La Polizia stava effettuando, pochi giorni fa, un servizio di controllo antidroga in Via Impastato, nel quartiere milanese di Rogoredo, noto da anni come una delle principali zone di spaccio, sia alle forze dell’ordine sia ai residenti, la cui quotidianità è completamente cambiata a causa della presenza di intere bande che dominano la strada. I residenti, intervistati, hanno dichiarato che hanno paura a tornare a casa la sera e che, dopo cena, non escono quasi mai per timore di venire aggrediti e che neanche l’intervento di qualche anno fa del sindaco Giuseppe Sala, per ripristinare la legalità nel quartiere, ha minimamente cambiato la situazione, anzi è peggiorata.
La sicurezza è la prima delle libertà — Thomas Hobbes
Giallo a Rogoredo con vittima: sparare per vivere, indagare per dovere!
Secondo quanto è trapelato sulla dinamica dei fatti, gli agenti, di cui alcuni in borghese, in perlustrazione nella zona, stavano procedendo all’arresto di un pregiudicato. Hanno intimato l’alt quando quest’ultimo ha estratto una pistola e l’ha puntata contro gli agenti, uno dei quali reagisce sparandogli e uccidendolo all’istante. L’agente è ora indagato, benché abbia seguito, perlomeno stando alle prime ricostruzioni dei fatti, il protocollo delle forze di Polizia che, in casi del genere, invoca il principio di legittima difesa.
Si scopre, dopo gli accertamenti degli inquirenti in loco, che la pistola di proprietà del pregiudicato era in realtà una copia caricata a salve, una fedele riproduzione della Beretta semiautomatica in dotazione alla Polizia. Purtroppo, era impossibile per il poliziotto in questione distinguere l’arma, per la scarsa luce diurna e la bassa illuminazione del luogo. In più, gli altri cinque agenti presenti quel giorno hanno confermato la versione del collega.
La vittima è un 28enne marocchino, Abderrahim Mansouri, con precedenti per rapina, resistenza a pubblico ufficiale e spaccio, ma siamo solo all’inizio. Difatti, gli inquirenti hanno previsto ulteriori ricerche, nuove testimonianze e altre immagini delle telecamere di sicurezza per cercare di capire meglio come siano andate effettivamente le cose.
L’accusa è di omicidio volontario
Il poliziotto accusato, assistente capo del commissariato di via Mecenate, è un cinquantenne descritto come un agente di grande esperienza, stimato dai colleghi e con encomi per le operazioni condotte nel mondo dello spaccio milanese. Al momento non risulta sospeso, ma dovrà comunque difendersi dando mandato a un legale. L’accusa è, infatti, di omicidio volontario e dà seguito all’indagine preliminare, senza contare che avrà gravi conseguenze penali nel caso venga ritenuto colpevole.
In questo momento storico, in cui una parte della magistratura è messa sotto accusa perché influenzata dalle “correnti politiche”, non si può avere la certezza della pena. Qualora non dovessero giungere testimonianze inedite circa la sua colpevolezza è a mio parere estraneo a qualsiasi tipo di reato, in quanto era nelle funzioni del suo lavoro, a difesa della propria incolumità, di quella dei colleghi presenti e dei cittadini residenti a Rogoredo!
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