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Bali, l’isola degli dèi: viaggio tra spiritualità, templi sacri e forze ancestrali

Dove il mare tocca il cielo e si fonde con esso in un azzurro senza soluzione di continuità. Bali è l’isola degli dèi e proprio mare e cielo, che quando la natura scalcia si increspano in marosi e trombe d’aria potenti, sono animati da forze oscure: fin dagli albori della storia le religioni animiste ancestrali vedevano nei fenomeni naturali la manifestazione di spiriti benigni e maligni, da ingraziarsi (i primi) e da allontanare (i secondi).

Bali è più di un luogo: è uno stato d’animo — Vicki Baum

Questo dualismo spirituale di Bene e Male contrapposti pervade ancora oggi i grandi templi induisti (l’induismo dall’VIII-IX secolo d.C. è religione predominante sull’isola e oggi unica enclave in un’Indonesia interamente musulmana), disseminati lungo la costa o all’interno, a ridosso di aspre montagne.

Alla ricerca della spiritualità di Bali lontano dalla movida

Aristide Malnati in abito balinese vicino al tempio di Mengening/Credit: Aristide Malnati

A Bali, per “Storia e Misteri”, format di natura e cultura su Telenova, viviamo esperienze coinvolgenti, animati soprattutto dalla ricerca di spazi e di esperienze di spiritualità, ben lontani dai triti centri della movida occidentale, che in qualche modo “corrompe” l’isola.

Ci arrampichiamo, è il caso di dire, fino al tempio madre della spiritualità balinese, il Pura (complesso religioso) di Besakih, esempio perfetto delle varie fasi della religione indù che in esso si sono depositate, sommandosi l’una con l’altra.

Besakih e il Kuningan: riti, colori e divinità induiste

Vediamo dall’esterno (perché entrare negli spazi più sacri è proibito a chi non è induista) gli ambienti dall’intenso cromatismo, a significare positività e abbondanza. Il nutrito gruppo di fedeli prega, recitando – ci spiegano – non solo preghiere in indonesiano bahasa (la lingua locale), ma anche formule in antico sanscrito, in un idioma scomparso da millenni.

Arriviamo al cospetto delle divinità induiste (Shiva, Brahma e Visnù in primis) in un giorno particolare: è la giornata del Kuningan, che conclude dieci giorni di festa, quando gli spiriti dei defunti, dopo aver favorito abbondanza, tornano nelle loro sedi.

È un tripudio di stendardi gialli e bianchi, colori che rievocano la purezza e la fertilità della terra, soprattutto delle risaie – scenografiche quelle terrazzate di Tegallalan – mentre il vulcano Agung, la più elevata cima di Bali (3031 metri), con il suo sguardo ieratico sembra costituire una barriera protettiva contro gli spiriti del male.

Le acque sacre di Mengening e la saggezza sciamanica

Protezione e benevolenza divine i balinesi le cercano, e noi con loro, in determinati santuari interni, vicino a fonti sacre. Insieme ad alcuni fedeli del posto, tutti rigorosamente vestiti con i sarong arancioni, ci immergiamo nelle acque sacre che sgorgano da piccole fonti al limitare della giungla e confluiscono nelle vasche del tempio di Mengening, il santuario più propizio per i bagni purificatori indù.

Credit: Aristide Malnati, Virginia Reniero

Qui sono numerose le leggende che testimoniano la presenza di benevole divinità ancestrali legate alla giungla e alle acque sorgive, divinità che gli induisti arrivati dopo hanno rispettato e inserito nel proprio pantheon. A Bali l’induismo, come tutte le grandi religioni tradizionali, mostra la sua forma più tollerante, dando vita a sincresi di fedi inclusive e, in un certo senso, democratiche ci dice la sciamana, quasi totalmente non vedente, incontrata in una casupola vicino al tempio, nella parte centrale dell’isola, non lontano da Ubud.

Virginia su un’altalena a picco sulla giungla/Credit: Virginia Reniero

Tanah Lot e Uluwatu: i templi marini tra abissi e onde

L’esplorazione della spiritualità balinese, della Grande anima di questa isola scrigno di fedi diverse, si conclude con i templi indù di Tanah Lot e Uluwatu, lungo la costa meridionale.

Sono i templi marini più sacri: qui le forze che emergono dagli abissi vengono invocate solo se positive, anche per proteggere i numerosi surfisti che si avventurano tra un mare di rocce alla ricerca dell’onda perfetta, mentre le celebri scimmiette di Uluwatu osservano, a volte dispettose, il passaggio degli uomini.

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Aristide Malnati e Virginia Reniero

Aristide Malnati è un papirologo italiano, archeologo e mummiologo, noto per la sua partecipazione a vari programmi televisivi. Ha studiato al Liceo Classico "Omero" di Milano e ha conseguito la laurea in Lettere Classiche presso l'Università Statale di Milano, ottenendo due dottorati a Strasburgo, una specializzazione in Filologia Classica all'Università di Zurigo e una D.E.A. in Papirologia Greca all'Università di Strasburgo. Ha preso parte a oltre 15 partecipazioni a scavi in Egitto ed è curatore della traduzione di testi filosofici. Il primo testo da lui studiato è un ampio frammento in greco antico del III-II secolo a.C., reperto che ha poi attribuito ad un'opera del primo stoicismo, di cui è la prima testimonianza diretta. Virginia Reniero è da sempre una grande appassionata di arte e grandi nomi della Storia. Ha studiato Economia all’Università di Verona, specializzandosi poi a Milano presso l’Università Bicocca e finendo il percorso universitario di impronta economico-turistica a Mosca conseguendo così anche una doppia laurea. Dal 2014 collabora con l’archeologo Aristide Malnati, con cui ha girovagato per gran parte del Sud-est asiatico. È anche presentatrice televisiva e modella. I due conducono insieme, su Telenova, il programma "Storie e misteri".

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