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Whittier, la tranquillità ha un prezzo: tutti sotto lo stesso tetto e non sempre liberi di uscire!

Vivere lontano dal caos, lasciarsi alle spalle il traffico, allontanarsi dalla frenesia della quotidianità, o dai vicini troppo rumorosi, e assaporare, almeno per una volta, quella magnifica sensazione di avere finalmente un momento per sé in una società che ci vuole sempre più produttivi, a discapito di una vita degna di essere definita tale, sono cose che, ogni tanto, diciamocelo, desideriamo tutti. Poi, però, arriva il silenzio, quello vero, e magari cominciamo a rimpiangere persino quel maledetto clacson sotto la nostra finestra che ci sveglia di domenica mattina, perché, per quanto mi riguarda, la solitudine e la tranquillità sono bellissime finché possiamo sceglierle, ma lo diventano un po’ meno se sono parte integrante del posto in cui viviamo.

In Alaska, ad esempio, c’è una cittadina la cui “vitalità”, stranamente, sembra racchiusa proprio nell’isolamento che la caratterizza. Si chiama Whittier, è circondata da montagne imponenti e si affaccia sulle gelide acque del Prince William Sound. Lì il maltempo è una costante, per raggiungere il resto del mondo bisogna attraversare un lungo tunnel che non è sempre aperto e gran parte degli abitanti vive nello stesso edificio. Insomma, una comunità che, pur insolita che possa apparire ai nostri occhi, vive serenamente, secondo regole e abitudini piuttosto differenti da quelle che conosciamo.

Il Begich Towers di Whittier: quando la vita di comunità è una questione di condominio

Ci lamentiamo spesso della distanza tra casa nostra e tutto ciò di cui abbiamo bisogno, ma se bastasse cambiare piano per risolvere ogni commissione, saremmo davvero più felici o finiremmo per rimpiangere persino una passeggiata al supermercato?/Credit: web

La sua particolarità sta sicuramente nel Begich Towers, un edificio di quattordici piani che domina il centro abitato. Si tratta di una costruzione insolitamente alta per una località così piccola, stiamo parlando di una realtà che conta, in base alla stima del World Population Review, solamente 242 abitanti nel 2026. A colpire ancor di più, perciò, è il fatto che la maggior parte della vita si concentra niente meno che al suo interno.

Quattordici piani per vivere, pregare e sbrigare le proprie faccende quotidiane

Qui si trovano infatti appartamenti, uffici comunali e servizi utili, tra cui un negozio di alimentari, un ufficio postale, un notaio, una lavanderia, una stazione di polizia, un piccolo ambulatorio medico, un B&B, e addirittura due chiese non confessionali (la Whittier Community Christian Church, che celebra le funzioni in lingua inglese, e la Malamalama Fou (traducibile come «Nuova Luce»), che celebra le funzioni in lingua samoana), oltre che a sale comuni e spazi ricreativi. Ci sarebbe pure una scuola, con tanto di biblioteca, se non fosse che quest’ultima si trova in un edificio separato ma collegato al Begich da un passaggio sotterraneo.

Naturalmente, non tutta la popolazione risieda in un unico palazzo. Le verifiche condotte da Snopes nel 2021 indicavano che circa l’80-90% dei residenti vi abitava, mentre gli altri vivevano in un secondo edificio residenziale. Tuttavia, Whittier si affaccia sul Prince William Sound, a sud-est di Anchorage, in un territorio dove le montagne e l’acqua disegnano un paesaggio spettacolare, ma che può essere anche abbastanza difficile. Del resto, la sua storia moderna è legata alla Seconda guerra mondiale. L’esercito statunitense scelse la località come porto strategico e nel 1943 completò il collegamento ferroviario con l’interno dell’Alaska. Il Begich Towers nacque come edificio destinato al personale dell’esercito e alle famiglie, benché, nel tempo, la sua funzione sia cambiata, insieme a quella delle altre strutture costruite per rispondere alle esigenze militari dell’epoca.

