Una delle tante volte in cui la mia relazione sembrava arrivata al capolinea, ricevetti un messaggio che non mi aspettavo. Non arrivava da lui ma da suo padre.
Mi scriveva per salutarmi, per dirmi che gli dispiaceva vedere finire quella storia e, soprattutto, mi scrisse una frase che non ho mai dimenticato.
Mio figlio non ha capito l’impegno che comportava stare con una donna come te
Alla fine ci lasciammo definitivamente ma a quella frase ho pensato tante volte negli anni.
Non l’ho vissuta come una frase che mi metteva su un piedistallo, né come un modo elegante per giustificare suo figlio. L’ho interpretata, piuttosto, come la fotografia di una verità che riguarda molte relazioni: esistono persone che desiderano l’amore, ma non tutto ciò che l’amore comporta.
Perché una relazione sana non è soltanto condivisione, romanticismo e complicità.
Stare accanto a una persona emotivamente matura significa inevitabilmente confrontarsi con se stessi, imparare a comunicare, assumersi responsabilità, chiedere scusa quando serve, affrontare i conflitti senza scappare, riconoscere i propri limiti invece di attribuire sempre le colpe all’altro.
In altre parole, significa crescere. Ed è qui che molte storie si interrompono, non perché manchi l’amore ma perché manca la disponibilità a trasformarsi.
Ti diceva: sei troppo sensibile, troppo presente, troppo bisognosa di dialogo, troppo esigente.
Ma siamo sicuri che sia davvero così? Oppure quella sensazione nasce dal fatto che l’altra persona non era pronta a vivere una relazione autentica?
Viviamo in una cultura che spesso confonde la leggerezza con la superficialità e l’indipendenza con l’assenza di responsabilità emotive e così chi chiede reciprocità e crescita rischia di essere percepito come complicato e pesante.
La crescita personale e di coppia, richiede uno sforzo enorme. Significa rinunciare alle proprie difese, mettere in discussione abitudini radicate, riconoscere i propri errori senza sentirsi umiliati.
È un percorso faticoso, per qualcuno, può diventare troppo faticoso, e allora diventa più semplice convincersi che il problema sia la relazione, o peggio ancora, la persona che si ha accanto.
Così si perde una donna non perché fosse sbagliata, ma perché restare con lei avrebbe significato affrontare parti di sé che si preferiva ignorare.
Naturalmente questo non riguarda solo gli uomini. Esistono anche donne che fuggono davanti a relazioni sane perché non sono pronte ad abbandonare i propri schemi.
La maturità emotiva non ha genere: ha a che fare con la disponibilità a mettersi in discussione.
La frase che il padre del mio ex mi scrisse anni fa continua a tornarmi in mente perché racchiude una riflessione importante: non era mio compito insegnare a qualcuno come si ama, così come non era mio compito aspettare che fosse pronto.
Una relazione richiede che due persone camminino nella stessa direzione: se uno dei due rimane fermo, l’altro non può trascinarlo.
Può soltanto scegliere se restare bloccato con lui oppure continuare il proprio cammino.
Con gli anni ho imparato ad apprezzare sempre di più quella frase. E’ stata per diverse volte occasione di riflessione. L’ho generalizzata e decontestualizzata e oggi mi porta a chiedermi:
Quante persone, per paura di crescere, finiscono per perdere la versione migliore di se stesse?
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