C’è un momento in cui il circo smette di essere un luogo di meraviglia e diventa qualcosa di profondamente inquietante. Le luci restano accese, il pubblico continua ad applaudire, gli artisti entrano in pista e la musica accompagna ogni numero, ma dietro quella facciata di spettacolo si nasconde una presenza invisibile che sembra aspettare il momento giusto per colpire. È questa l’atmosfera di Berserk! – Il cerchio di sangue, horror-thriller britannico del 1967 diretto da Jim O’Connolly, un film che trasforma il mondo del circo in una trappola mortale e affida a una straordinaria Joan Crawford uno dei suoi ultimi ruoli cinematografici.
Nel film Crawford interpreta Monica Rivers, proprietaria e direttrice di un circo itinerante che attraversa l’Inghilterra. Monica è una donna energica, autoritaria, ambiziosa e perfettamente consapevole delle regole dello spettacolo: bisogna attirare il pubblico, riempire gli spalti e non permettere a nulla di compromettere gli affari. Il suo circo, però, sta attraversando un periodo difficile e proprio quando gli incassi sembrano destinati a diminuire, un evento terribile cambia improvvisamente le sorti dello spettacolo.
Durante un numero sul filo, un funambolo muore in circostanze agghiaccianti. Quello che inizialmente potrebbe sembrare un tragico incidente assume presto contorni molto più inquietanti: il filo appare manomesso e nella compagnia comincia a serpeggiare la paura. Monica, tuttavia, reagisce alla tragedia con una freddezza che lascia tutti interdetti. Dove gli altri vedono una morte, lei intravede anche una possibilità: la curiosità morbosa del pubblico potrebbe trasformarsi in pubblicità e riportare gli spettatori sotto il tendone.
È proprio questo uno degli elementi più interessanti del personaggio interpretato dalla Crawford. Monica Rivers non è la classica eroina dell’horror che cerca di proteggere tutti dal pericolo. Al contrario, è una donna capace di guardare il mondo con il cinismo di chi ha imparato che, nel mondo dello spettacolo, ogni tragedia può diventare una notizia e ogni notizia può trasformarsi in denaro. La sua durezza la rende immediatamente sospetta quando le morti iniziano a moltiplicarsi.
Per sostituire il funambolo scomparso arriva Frank Hawkins, interpretato da Ty Hardin, un giovane artista dall’aspetto affascinante e dal talento sufficiente per conquistare immediatamente l’attenzione di Monica. Tra i due nasce una relazione, ma l’ingresso di Frank nella compagnia modifica ulteriormente gli equilibri del circo. A complicare la situazione c’è infatti Albert Dorando, interpretato da Michael Gough, socio e amante occasionale di Monica, che guarda con crescente gelosia la nuova presenza maschile. E poi arriva un’altra morte.
Questa volta diventa sempre più difficile parlare di incidente. Il circo, che dovrebbe essere uno spazio di divertimento e meraviglia, si trasforma lentamente in una scena del crimine. Gli artisti cominciano a guardarsi con sospetto e ogni gesto può nascondere un movente. Gelosia, denaro, rivalità e vecchi rancori si mescolano in un ambiente nel quale tutti sembrano avere qualcosa da perdere. La polizia entra così nel mondo itinerante della Rivers e il sovrintendente Brooks, interpretato da Robert Hardy, cerca di ricostruire la sequenza degli omicidi. Ma il vero punto di forza di Berserk! non è soltanto l’indagine: è il modo in cui il film sfrutta il circo come gigantesco palcoscenico del delitto. Il pubblico osserva gli artisti esibirsi senza sapere che, dietro le quinte, qualcuno potrebbe essere il prossimo bersaglio.
Il regista O’Connolly costruisce proprio su questo contrasto gran parte del fascino del film. La pista circolare, le funi, i coltelli, gli spettacoli acrobatici e le scenografie del circo diventano strumenti potenzialmente mortali. Oggetti che normalmente appartengono al linguaggio dello spettacolo assumono improvvisamente un significato sinistro. Il filo del funambolo può diventare un’arma, il numero dei coltelli può trasformarsi in una minaccia e persino il tradizionale apparato scenico del circo sembra nascondere un pericolo.
