Attualità

Tutela dei minori LGBTQIA+, la mossa di Marina Terragni: addio a ENOC a discapito dell’inclusione?

Nel 1989 l’ONU approvò la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificata in Italia con la legge n. 176 del 1991. La Convenzione tutela il diritto dei bambini alla vita, alla salute e all’accesso ai servizi sanitari, ma anche il diritto di esprimere la propria opinione e di essere informati: principi che trovano riconoscimento anche nella Costituzione italiana. Conoscere i propri diritti è il primo passo per poterli esercitare. Per questo, l’articolo 42 della Convenzione impegna gli Stati a farne conoscere i principi e le disposizioni a tutti, attraverso mezzi adeguati.

Se le istituzioni smettono di ascoltare i giovani, a pagare il prezzo più alto sono proprio loro

In base alla Convenzione ONU, bambini e ragazzi hanno diritto alla vita e a condizioni di vita dignitose. Hanno inoltre diritto a essere protetti da ogni forma di violenza e sfruttamento, anche sessuale, e a ricevere tutela quando le difficoltà nei loro Paesi di origine li espongono a situazioni di pericolo. Tuttavia, l’infanzia non è fatta soltanto di bisogni da soddisfare e di pericoli da cui difendersi. È fatta anche di riposo, di gioco, di tempo libero, di risate e, a volte, di capricci. Ogni bambino dovrebbe avere lo spazio per crescere, esprimersi e vivere pienamente la propria età. In una sola parola, ciò che nessun bambino dovrebbe mai perdere è la possibilità di essere felice. E se questa felicità fosse legata anche alla possibilità di vivere serenamente la propria identità sessuale, nessuno dovrebbe negargli questo diritto.

Credit: web

Eppure, ciò che accade ai vertici delle istituzioni, tra chi dovrebbe battersi per i diritti dei ragazzi, mi fa orrore. Provo una profonda delusione, accompagnata quasi da un senso di abbandono. Il mio primo pensiero va a tutti quei ragazzi che hanno bisogno di sostegno e tutela e che, ancora oggi, incontrano pregiudizi anziché ascolto e accoglienza.

Apprendere che la nostra garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, ha annunciato l’uscita dell’Italia da ENOC mi rattrista molto. Più che tristezza, però, avverto un senso di sconfitta del mondo degli adulti, che dovrebbero proteggere i ragazzi e accompagnarli nella crescita. Io, da mamma, farei di tutto per la felicità dei miei figli. In Italia, invece, sembra che ai ragazzi non venga riconosciuto pienamente il diritto di essere felici: né nel vivere la propria identità sessuale, né nello scegliere le battaglie in cui credere, alla luce anche degli ultimi episodi di scontro.

Cos’è l’AGIA: istituzione, ruolo e compiti istituzionali

In linea con la Convenzione ONU di New York del 1989, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (AGIA) è stata istituita in Italia con la legge n. 112 del 12 luglio 2011. È un organo indipendente che ha il compito di promuovere e tutelare i diritti dei minorenni. L’Autorità Garante persegue i seguenti obiettivi:

  • Garantire il rispetto del superiore interesse del minorenne in tutte le decisioni e politiche che lo riguardano.
  • Promuovere il benessere psicofisico di bambini e adolescenti, considerando sia i loro bisogni materiali che quelli emotivi e sociali.
  • Dare voce ai minorenni nella società e nelle istituzioni, incoraggiando la loro partecipazione attiva nei processi decisionali che li coinvolgono.
  • Contrastare le disuguaglianze e le forme di esclusione che colpiscono i minorenni vulnerabili, come i bambini migranti, quelli in condizioni di povertà educativa o in situazioni di disagio familiare.

Le ragioni del recesso dell’Italia dalla rete ENOC

L’8 ottobre 2026 l’AGIA, guidata da Terragni, ha annunciato il proprio recesso da ENOC (European Network of Ombudsperson for Children), la rete europea dei garanti per l’infanzia e l’adolescenza. La motivazione dichiarata è la mancata pubblicazione di una sua nota di dissenso sul documento annuale della rete, approvato a maggioranza e dedicato ai diritti dei bambini e dei ragazzi LGBTQIA+.

