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Chi giace nella mia bara? (1964): Paul Henreid porta al cinema qualcosa fuori dal comune

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Bette Davis & Bette Davis in Dead Ringer

Chi giace nella mia bara? Edith Phillips non vede sua sorella gemella Margaret da quasi venti anni. L’occasione arriva al funerale del marito di quest’ultima, il facoltoso Frank DeLorca al quale molto tempo prima Edith era stata molto legata. La donna aveva rinunciato a sposare l’uomo che amava in favore della sorella che era rimasta incinta. Si era fatta da parte e aveva deciso di sparire nel nulla. Dopo le esequie, le due donne decidono di incontrarsi e Edith va a trovare la sorella nella grande magione della famiglia DeLorca.

Chi giace nella mia bara? Poster ufficiale, 1964
Poster della pellicola/Credit: web

La differenza sociale qui è sin da subito evidente: Edith aveva vissuto quasi sempre in una profonda povertà: lavorando con un’umiltà era, però, riuscita a diventare la tenutaria di un bar mentre Margaret si era lasciata andare ad una vita di lussi e privilegi. Quando durante una discussione tra le due donne, Edith scopre, tramite lo chauffeur che il bambino non è mai esistito comprende che la sorella aveva mentito sin dal principio.

L’intreccio

Tornata a casa, Edith ancora amareggiata e stanca dai debiti cerca di trovare conforto tra le braccia del suo innamorato, il sergente Jim Hobbson (Karl Malden, 1912-2009, Oscar come attore non protagonista nel 1952 per il film Un tram che si chiama Desiderio (A Streetcar Named Desire, Elia Kazan), ma il pensiero di essere stata ingannata è ormai un tarlo e non riesce a liberarsene. Decisa ad andare fino in fondo alla faccenda, Edith costringe la gemella ad andare al suo locale per un chiarimento. Ed è qui che Margaret troverà la morte. Da quel momento la vita di Edith non sarà più la stessa e, una volta preso il posto della sorella, dovrà affrontare una serie di spirali di bugie e di violenza.

Tra amiche impiccione dell’alta società, tra le quali spicca la noiosa ma esuberante Didi Marshall (Jean Hagen, 1923-1977) e un amante focoso, Tony Collins (Peter Lawford, 1923-1984) e il sergente Jim che non si rassegna all’idea del suicidio della sua amata.

Chi giace nella mia bara?
Credit: Web

“Chi giace nella mia bara” è una pellicola visionaria

Il regista austroungarico Paul Henreid (1908-1992) realizza un’opera decisamente fuori dal comune e si avvale del poliedrico direttore della fotografia Ernest Haller (1893-1970), vincitore del Premio Oscar nel 1940 per il film Via col vento (Gone with the Wind, Victor Fleming, 1939), il quale riesce a mettere in evidenza i momenti di tensione e di orrore che pervadono tutta la pellicola. Quasi tutte le scene del film, infatti, sono state girate due volte e poi rimontate e sincronizzate in fase di montaggio e di post-produzione.

Henreid sceglie come protagonista la sua amica Bette Davis (1908-1989) con la quale aveva già lavorato in precedenza in veste di attore nei film: Perdutamente tua (Now, Voyager, 1942) e in Il prezzo dell’inganno (Deception, 1946) entrambi per la regia di Irving Rapper (1898-1999).

Fotobusta Chi giace nella mia bara?
Credit: Web

Bette Davis e il suo doppio

Padrona assoluta della scena, la Davis torna dopo diciotto anni ad interpretare due gemelle identiche (L’anima e il volto, A Stolen Life, Curtis Bernhardt, 1946).

La pellicola di Henreid, però, è tratta dal film spagnolo Vita rubata (La Otra, Roberto Gavaldón, 1943) con l’attrice messicana Dolores del Río (1904-1983), e gioca tutto sugli sguardi allucinati della protagonista. A dar maggiore risalto, le musiche inquietanti del berlinese André Previn, (vincitore di quattro premi Oscar).

Un finale incredibile

Persino la bravissima caratterista ottuagenaria inglese, Estelle Winwood (1883-1984), nel ruolo della matriarca di casa DeLorca, Dona Ana, non riesce a stare al passo della camaleontica Davis. Reduce dal successo di pochi anni prima del film Che fine ha fatto Baby Jane? (What Ever Happened to Baby Jane?, Robert Aldrich, 1962), l’attrice, due volte vincitrice del Premio Oscar, usa tutti i suoi manierismi e le abilità recitative per spaventare lo spettatore e allo stesso tempo incutere timore.

Nonostante sia da sempre annoverato nella categoria di film dell’orrore, Chi giace nella mia bara? rimane un dramma ben costruito anche se forse un po’ lungo e che offre poco spazio all’immaginazione del pubblico preso costantemente in giro dalle azioni diversive dell’attrice protagonista, dama suprema e allo stesso tempo piena di contraddizioni.

Un riscatto morale inaspettato

È come se, in qualche modo, l’omicidio della sorella gemella rappresenti un riscatto morale per Edith che desidera provare, forse per la prima volta, una vita diversa da quella alla quale era abituata sin d’ora. La Davis riesce perfettamente ad entrare nella parte e soprattutto nella personalità delle due sorelle ed è fin troppo credibile. Anche quando, ormai caduta nella trappola che aveva lei stessa creato, tenta di chiedere aiuto e di confessare all’uomo che ama di essere Edith e non Margaret, non viene creduta e anzi si trova costretta, per l’ultima volta, a restare nei panni della gemella.

Uscito nelle sale cinematografiche anche con il titolo Who is buried in my Grave? Il film di Henreid merita di essere letteralmente ‘riesumato’ dalla bara e di ottenere, a mio parere, il tanto meritato posto che gli spetta in quella categoria di cinema di sottobosco fatto di mostri dell’anima. Ma chi è qui il vero mostro? A voi l’ardua sentenza. Buona visione!

Guardami Jim! No, non sono Margaret, sono Edith!

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Studioso e appassionato di cinema internazionale. Ha dedicato i suoi studi alle grandi figure femminili del cinema del passato specializzandosi alla Sapienza di Roma nel 2007 e nel 2010 su Bette Davis e Joan Crawford. Nel 2016 ha completato un dottorato di ricerca in Beni culturali e territorio presso l’Università di Roma, Tor Vergata con una tesi sull’attrice israeliana Gila Almagor. Ha scritto diversi saggi e articoli di cinema e pubblicato l’autobiografia inedita in Italia di Bette Davis, Lo schermo della solitudine (Lithos). Oggi insegna Lettere alle nuove generazioni cercando sempre di infondere loro fiducia e soprattutto amore per la storia del cinema.

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