È un’idea semplice ma efficace: in un circo, tutto può diventare parte dello spettacolo, persino la morte. Il film appartiene a quella particolare stagione dell’horror britannico degli anni Sessanta in cui il genere cominciava a sperimentare nuove formule, mescolando mistero, thriller, elementi macabri e gusto per il sensazionale. Berserk! dura circa 96 minuti e venne distribuito dalla Columbia Pictures. Ma se oggi il film conserva un interesse particolare, una parte del merito appartiene senza dubbio a Joan Crawford.
Quando interpreta Monica Rivers, la Crawford ha ormai alle spalle una carriera straordinaria e una lunga serie di personaggi che hanno contribuito a costruire il mito della sua presenza scenica. Dopo Che fine ha fatto Baby Jane? e 5 Corpi senza testa (William Castle), l’attrice aveva già dimostrato di sapersi muovere con grande efficacia nei territori dell’horror e del thriller. In Berserk! sceglie però una strada diversa: non interpreta semplicemente una donna perseguitata dagli eventi, ma una protagonista dominante, capace di occupare fisicamente e psicologicamente ogni spazio del film. Monica è una donna che vuole comandare. Vuole controllare il circo, i suoi artisti, i suoi affari e, per quanto possibile, anche le persone che le stanno accanto. Crawford comprende perfettamente il carattere del personaggio e lo interpreta con quella particolare intensità che rende spesso difficile distogliere lo sguardo da lei.
La sua Monica può essere affascinante, aggressiva, ironica e spietata. Ma soprattutto è imprevedibile. Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere il personaggio centrale anche rispetto al mistero. Quando qualcuno viene ucciso, la domanda non è soltanto chi sia l’assassino. Per buona parte del film ci si chiede anche quanto Monica sappia realmente e fino a che punto sia disposta a spingersi pur di salvare il proprio circo.
Accanto a Crawford troviamo Diana Dors, nel ruolo di Matilda, e Judy Geeson, che interpreta Angela Rivers, la figlia di Monica. Il cast comprende inoltre Michael Gough e Robert Hardy, due volti familiari al pubblico del cinema britannico. Proprio il rapporto tra Monica e Angela aggiunge al film una dimensione più personale. Dietro la donna che sembra mettere il circo davanti a ogni cosa esiste infatti una madre e, quando la figlia entra direttamente nella vicenda, il personaggio di Monica assume sfumature diverse. La ragazza viene coinvolta suo malgrado in un ambiente nel quale la morte è ormai diventata una presenza quotidiana e il rapporto con la madre è tutt’altro che semplice.
La pellicola procede così costruendo una spirale di sospetti. Ogni nuova vittima restringe il cerchio, ma allo stesso tempo aumenta la confusione. Gli spettatori del circo continuano ad assistere agli spettacoli, mentre fuori dalla pista gli investigatori cercano di capire chi stia eliminando sistematicamente gli artisti. È una struttura che anticipa in qualche modo alcune caratteristiche dello slasher, anche se Berserk! nasce prima della definitiva esplosione commerciale del genere. Le morti sono pensate per essere spettacolari e il film non rinuncia a trasformare gli strumenti delle esibizioni circensi in elementi di suspense. Una caratteristica che all’epoca contribuì certamente alla sua forza commerciale.
E c’è un dettaglio particolarmente curioso legato alla produzione. La sceneggiatura di Herman Cohen e Aben Kandel fu concepita pensando proprio a Joan Crawford come protagonista. Cohen aveva immaginato il film per lei e l’attrice, secondo le ricostruzioni sulla produzione, ebbe anche voce in capitolo sulla scelta del titolo. Inizialmente erano stati considerati titoli come Circus of Blood e Circus of Fear, ma Crawford insistette per Berserk!, titolo che venne adottato poco prima dell’uscita. Anche l’aspetto visivo della Crawford contribuisce alla particolare identità del film. I costumi dell’attrice furono associati al lavoro della celebre costumista Edith Head, che compare nei crediti per il costume da circo di Joan.
