanic e il Britannic) che fossero impareggiabili per ingegneria e bellezza. 

Il nome, che richiamava alla memoria i Titani della mitologia greca, figure simbolo di forza e possanza, conteneva in sé le premesse e l’essenza stessa della nave: il Titanic doveva incedere imperioso nei mari, glorioso, imponente, solido, insomma, titanico. E lo era davvero: con i suoi 274m di lunghezza (quasi 30 metri più lungo delle navi rivali), 29 m di larghezza ed una stazza di 48.158 tonnellate rappresentava un vero colosso, con una capacità massima di 3 547 passeggeri a bordo. I suoi motori a vapore erano i più alti mai costruiti e garantivano una velocità di crociera di 39 km/h. 

Il lusso era una caratteristica imprescindibile: per i passeggeri più abbienti avevano progettato cabine e luoghi riservati assai spaziosi, sfarzosi e confortevoli, ma anche la terza classe godeva di condizioni di agio impensabili in altre navi. 

I lavori si svolsero in tempi record per l’epoca e il 10 aprile 1912 la nave, soprannominata The Unsinkable (l’inaffondabile), salpò per il suo viaggio inaugurale dalla cittadina inglese di Southampton alla volta di New York con 2224 passeggeri. 

L’impatto e l’inabissamento del Titanic

La navigazione procedette tranquilla e spedita fino al 14 aprile. Quella sera la nave avanzava su acque calme, in condizioni di ottima visibilità. Nonostante nei giorni precedenti si fossero susseguite molteplici segnalazioni alla radio di bordo circa la presenza di vari iceberg lungo la rotta, la strategia adottata per evitarli fu, da un lato, lo spostamento della rotta stessa, dall’altro la decisione di portare al massimo la velocità, che avrebbe permesso anche un arrivo anticipato a New York, sfruttando in tal modo l’effetto sorpresa al fine di beneficiarne in termini di immagine.

Anche le segnalazioni inviate da altre navi la sera stessa rimasero ignorate e, complice la mancata dotazione di cannocchiali, alle 23.35 le vedette a largo dell’isola di Terranova, in Canada, intercettarono l’enorme iceberg solo quando furono a una distanza sufficiente da vederlo a occhio nudo, cioè poche tragiche centinaia di metri. La vicinanza all’iceberg e l’alta velocità a cui viaggiava il Titanic (40 km/h circa) non permettevano di virare e aggirare l’iceberg, per cui il primo ufficiale William Murdoch ordinò di girare il timone tutto a sinistra, nel tentativo di schivare il più possibile l’ostacolo.

Nonostante ciò, la nave impattò l’iceberg causando uno squarcio di circa novanta metri nella parte anteriore destra dello scafo, dal quale iniziò progressivamente a penetrare acqua. La prua prese ad allagarsi. Per come era strutturato, il Titanic avrebbe continuato a galleggiare se si fossero riempiti d’acqua i primi quattro compartimenti stagni di prua, ma questa non fu la sua storia: cinque dei sedici compartimenti imbarcarono acqua, causando l’abbassamento della prua sotto la linea di galleggiamento, che portò man mano anche gli altri compartimenti a venire inondati.

 La nave, e con essa il tempo stesso, sembrarono fermarsi. Infine, gradualmente, il ponte si girò, come a voler nascondere l’orrendo spettacolo alla nostra vista. -Jack Thayer, passeggero sopravvissuto

La quantità d’acqua fece inclinare la nave, finché la poppa, a causa della pressione, si spezzò dalla prua creando due tronconi, che si inabissarono in breve tempo.

Il bilancio del disastro

Le scialuppe di salvataggio in dotazione della nave erano solamente venti, con capienza massima di 1178 persone, insufficienti, dunque, per gli oltre 2000 passeggeri a bordo. Nelle fasi concitate dopo l’incidente, a causa del disorientamento, scesero in mare anche scialuppe non al massimo della capacità, ma tutte con l’ordine di accogliere con precedenza donne e bambini.

La parte più consistente dei passeggeri (più di 1500), quindi, non trovò posto sulle lance di salvataggio e precipitò nelle acque gelide, che determinarono la morte per ipotermia della maggior parte dei naufraghi, cioè di quanti non trovarono qualcosa a cui aggrapparsi o non vennero recuperati da altre lance. Al contrario, riuscirono a portarsi in salvo tutte le 706 persone che avevano preso posto sulle scialuppe, soccorse dal transatlantico Carpathia, che si trovava a quattro ore di distanza e aveva risposto al segnale di SOS.

Le inchieste e le responsabilità

Com’era stato possibile che una nave progettata per resistere a tutto, un capolavoro d’ingegneria navale fosse annegato in meno di tre ore? Le inchieste del governo britannico e di quello statunitense, partite pochi giorni dopo l’affondamento del Titanic, accertarono una catena di errori umani e cause impreviste.

