Cultura e Spettacolo

“Un animale selvaggio” di Joel Dicker: niente guinzaglio per le pantere!

Un animale selvaggio: Ginevra. Sophie e Arpad hanno tutto quello che si può volere dalla vita: sono ricchi, belli, hanno due figli dolcissimi e dei lavori che supportano perfettamente il loro stile di vita. Avvocata lei, bancario lui, abitano in quella che è una vera e propria casa di vetro: una dimora spettacolare, avvolta dal verde della foresta, da cui vedere tutto, ma proprio tutto. Ah, e all’interno di cui poter vedere tutto, non dimentichiamolo. Sì, perché la casa dei coniugi Braun è separata dal mondo solo da una distesa di pulitissime vetrate. Bellissimo, vero? Certo, o almeno finché non si immagina qualcuno che ficca il naso nella tua quotidianità.

La trama

Belli, abbiamo detto, e ricchi, e persino felici: Sophie e Arpad sembrano appena usciti da una pubblicità della Mulino Bianco, con quel carisma che – soprattutto lei, c’è da dire – scorre nelle vene insieme al sangue e i soldi a rendere tutto ancor più sfavillante. Certo, si può essere fighi anche in mezzo a un tugurio, ma in una villa da sogno, infagottati in abiti costosi e con addosso il profumo del successo, è più semplice. Ecco, però c’è sempre la doppia faccia della medaglia. Insomma, ci sarà pieno di persone che vorrebbero ficcanasare, no? Che vorrebbero vedere quello che fanno quando i due sono da soli, quando le luci si abbassano e la casa si fa quieta. Quando le persone sono quello che sono, e non quello che vogliono far credere.

È quello che fa Greg, poliziotto rispettabile che abita poco distante con la moglie Karine e i due figli. Da una sera, durante un party a casa dei Braun, la sua vita è cambiata: ora esce con il cane alle sei del mattino e corre nel bosco fino a trovare il punto perfetto per vedere dentro la casa, per mettere gli occhi su Sophie, su quella donna bellissima e ammaliante che gli ha fatto perdere il sonno e il senno. E così, mattina dopo mattina, in quell’angolo immerso nel verde, lui guarda. Osserva. Capisce. E unisce alcuni puntini.

Ma cosa c’entra tutto questo con una rapina al centro di Ginevra? Quando Greg si rende conto che è troppo in là, che ha varcato un confine, è tardi… e allora deve solo seguire la corrente.

Una storia ben riuscita in “Un animale selvaggio”

L’autore de “La verità sul caso Harry Quebert” fa centro un’altra volta con questa storia ben riuscita. Ma cosa lo rende uno degli autori più letti?

Sì, perché “Un animale selvaggio” è in cima alle classifiche dell’anno passato, con 350 pagine circa e milioni di lettori. Rimangono alcune pecche, come dialoghi stereotipati o situazioni un po’ bizzarre, un tantino forzate, ma Dicker è bravo, è dannatamente bravo, perché tiene incollati fino all’ultima pagina. C’è poco da fare, ha fantasia – insieme a un gran talento con le parole. E niente alla fine è come sembra.

È proprio qui il suo talento, nel “niente è come sembra”. Sei abituato, durante la lettura, a farti delle idee, a creare mondi e papabili epiloghi, ma qui bello mio caschi male, perché tu puoi anche creare, ma Dicker smonta e rimonta, da bravo soldatino, tutte le tue certezze. In ogni pagina, una scoperta.

Quindi, ricapitolando, ci sono forzature? Sì. Qualche dialogo è stereotipato? Be’, certo. E qualche descrizione di personaggio è ricca di cliché? Sì, direi. È un libro da leggere? Avoja!

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Federica Cabras

Giornalista pubblicista, editor e scrittrice, ha in tasca una laurea in Lettere e un master in Criminologia. Ha pubblicato sette libri, spaziando dall'horror al romance, e lavora nel campo del giornalismo da dieci anni. Tra le sue pubblicazioni, "I segreti di una culla vuota" e "Chi me lo ha fatto fare".

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