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Influenza, a detta di tanti, il nostro ciclo mestruale, ma anche la crescita dei capelli e delle unghie. È chiamata in causa in decine di canzoni. In moltissime culture, è venerata. Spesso le si dà la colpa dei comportamenti altrui, soprattutto se, per l’appunto, “lunatici”. Ahi ahi, che malloppo di colpe e di talenti si becca la Luna. Oggi, 21 luglio, la ricordiamo in maniera più intensa. Ma come mai? Be’, sono trascorsi ben 56 anni, ma il 21 luglio 1969 rimane una data storica per l’umanità: per la prima volta, l’uomo camminò sul satellite.
That’s one small step for a man, one giant leap for mankind (“Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità”) – Neil Armstrong
Torniamo indietro, precisamente alle 20 e 17 del 20 luglio 1969: il modulo lunare Eagle porta sulla Luna tre astronauti. Circa sei ore e mezzo dopo, il 21 luglio per l’appunto, alle 2 e 57 UTC (orario italiano 4 e 57), un Neil Armstrong emozionatissimo – il suo cuore batteva a 160 battiti al minuto – mette piede sul satellite. Tra l’ultimo gradino e il suolo lunare ci sono 70 centimetri, un balzerello per lui ma un’enormità per l’umanità: i suoi piedi si posano su un altro corpo celeste. È proprio allora che, in quell’atmosfera surreale densa di sogno che prevale sulla realtà, pronuncia la frase che verrà scritta nella storia. Meno di venti minuti dopo, scende anche Buzz Aldrin, che descriverà il paesaggio alieno come “magnificent desolation”.
Armstrong e Aldrin rimangono sulla superficie lunare due ore e poco più, raccolgono campioni di materiale da portare sulla Terra per le analisi del caso, scattano foto e piantano la bandiera americana. O meglio, lasciano, più che altro, un’impronta umana in un luogo considerato per millenni irraggiungibile, un luogo fino ad allora inviolato. Michael Collins, il terzo membro dell’equipaggio, rimane in orbita: lui, che in quel frangente verrà ricordato da tutti come l’uomo più solo dello Spazio – e questo dà vita a profonde riflessioni su quanto possiamo essere distanti e uniti gli uni agli altri –, ha il compito di riportare tutti a casa. Mentre aspetta gli altri, si muove attorno al satellite.
Siamo in piena Guerra Fredda e questo evento sancisce la superiorità tecnologica degli statunitensi sull’Unione Sovietica: saranno in molti a dire, dopo, che l’intera missione era stata basata proprio sul desiderio di supremazia… e non avevano, probabilmente, torto.
La prima passeggiata lunare viene trasmessa in tivù con un pubblico mondiale: in 650 milioni guardano Armstrong, Aldrin e Collins varcare un limite mai toccato. Per alcune persone, è la prima volta di fronte a uno schermo: tutti guardano, trepidanti e ansiosi, quei passi sul suolo lunare. È un successo mediatico senza precedenti, tutti hanno il naso incollato sulle immagini. Il New York Times vende 900mila copie.
Collins, una volta ripresi i due colleghi – 21 ore dopo –, pilota poi il modulo di comando in direzione opposta, verso casa. La missione termina ufficialmente il 24 luglio, con l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico, a 1510 chilometri a sud-ovest delle Hawaii. I tre sono attesi dalla portaerei americana Horner.
Insomma, quel giorno, quel 21 luglio del 1969, qualcosa cambiò per sempre grazie a quei passi, a quel mondo che veniva – per la prima volta – toccato con mano dall’uomo. Sì, benché l’allunaggio sia avvenuto il 20 luglio, è il 21 che diventammo esploratori di un nuovo corpo celeste, imparando che, tutto sommato, se ci si crede fermamente, nessun cielo è troppo lontano!
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