Andrea Ferrero Sette
Il mio futuro? Lo immagino “rosa”, nel senso che mi considero una persona estremamente fortunata. Spero che questa fortuna continui ad accompagnarmi anche in futuro. Mi immagino circondato da tanti quadri, nuove creazioni, e momenti di condivisione. Spero di poter continuare a realizzare incontri di sensibilizzazione sul tema della disabilità, dell’accessibilità, dell’inclusione e dell’accoglienza
Mille obiettivi, tantissima carne che bolle in pentola e dei quadri che fanno scalpore, tanto sono belli e originali: il pittore non vedente cagliaritano Andrea Ferrero Sette non si ferma mai. L’arte gli scorre nelle vene così come il bisogno – un bisogno impellente, infuocato – di riempire il suo mondo di colori… quegli stessi colori che a causa della retinite pigmentosa diagnosticata venticinque anni fa può solo immaginare.
«Paradossalmente, è stato in quel momento – nel buio più profondo – che ho capito che potevo solo cercare la luce. E l’ho trovata» racconta. «Oggi, nel 2025, ho raggiunto una pacifica convivenza con la mia cecità. Ho un lavoro, una moglie che mi ama, una famiglia d’origine e una di acquisizione che mi sostengono, e tanti amici. Sono curioso, e forse è anche per questo che ho colto tante opportunità nella vita.»
Tutto inizia nel 2017, quando Ferrero Sette incontra Anna Lisa Carta, artista e pittrice.
«Fu lei a propormi per la prima volta di dipingere. La mia reazione iniziale fu di incredulità: “Ma come posso dipingere se non vedo?” le dissi. Eppure, sia lei che mia moglie mi incoraggiarono a provarci» spiega. «Quel gesto di fiducia ha cambiato la mia vita. Anna Lisa non ha mai avuto pregiudizi verso il fatto che io fossi cieco. Al contrario, ha visto in me delle potenzialità artistiche che io stesso ignoravo. Da lì è iniziato un percorso che mi ha portato fin qui.»
L’uso delle mani, nella tecnica dell’artista, è stato rivoluzionario: «All’inizio, provai a dipingere con i pennelli, ma sentivo che qualcosa non funzionava. In modo del tutto naturale, passai a usare le mani: fu una scoperta incredibile. Si aprì per me un mondo nuovo.» I quadri, come specifica, non sono solo qualcosa di visivo: «Io, da ex vedente, dico che la pittura è un’esperienza multisensoriale: parte tutto da un’idea mentale, da una visualizzazione interna. Poi c’è il contatto fisico con la tela, il suono della mano che scorre sulla superficie, l’odore dei materiali – acrilico, olio, tempera, stucco – e le loro diverse consistenze. Tutto questo rende l’atto del dipingere un’esperienza piena, che coinvolge tutti i sensi.»
Non è geloso delle sue opere, come dice, nessuna difficoltà a cederle, donarle o venderle.
«Fanno eccezione alcune opere a cui mia moglie è particolarmente affezionata: quelle restano nella nostra collezione privata, come La Sella del Diavolo o Lutero (che ho chiamato volutamente così), un’opera che avevo realizzato su commissione, ma che poi non è piaciuta al committente. Tuttavia, ci sono opere a cui sono molto legato per il loro significato profondo. Una tra tutte è Caduta Libera: una delle mie preferite. Per realizzarla, ho steso la tela per terra, sono salito su una scala e, da circa tre metri di altezza, ho lasciato cadere il colore. Quel gesto – il colore che vola e si schianta sulla tela – rappresenta perfettamente il mio spirito trasgressivo. L’effetto finale è potente e vibrante.»
È un genitore che distribuisce amore a tutti i suoi capolavori, Ferrero Sette, e si sente affezionato a tutti. Ognuno di loro ha un pezzo di cuore e di anima insieme.
«Anche se non vedo più, ho i colori dentro di me. Li ricordo, li sento, li associo a emozioni. Sono una persona profondamente ottimista e positiva, e questo si riflette anche nella mia arte: un’arte colorata, vivace, che racconta la mia voglia di vivere nonostante la disabilità. Certo, continuo anche a lavorare, perché credo che il lavoro sia fondamentale. Per me è importante vivere il presente. Il passato non possiamo cambiarlo e il futuro più che immaginarlo non possiamo fare. Per questo motivo trovo poco utile preoccuparsi – o anche rallegrarsi troppo – per qualcosa che ancora non esiste. Vivere nel “qui e ora” credo sia la chiave.»
Ottimo il riscontro che hanno avuto le sue mostre. Già “Diventare Mare” dell’anno scorso, alla Mediateca di Cagliari, fu un successo. «Quando mi hanno proposto di esporre alla Mediateca, ho pensato a una mostra che avesse un unico filo conduttore: il mare. Essendo nato e vissuto a Cagliari, e in quanto sardo, sento il mare dentro di me. Per questo ho scelto di portare 15 quadri dedicati alle marine. Il titolo della mostra era Diventare Mare, perché penso che ognuno di noi, in fondo, abbia un mare dentro.»
Ma l’esperienza non si è fermata qui.
«Nel 2025, ad esempio, ho esposto nuovamente lì, questa volta con opere astratte e informali, legate all’action painting. È stata un’esperienza meravigliosa. Come lo sono state anche la mostra presso la Comunità La Collina (2023), quella presso la Galleria in Via Alagon del 2024, “Colore Indolente”, e quella al Museo Archeologico di Senorbì. Ho anche affiancato alla pittura un percorso nel modellato. Le mie opere sono realizzate su mattonelle di argilla 30×30 cm, e anche lì uso le mani, creando segni con oggetti comuni. Nel 2025 ho esposto queste opere a Cagliari, e non considero il modellato un’alternativa, ma un complemento alla pittura.»
Attualmente, alcune sue opere si trovano a Villasimius, presso il ristorante Aria.
«Vorrei dire che credo fermamente che la cultura debba essere accessibile a tutti» afferma, perentorio. «L’accessibilità non è solo una questione di norme, ma soprattutto culturale. Le opere devono poter essere toccate, vissute, ascoltate. Per questo sto pensando di dotare i miei quadri di QR code, così chiunque – vedente o non vedente – potrà ascoltare una voce che racconta e descrive l’opera. Magari sarà la mia, a raccontare l’ispirazione che c’è dietro ogni quadro.»
«Quando dipingo, non sono solo» conclude. «Al mio fianco c’è Massimiliano Ibba, il mio collaboratore. Io immagino il quadro, gli chiedo i colori, e lui mi aiuta nei passaggi più tecnici, come tracciare una linea retta o far cadere il colore in un punto preciso. Anche grazie a lui tutto questo è possibile.»
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