Finché c’è vita, c’è speranza – Marco Tullio Cicerone
È una vicenda che mi ha molto colpito sin dall’inizio quella del piccolo Tommaso, bambino di soli due anni e mezzo (che diverse fonti giornalistiche nominano come Domenico Mercolino) sottoposto lo scorso dicembre ad un trapianto di cuore presso l’ospedale Monaldi di Napoli. L’organo era giunto da Bolzano, ma in pessime condizioni, compromesso a causa di errori clamorosi da parte dei responsabili dell’ospedale di partenza. Ma cosa è accaduto nello specifico? E perché?
La problematica principale, da cui poi deriva tutto il resto, riguarda il confezionamento per il trasporto del cuore da impiantare. Difatti, risulta che il personale abbia utilizzato ghiaccio e un tipo di “imballaggio” assolutamente non idonei al trasferimento da Bolzano a Napoli. L’équipe chirurgica del Monaldi, che aveva già provveduto ad espiantare il cuore del bimbo, non aveva altra alternativa a quel punto, se non usare l’organo arrivato da Bolzano, per poi decidere, al fine di limitare i danni, di trasferire il piccolo in terapia intensiva.
Attualmente, come c’era da aspettarsi del resto, è in corso un’inchiesta, sollecitata dall’avvocato di Patrizia, la madre del piccolo, per accertare le responsabilità dell’accaduto su tutti i fronti, e, contemporaneamente, è stato avviato un appello su siti specializzati per trovare un altro cuore, non solo in Italia ma in tutto il mondo, tramite siti dedicati. È una corsa contro il tempo, poiché Tommaso sopravvive grazie ai macchinari che lo sostengono; ma questa condizione, dal punto di vista clinico, provoca progressivi danni al fegato, ai polmoni, ai reni e al cervello.
Come se non bastasse, negli ultimi giorni è arrivata la notizia che un cuore compatibile ci sarebbe, ma che lo stato clinico del bambino non permetterebbe di procedere col trapianto perché, ormai, il paziente sarebbe, a detta degli specialisti e dei consulenti, troppo a rischio.
Inutile dire che il già profondo dolore, familiare e pubblico, si è immediatamente trasformato in indignazione e rabbia. In tutto ciò, però, devo ammettere che mi ha colpito la grande dignità della mamma di Tommaso, che in tutte le dichiarazioni pubbliche ha dimostrato (e continua a dimostrare) un’enorme forza d’animo: è una combattente che non ha mai smesso di sperare e si reca in ospedale da mesi, ogni giorno, soprattutto per far percepire al figlio la sua costante presenza e vicinanza.
Anch’io sono profondamente indignata e arrabbiata per i gravissimi errori commessi sbagli che di fatto hanno reso inutilizzabile un organo che avrebbe dato al piccolo la possibilità di una futura aspettativa di vita. Non ci sono attenuanti che possano assolvere, o anche solo in parte giustificare, quello che è accaduto. E benché ci siano delle indagini in corso, nulla potrà mai, ovviamente, consolare Patrizia, vittima anch’ella insieme al marito di tale incuria e degrado. Al momento, ci vorrebbe giusto un “miracolo” per trovare una soluzione che, ad oggi, pare irrisolvibile!
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