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Antichi romani, quando persino uno scarto può ricostruire un pezzo di Storia

La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria

Sono queste le parole con cui Cicerone, da oltre 2mila anni, ci rammenta che la Storia ha sempre e comunque qualcosa da raccontare, soprattutto quando meno ce lo aspettiamo. E in effetti, alcune settimane fa, non so se ve lo ricordate, ci eravamo soffermati proprio su quest’aspetto, parlando delle costruzioni degli antichi Romani, molte delle quali sono arrivate fino a noi in condizioni decisamente migliori di altrettanti edifici realizzati appena qualche decennio fa.

Acquedotti, ponti, strade e anfiteatri sono la dimostrazione di una conoscenza tecnica che, per certi versi, riesce continuamente a stupire. Sono svariate, in effetti, le scoperte che ci indicano quanto quella civiltà fosse organizzata e sorprendentemente moderna. L’ultima, neanche a dirlo, risale proprio a pochi giorni fa e non si tratta, diversamente da quel che accade di solito, di un’opera monumentale. Al contrario, per quanto strano possa sembrare, stiamo parlando di un semplice lingotto di piombo, un oggetto imperfetto, apparentemente privo di valore; lo stesso oggetto, però, che ha permesso agli archeologi di riportare alla luce un’antica area di lavorazione romana rimasta nascosta per quasi duemila anni.

Gli antichi romani erano anche metallurghi straordinari

Del resto, è ampiamente risaputo che i romani non fossero solamente dei costruttori straordinari. Erano anche eccellenti ingegneri, minatori, metallurghi e commercianti. Sapevano estrarre minerali, lavorarli, trasportarli per migliaia di chilometri e distribuirli in ogni angolo dell’impero. Piombo, ferro, rame e argento erano risorse fondamentali per la vita quotidiana, l’edilizia, la produzione di utensili e oggetti di uso comune. Ed è grazie alla loro attività costante che gli studiosi continuano a trovare tracce della loro presenza nei luoghi più impensati.

Nei giorni scorsi, ad esempio, come riportato da nella zona di Brilon, nell’attuale Germania, è stato rivenuto un particolare sito all’interno di un’area mineraria già sfruttata in epoca romana. Tutto è cominciato quando è stato rinvenuto un lingotto di piombo. Apparentemente nulla di eccezionale, eppure, osservandolo con attenzione, gli archeologi hanno notato un particolare insolito: quel lingotto era stato colato male. Presentava difetti di fusione che lo rendevano inadatto al commercio. In altre parole, era uno scarto di produzione. A quel punto gli studiosi hanno deciso di continuare a cercare, poiché se quel lingotto non era mai stato venduto perché difettoso, era molto probabile che non si fosse allontanato dal luogo in cui era stato realizzato.

Un’intera area adibita alla lavorazione del piombo

Ne è seguita un’accurata ispezione dell’area circostante, che ha (ri-)portato alla luce tracce di un antico impianto di lavorazione del piombo: resti di forni, scorie di fusione e testimonianze di un’attività industriale ben avviata. Una scoperta importante, dunque, perché offrirà nuove prove sull’organizzazione mineraria e produttiva dei Romani in quella regione.

In fondo, è anche questo il bello dell’archeologia. Oltre alle statue, le monete d’oro o i reperti destinati a finire dietro una teca, cerca indizi e, qualche volta, li trova nel punto esatto in cui nessuno avrebbe mai osato immaginare di guardare. È quasi ironico pensare che quel lingotto, considerato un errore da chi lo aveva realizzato, sia diventato il tassello decisivo per ricostruire un pezzo di storia. Che dire, il tempo ha uno strano senso dell’umorismo e, alle volte, trasforma gli sbagli del passato nelle scoperte più preziose del presente!

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Diego Lanuto

Classe 1996, studente laureando in “Lingue, Culture, Letterature e Traduzione” presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri, attualità, politica, costume, società e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti d'informazione e testate giornalistiche (cartacee e digitali), tra cui Metropolitan Magazine, M Social Magazine, Spyit.it, Art&Glamour Magazine, EVA3000 e Identity Style. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa, ultimo dei quali "L'Amore Dietro Ogni Cosa" (NewMusic Group, 2022). Attualmente, è redattore presso la testata giornalistica Vanity Class e caporedattore per L'Opinione.

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