Un piccolo mondo, ad uscite alternate!

Fra queste c’è l’Anton Anderson Memorial. Lungo circa quattro chilometri, è il più lungo tunnel del Nord America utilizzato congiuntamente da traffico stradale e ferroviario. Difatti, automobili e treni condividono la stessa infrastruttura, attraversandola in momenti diversi e seguendo un calendario ben preciso, organizzato su finestre di transito alternate nelle due direzioni ogni mezz’ora e della durata di 15 minuti ciascuna.

In inverno, come riportato dall’Alaska Department of Transportation, l’orario ufficiale prevede aperture dalle 07:00 alle 22:45, con cancelli chiusi alle 23:00. Durante la notte il transito non è consentito. Quando la temperatura scende a 0 °C o meno, il tunnel viene aperto soltanto negli ultimi cinque minuti della finestra programmata, per cui è necessario essere già in coda e farsi trovare pronti a transitare. In caso di tempeste di neve, ghiaccio, rischio valanghe o condizioni meteorologiche avverse, possono verificarsi ritardi, sospensioni o chiusure straordinarie, mentre qualora dovesse presentarsi una qualche emergenza, il Dipartimento dei Trasporti si riserva la possibilità di chiudere il passato per ragioni di sicurezza, manutenzione o necessità ferroviarie. Pertanto, in alcuni periodi dell’anno, potrebbe capitare di ritrovarsi costretti a rimanere a Whittier, volenti o nolenti!

    L’isolamento non è sempre una scelta

    Per chi vive a Whittier, l’Aston Anderson Memorial rappresenta il confine tra la tranquillità di casa e la possibilità di raggiungere il resto del mondo, ma quando i suoi cancelli si chiudono, persino la voglia di fare una semplice passeggiata altrove deve necessariamente aspettare/Credit: web

    Certo, c’è da precisare che Whittier non è comunque una località sperduta nelle vaste lande desolate dell’Alaska, che rimane per mesi tagliata fuori dal resto del Paese. Anzi, in estate cambia volto e accoglie numerosi visitatori, attratti dalle escursioni in kayak, dalle crociere tra i ghiacciai, dalle possibilità di praticare la pesca e, più semplicemente, dalla bellezza del Prince William Sound. Un viavai decisamente diverso da quello a cui sono abituati i pochi residenti, che durante il resto dell’anno devono fare i conti con distanze, meteo spesso non facile e, come abbiamo visto, collegamenti tutt’altro che convenzionali.

    Per carità, c’è chi potrebbe trovare soffocante l’idea di vivere in un luogo isolato e in un edificio dove, scendendo qualche piano, si può praticamente sbrigare buona parte delle commissioni quotidiane. Eppure, potrebbe esserci anche chi apprezza la possibilità di raggiungere un negozio, la lavanderia o un ufficio senza dover affrontare pioggia, vento, neve o lunghe distanze. Punti di vista, dunque, benché alla fine si torni sempre lì, ossia alla nostra tanto desiderata tranquillità, che magari tanto desiderata non c’è se, per avere l’opportunità di uscire, fosse solo per una commissione, dalla propria cittadina, bisogna prestare particolare attenzione all’orologio e sperare che l’unica via di accesso, e uscita, sia aperta!

    La solitudine è un lusso soltanto finché possiamo permetterci di uscirne – Anonimo

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    Diego Lanuto

    Classe 1996, studente laureando in “Lingue, Culture, Letterature e Traduzione” presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri, attualità, politica, costume, società e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti d'informazione e testate giornalistiche (cartacee e digitali), tra cui Metropolitan Magazine, M Social Magazine, Spyit.it, Art&Glamour Magazine, Affari Italini (sez. Roma), EVA3000 e Identity Style. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa, ultimo dei quali "L'Amore Dietro Ogni Cosa" (NewMusic Group, 2022). Dal 2024 è caporedattore per L'Opinione - Tempi Moderni.

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