Leggendo il  documento ENOC si evince la necessità di formare obbligatoriamente i sanitari, gli insegnanti, gli assistenti sociali, la giustizia minorile e gli altri professionisti per garantire una libertà di espressione senza pregiudizi, stereotipi o bullismo. Il testo raccomanda, inoltre, di sostenere organizzazioni LGBTQIA+ guidate da giovani e di consentire spazi e meccanismi di partecipazione. Richiede anche, e giustamente, di incoraggiare la partecipazione sportiva dei minori LGBTQIA+, promuovendo modelli sportivi inclusivi che sfidino gli stereotipi di genere.

Un ponte da ricostruire tra istituzioni e nuove generazioni

Penso che garantire il diritto alla felicità e alla libera espressione di sé non  un obiettivo astratto, ma un dovere quotidiano delle istituzioni. Per questo ritengo che la scelta dell’AGIA di lasciare la rete europea ENOC crei una frattura profonda. Temo che questa decisione possa privare i minori più vulnerabili di un importante sostegno, su temi cruciali come l’inclusione e la lotta alle discriminazioni nei confronti delle persone LGBTQIA+.

Per evitare che i ragazzi si sentano soli davanti ai pregiudizi che ancora troppo spesso li circondano, considero fondamentale mantenere aperto il dialogo. Credo fermamente che la formazione continua dei professionisti e l’adozione di modelli sociali e sportivi davvero inclusivi siano passi essenziali affinché l’Italia onori lo spirito originario della Convenzione ONU del 1989. Proteggere l’infanzia e l’adolescenza significa prima di tutto avere il coraggio di ascoltare la voce dei giovani, accogliendo le loro identità e le loro battaglie, senza indietreggiare sul terreno dei diritti.

La felicità non è fare tutto ciò che si vuole, ma volere tutto ciò che si fa – Friedrich Nietzsche

Leggi anche:

Decreto Scuola, il 30% non basta: le lingue non si governano contando gli studenti

Educazione sessuo-affettiva: superate le 500mila firme per il Referendum contro la Legge Valditara

Il mercato delle identità LGBTQIA+: quando le richieste d’asilo strumentalizzano i diritti

Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sito, Instagram, Facebook e LinkedIn





Monica Raeli

Nata a Noto, paesino della Sicilia Orientale, dove ogni giorno sapeva di sole, mare e granita alle mandorle. Si trasferisce a Milano nel 2005 per diventare pendolare, precaria e vivere quotidianamente di corsa. Insegna da 20 anni, nell’hinterland milanese, con passione, dedizione e spirito di sacrificio. Ama cucinare sorseggiando un buon bicchiere di vino, legge per rilassarsi e adora guardare tutti i tipi di film, ad eccezione degli horror. Quando può, viaggia alla scoperta di nuovi tramonti anche se non le piace prendere l’aereo. Fotografa ogni cosa, anche quelle che possono sembrare banali per poi chiedersi come mai la memoria del suo telefono sia sempre piena!

Recent Posts

Tra la pioggia che lascia ferite e la musica che consola, la vita trova sempre il suo ritornello

Ci sono canzoni che, senza un motivo apparente, tornano a farsi sentire nella nostra testa…

19 ore ago

David Rossi, tredici anni dopo la morte si riapre il caso: e se non fosse stato suicidio?

La Procura sta indagando da qualche mese sulla morte, avvenuta nel 2013, del cinquantunenne David…

22 ore ago

“La trappola”, il passato diventa una prigione: la serie Netflix che ci mostra la fragilità e la paura

I traumi ci dormono accanto cheti cheti. Ma se li stuzzichiamo ci saltano addosso come…

1 giorno ago

La Basilica di Sant’Antonio a Padova, dove la storia incontra la Fede e la bellezza oltre il tempo

La bellezza salverà il mondo — Fëdor Dostoevskij, L'idiota Una città antica, Padova, ha origini…

1 giorno ago

Italia sotto pressione: il Paese è davanti ad un’emergenza sociale da non ignorare

Vetrine distrutte, negozi saccheggiati, giovani nelle strade, agricoltori esasperati e famiglie alle prese con bollette,…

2 giorni ago

«Accidenti, quanto mi sta antipatica quella voce!»: il doppiaggio può farci odiare un personaggio?

Benvenuti, ancora una volta, a Senti Chi Parla! Quante volte vi è capitato di guardare…

2 giorni ago