Il risultato è un film che oggi può apparire inevitabilmente figlio del proprio tempo, ma che possiede ancora alcuni elementi capaci di catturare l’attenzione. Non tanto per la complessità dell’indagine, quanto per la combinazione tra l’aura di Joan Crawford e l’ambientazione circense, che offre al regista una quantità sorprendente di possibilità visive.
Il circo di Berserk! non è il luogo colorato e rassicurante dell’immaginario tradizionale. È un universo chiuso, itinerante, nel quale tutti conoscono tutti e dove i rapporti personali possono essere condizionati dal denaro, dal desiderio e dalla competizione. Ogni artista porta con sé un passato e ogni relazione può nascondere un risentimento. Persino gli applausi diventano inquietanti. Perché il pubblico continua a divertirsi mentre qualcuno, lontano dai riflettori, sta uccidendo. Questa è forse l’immagine più affascinante: la morte che si nasconde dentro lo spettacolo. La pista del circo diventa un enorme palcoscenico nel quale il confine tra finzione e realtà si fa sempre più sottile. Gli artisti rischiano quotidianamente la vita per divertire il pubblico, ma in Berserk! il rischio non appartiene più soltanto alla professione. Qualcuno sta trasformando deliberatamente il circo in un luogo di morte.
E al centro di tutto c’è Monica Rivers, una Crawford che domina la scena con la stessa autorità con cui il suo personaggio domina il proprio circo. Non sorprende quindi che rappresenti un tassello curioso nella fase finale della carriera cinematografica di Crawford. Il film è infatti il penultimo lungometraggio cinematografico dell’attrice, prima di Trog del 1970. Guardandolo oggi, Il cerchio di sangue può essere riscoperto proprio per questa ragione. Non è soltanto un vecchio horror ambientato in un circo, ma una testimonianza di un cinema di genere capace di mettere insieme una star gigantesca, un’ambientazione insolita e una storia costruita intorno a una serie di morti spettacolari.
La Crawford, naturalmente, è il motivo principale per cui vale la pena tornare sotto quel tendone. Perché quando entra in scena Monica Rivers, il circo cambia immediatamente volto. La pista diventa il suo regno, gli artisti diventano pedine e il pubblico diventa parte dello spettacolo. Ma mentre gli applausi aumentano e le luci illuminano la pista, qualcuno continua a morire. E allora la domanda diventa inevitabile: chi sta davvero dirigendo questo spettacolo di sangue?
In Berserk! il sipario si alza sul mistero, ma il vero spettacolo è Joan!
Sgualdrina, ingrata di una pezzente…quando t’ho raccolta col tuo amico Lazlo eravate alla fame. Io vi ho anticipato i soldi e vi ho scritturato e tu come mi ripaghi? Sobillando il personale contro di me? – Monica Rivers/Joan Crawford
Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Cinema Sommerso”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-
Gli Argonauti (1963): il film cult di Don Chaffey
Segreti (1997) di Jocelyn Moorhouse: una storia famigliare piena di ombre – L’Opinione
Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sito, Instagram, Facebook e LinkedIn
Ha sfilato nella nuova location di Areapergolesi nel centro di Milano la X° edizione della…
Qualche giorno fa, mentre ero intento a selezionare qualche comunicato stampa da pubblicare sulle pagine…
L’amore per se stessi non è egoismo né narcisismo: è la base da cui nascono…
Giornalista, scrittrice, conduttrice e autrice di progetti culturali e sociali, nel corso degli anni Claudia…
Susan Sarandon è stata arrestata a New York durante una manifestazione contro Benjamin Netanyahu, organizzata…
Da che mondo è mondo, la storia, per come la conosciamo, è stata continuamente piena…