La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla — Gabriel García Márquez
Al giorno d’oggi, ormai, esistono migliaia di podcast. Anzi, probabilmente a questo punto ce ne sono così tanti che, mentre state leggendo questo articolo, da qualche parte se ne starà già aprendo un altro. Si sa, del resto chiunque parla, o sparla, dipende dai punti di vista. Sta di fatto che ciarlano tutti. Parlano gli esperti, gli influencer, le casalingue disperate, i prezzemolini televisivi, quelli che hanno realmente qualcosa da dire e, soprattutto, chi non conosce neppure l’ABC della lingua italiana e alle volte pretende pure di dover insegnare qualcosa a qualcuno. Parlano i famosi, i divi e le divine (o presunti tali) del nostro tempo e coloro che, nella vana speranza di poterlo diventare, non perdono occasione per collezionare una pessima figura dopo l’altra.
Insomma, parlare non costa nulla proprio a nessuno. Peccato solo, però, che raccontare sia qualcosa di totalmente differente e che, fortunatamente, non tutti possono permettersi. Chissà, forse è per questo che nasce “Amo, Racconta“, il nuovo podcast ideato da Filip Simaz, volto noto di Ciao Darwin, youtuber e content creator, che insieme alla co-autrice Nicole Bonavita e al regista e visual creator Nicolò Malinarich ha dato vita un progetto che già dal manifesto promette bene, poiché suona quasi come una sfida in quest’epoca di digitali speranze e multimediali illusioni: “Smettila di parlare. Inizia a raccontare“.
Bisogna riconoscerglielo, Filip ha avuto una certa perseveranza, quasi più di me. Televisione, YouTube, social, esperimenti vari, produzione di contenuti e tutto quello che normalmente serve per viaggiare in quel vasto, vario, variegato e avariato mondo della rete senza venirne completamente risucchiato. Alla fine, però, e finalmente aggiungerei, sembra aver capito cosa voler fare da grande, tanto da decidere di darsi ai podcast, perché vista la sua mole i cavalli non lo reggono più, e di far parlare gli altri. O meglio, di farli raccontare, cosa che in questo nostro sconclusionato XXI secolo, in cui mostriamo praticamente ogni cosa di noi, persino ciò che la luce del Sole non dovrebbe mai illuminare, pare piuttosto difficile.
Come vi anticipavo su Instagram, sarò tra i protagonisti delle prime puntate, d’altronde come poteva essere altrimenti? Ogni episodio sarà dedicato ad un ospite, alla sua esperienza, alle sue contraddizioni, al suo percorso e a ciò che la sua storia può lasciare agli ascoltatori. Per carità, non significa che ognuno di loro debba essere preso a modello, in fondo, dopo di me, sarebbe davvero troppo difficile (non me ne voglia nessuno), ma magari è esattamente questo il punto. Conoscere qualcuno che non ci somiglia può essere molto più interessante che ascoltare per l’ennesima volta qualcuno che la pensa esattamente come noi. E qui, almeno sulla carta, di diversità ce ne sarebbe parecchia!
Tra gli intervistati, per citarne alcuni, ci saranno Zia Lara, influencer amatissima dal suo pubblico; il “papirologo” Aristide Malnati, che cento ne pensa e mille ne fa; la bucolica Cristina Bugatty; Rosy Di Carlo, che porterà il proprio trascorso e il desiderio di creare una famiglia; Giada Farano, prima ballerina ufficiale di Annalisa, chiamata a raccontare senza filtri cosa significhi essere una professionista nel suo settore nel nostro Paese, e infine il nostro redattore e agronomo, nonché Il + bello d’Italia 2024, Andrea Candeo. In totale saranno dodici, dodici modi diversi di stare al mondo, il che, vedendo chi e cosa ci circonda ultimamente, mi fa venire solamente voglia di mettermi le mani nei capelli che non ho!
Tra i primi ci sarò comunque io e mi chiedo se Filip non abbia commesso un errore, perché o crede realmente nel progetto o non teme le conseguenze delle sue decisioni. Scegliere me per inaugurare la nuova iniziativa è un po’ come affidare un servizio di porcellana appena comprato ad un elefante! Va beh, ora è fatta e tornare indietro non si può. Mi racconterò, o cercherò di farlo, visto che ogni mia intervista, chi mi conosce lo sa bene, può rapidamente trasformarsi in un tripudio di vaneggiamenti sull’estinzione che meriteremmo, sulla decadenza dell’Occidente, sull’amore, sulla tv, sui social media e su qualsiasi idiozia di questo e qualche altro mondo. Magari, però, va bene così, perché il racconto non è necessariamente una successione ordinata di informazioni e il più delle volte è il disordine a definire chi siamo in realtà.
Il progetto sarà registrato presso Studio Underground, creative house alle porte di Milano fondata dal coreografo e Art Director Ivan Spinella, diventata un hub dedicato alla musica, alla danza e alla produzione visiva. Una cornice contemporanea per un’idea che, a dire il vero, contemporanea non lo è affatto. Raccontarsi è una delle cose più antiche che facciamo, da prima delle piattaforme virtuali, sui cui stendiamo puntualmente e in maniera non curante i nostri panni sporchi, lasciandoli alla mercé del primo che passa; da prima dell’avvento del piccolo schermo, della radio e persino della scrittura.
C’è sempre stata una persona che racconta e una che ascolta. La tecnologia sarà pure cambiata, ma noi nemmeno un po’. Una delle cose in cui non siamo riusciti a migliorare per niente, ad esempio, è che siamo bravissimi ad aspettare il nostro turno per parlare e decisamente meno diligenti quando si tratta di ascoltare quello degli altri. Puntiamo il dito in pochi secondi, senza neanche lasciare che il nostro interlocutore possa esprimersi. Decidiamo chi è dalla “copertina”, spesso e volentieri senza prenderci la briga di conoscerlo. Assolviamo e condanniamo sulla base di una frase, magari pure decontestualizzata. E poi passiamo oltre, con la stessa velocità con cui scrolliamo la nostra bacheca su Facebook.
Raccontare richiede invece tempo e ascoltare richiede una qualità che, nell’era dell’umanità “usa-e-getta”, è diventata quasi un lusso che in pochi possono permettersi: la curiosità. Ed è qui che “Amo, racconta” gioca la sua partita, non sull’ennesima intervista o l’ennesimo personaggio messo davanti ad un microfono. Insomma, il podcast partirà il 20 settembre e andrà in onda ogni domenica, alle ore 16:00, sul canale YouTube FILIPSIMAZREAL e sul profilo IG Filipsimazprofileofficial. Siete pronti ad ascoltare davvero?
Temo di no, ma, in ogni caso, buona fortuna!
Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite de “L’irriverente”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-
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