A scuola, fra le tante e altre cose, non ci insegnavano soltanto l’Inno di Mameli nella speranza di poter destare un popolo che pare non volerne proprio sapere di darsi una svegliata. Al contrario, ci fornivano un’infinità di nozioni e tutte quelle conoscenze che un giorno ci sarebbero potute tornare utili. O almeno questo è ciò che ci si augurava. Ci avevano detto, ad esempio, che la Terra era tonda, salvo poi scoprire che, per amor di precisione, tanto tonda non è. Anzi, con buona pace dei terrapiattisti e delle loro convinzioni, il nostro pianeta risulta leggermente schiacciato ai poli e rigonfio all’equatore, con una superficie del campo gravitazionale che, come confermato dalla NASA nei mesi scorsi a seguito di numerose osservazioni del geoide (in altre parole, come dicevo poco fa, la superficie teorica che tiene conto delle variazioni della gravità terrestre), ricorderebbe, neanche troppo vagamente, una gigantesca patata irregolare.
Allo stesso modo, ci avevano formato sull’esistenza di ben 7 continenti, eppure, nel corso dei decenni, si è fatta sempre più concreta la possibilità che possa esisterne addirittura un ottavo. Per quanto strano ci possa sembrare, infatti, sotto le acque dell’Oceano Pacifico si trova un’enorme distesa che molti geologi classificano come di natura continentale e che prende il nome di Zealandia!
Una terra enorme che per gran parte non si vede: cos’è Zealandia?
Conosciuto nella lingua māori anche come Te Riu-a-Māui, la massa rocciosa si estende per circa 4,9/5 milioni di chilometri quadrati. Una superficie enorme, dunque, paragonabile a quella di un vero continente, anche se circa il 94-95% della sua estensione si trova sotto il livello del mare. Le porzioni emerse più conosciute sono la Nuova Zelanda e la Nuova Caledonia. Il resto, invece, comprende vaste aree di crosta sommersa con altopiani, dorsali, bacini e altre strutture geologiche che non devono essere confuse con i normali fondali oceanici.
A proporre in maniera organica questa interpretazione fu un gruppo di geologi guidato da Nick Mortimer, che nel 2017 pubblicò sulla rivista scientifica GSA Today lo studio Zealandia: Earth’s Hidden Continent. Il lavoro era stato accettato il 21 dicembre 2016 e pubblicato online il 9 febbraio 2017, prima di comparire nel fascicolo relativo al periodo di marzo e aprile dello stesso anno. La rivista Nature riprese la notizia il 16 febbraio successivo con un titolo che non lasciava molto spazio all’immaginazione: i geologi avevano individuato un possibile ottavo continente, sulla base, naturalmente, di prove geologiche e geofisiche accumulate nel corso di decenni.
Difatti, il nome Zealandia fu proposto addirittura nel 1995 dal geofisico Bruce Luyendyk per identificare la regione continentale del Pacifico sud-occidentale. Tuttavia, già dalla fine del XIX secolo gli studiosi raccoglievano osservazioni e dati sulle caratteristiche delle terre emerse e sommerse nell’area neozelandese. Nel tempo, grazie alle indagini sui fondali, alle analisi delle rocce, ai rilievi sismici e ai modelli della tettonica delle placche, è stato possibile ricostruire un quadro via via più completo, finché nel 2017 Mortimer e il suo gruppo la classificarono esplicitamente.
Come si è formata? E perché è finita sott’acqua? Quanto è estesa?
La sua storia è legata a quella di Gondwana, l’antico supercontinente meridionale che riuniva territori oggi appartenenti a diverse aree del pianeta. Secondo la ricostruzione geologica più recente, Zealandia iniziò a separarsi progressivamente da Gondwana tra circa 80 e 60 milioni di anni fa e divenne un continente distinto intorno a 55 milioni di anni fa. Il processo si accompagnò all’estensione e all’assottigliamento della crosta, il che contribuì alla sua progressiva sommersione.
A tal proposito, il 17 giugno 2025, Mortimer pubblicò un’ulteriore rassegna scientifica sul New Zealand Journal of Geology and Geophysics. Lo studio, intitolato Tectonics, geology and origins of Te Riu-a-Māui / Zealandia, ha raccolto e aggiornato le conoscenze sulla struttura geologica, sulla tettonica e sulle origini del continente. Il lavoro ricostruisce, in effetti, perfino il ruolo del confine tra la placca pacifica e quella australiana, che negli ultimi 45 milioni di anni ha attraversato Zealandia, contribuendo a modellarne la struttura.
Nel 2023, inoltre, i ricercatori hanno annunciato il completamento della mappatura geologica e batimetrica di Zealandia fino ai suoi margini, che ha permesso di rappresentare in modo complessivo la sua struttura e di ricostruire meglio i confini tra crosta continentale e crosta oceanica. Ciò nonostante, lo scorso 9 settembre è stata diffusa una nuova risorsa dedicata alla batimetria di Te Riu-a-Māui, che racconta il lavoro di realizzazione delle mappe dei fondali e mette a disposizione una rappresentazione interattiva della regione, permettendo di osservarne le variazioni di profondità, le strutture subacquee, le porzioni più elevate che emergono come isole, e di comprendere meglio le difficoltà della sua individuazione.
Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi — Marcel Proust, La prigioniera
Perciò è davvero l’ottavo continente?
Dunque, Zealandia è ufficialmente l’ottavo continente? Ve lo starete sicuramente chiedendo. Ebbene, dal punto di vista geologico numerosi ricercatori sostengono questa classificazione sulla base delle caratteristiche della crosta, dell’estensione e dell’isolamento della regione. Anche gli istituti scientifici neozelandesi utilizzano la definizione di ottavo continente nelle loro risorse divulgative e cartografiche. Tuttavia, non c’è un’ufficialità istituzionale o vincolante, perché non è possibile attribuirla. Del resto, il numero dei continenti varia a seconda delle convenzioni adottate. Basti pensare che Europa e Asia possono essere considerate separate oppure riunite nell’Eurasia, mentre America settentrionale e meridionale, checché ne dica Donald Trump, possono anch’esse essere distinte o comprese in un unico continente americano!
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