Innanzitutto, l’assenza di binocoli, che avrebbero anticipato l’avvistamento del masso di ghiaccio, aveva origine in una partenza frettolosa della nave, mentre le segnalazioni di iceberg susseguitesi nelle ore precedenti all’impatto non arrivarono al comandante perché la radio di bordo era, per così dire, intasata dai telegrammi che quotidianamente inviavano e ricevevano i passeggeri; a queste circostanze va aggiunta la colpevole superbia del presidente della compagnia White Star Line, Joseph Ismay, che volle imporre la velocità massima alla nave per arrivare in anticipo e in pompa magna a destinazione; e ancora la scarsità di scialuppe a fronte delle 48 necessarie per un’imbarcazione di quelle dimensioni .

Da ultima, la conformazione dell’acciaio impiegato nella costruzione, contenente alte concentrazioni di fosforo, che facilita la formazione di fratture, e zolfo, che favorisce la propagazione delle fratture stesse, mentre la carenza di manganese rende il materiale meno duttile. Tali condizioni strutturali non riuscirono a far fronte all’impatto. C’è da dire, tuttavia, che questa tipologia di acciaio era lo standard impiegato agli inizi del Novecento.

L’affondamento del Titanic nell’immaginario collettivo

L’affondamento del Titanic ha avuto grande eco anche grazie all’attenzione rivoltagli dal mondo della letteratura e del cinema. La vicenda, infatti, ha ispirato toccanti racconti, tra cui A Night to Remember (1955) di Walter Lord, basato sulle testimonianze dei sopravvissuti, e Titanic. Il romanzo della fine (2003) di Giuseppe Pederiali, che mescola realtà storica e immaginazione letteraria.

La celebrazione più emozionante e ammaliante dell’evento rimane ad oggi il ben noto film Titanic di James Cameron, uscito nel 1997, nel quale l’avvincente e dolorosa storia d’amore tra i personaggi interpretati da Kate Winslet e Leonardo DiCaprio prende vita sullo sfondo del fatto storico, tra le profonde differenze tra le classi sociali, in mezzo al carosello delle personalità illustri che all’epoca davvero soggiornarono sulla nave.

Insomma, dopo più di cento anni l’affondamento del Titanic ha ancora un posto di rilievo nella cultura pop, perché mescola il dramma umano, i sogni di grandezza e il devastante fallimento, la fiducia nella tecnologia e nel progresso e l’orrore dell’imperfezione umana. Quello del Titanic è un mito che non smetterà mai di affascinare.

Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sitoInstagramFacebook e LinkedIn

Tonia Di Fabrizio

Classe 1997, abruzzese di nascita e bolognese d'adozione. La passione viscerale per il greco e il latino l’ha portata a conseguire una laurea in "Filologia, Letteratura e Tradizione Classica". Eclettica ascoltatrice di musica, avida divoratrice di serie tv, balla il tango (non benissimo), pratica yoga per sentirsi radicata e legge libri per vivere mille vite. Scrive di ciò che la affascina e incuriosisce, nella speranza che anche i lettori possano esserne ammaliati a loro volta

View Comments

Recent Posts

L’Intelligenza Artificiale crea virus ed entra nel codice della vita: chi la controllerà?

L'uso dell'intelligenza artificiale pervade ormai quasi ogni branca del sapere umano, poteva mai restare escluso…

4 ore ago

Forte dei Marmi celebra Fulco Ruffo di Calabria: principi e grandi famiglie riuniti in Versilia

Principi, rappresentanti delle grandi casate europee, imprenditori ed esponenti del mondo culturale e della società…

8 ore ago

Dolly Parton muore a 80 anni, da “9 to 5” ad una vita sempre in scena: “We will always love you, Dolly!”

Si è spenta oggi, all'età di 80 anni, la regina della musica country Dolly Parton,…

19 ore ago

Gianfranco Paglia, il valore della divisa non si toglie mai: le opinioni passano, ma la storia resta

Le polemiche che hanno investito il tenente colonnello Gianfranco Paglia dopo le sue parole sul…

1 giorno ago

World Humanoid Games, gli automi battono Bolt: e se fossimo già dentro “Io, Robot 2.0”?

La scorsa settimana ci siamo concentrati su quella meravigliosa e assurda abitudine tipicamente moderna di…

1 giorno ago

“Perché capitano sempre a me?”, la domanda che ci tiene prigionieri delle relazioni tossiche

Perché incontro sempre persone incapaci di amarmi davvero? Perché all’inizio sembrano meravigliose e poi si…

2 giorni ago