Attualità

Charlie Kirk e il prezzo del dissenso: può l’omicidio essere la soluzione ad una divergenza di idee, fede e valori?

Non conoscevo Charlie Kirk, almeno fino alla notizia della sua uccisione. Ciò nonostante, da quello che ho letto su di lui, ho potuto apprendere che fosse un giovane attivista della destra americana. In tanti lo descrivevano come eccezionalmente capace di accendere ed influenzare il dibattito politico, più specificamente la cosiddetta “guerra culturale” fra destra e sinistra (essenzialmente concentrata sui valori e sulle questioni identitarie), la stessa che risulta essere piuttosto viva e sentita all’interno dei campus accademici statunitensi come quello in cui lui, diversi giorni fa, è stato brutalmente assassinato.

L’omicidio di Charlie Kirk non può e non deve diventare uno strumento per fare propaganda

Sebbene certe posizioni estremiste non possano essere ridotte alla categoria neutra delle “opinioni”, perché, diciamocelo, in certi casi non si tratta semplicemente di punti di vista da condividere o meno, resta un principio inalienabile: nessuna ideologia, per quanto estrema, dovrebbe mai essere spenta e punita con il sangue. Non c’è visione politica, credo o bandiera che giustifichi l’assassinio come strumento di confronto. La violenza non cancella un’idea. Anzi, spesso e volentieri la trasforma in martirio, rendendola un simbolo e amplificandola. Ed è proprio questo il paradosso: si uccide un uomo, ma si consegna la sua voce, nel bene e nel male, all’eternità.

Un po’ ciò che sta accadendo con Charlie Kirk, la cui scomparsa si sta rapidamente trasformando in uno strumento di propaganda di una determinata politica. Non a caso, in tempi forse non sospetti, Napoleone Bonaparte ripeteva, sottolineando l’importanza della lotta delle idee, che:

Chi non ha la forza di lottare per ciò che vuole, merita quello che ottiene

Ma chi era Kirk?

Chiariamoci, qui nessuno ha intenzione di fare un’ode in memoria di, tuttavia riteniamo sia giusto sottolineare alcuni aspetti della vita di un uomo che, nel bene o nel male, e nel pieno rispetto della libertà di pensiero, credeva in ciò che diceva e faceva. A 18 anni, ad esempio, fondò Turning Point USA, un’associazione giovanile no-profit di orientamento conservatore che, attualmente, conta numerose sedi in centinaia di università ed è destinataria di decine di milioni di dollari in donazioni. Un punto di partenza, per così dire, che gli ha permesso di arrivare ad essere uno dei più influenti sostenitori di Donald Trump.

Uno dei tanti geni incompresi e incredibilmente fortunati dell’ambito “sogno americano”?

Ma per quanto sbagliate o differenti dalle nostre le sue idee si possano ritenere, sono sufficienti per decretarne la morte su pubblica piazza? Certo, l’immagine è sicuramente quella tipica del fantomatico “sogno americano”, fallace e illusorio, secondo il quale studenti squattrinati qualsiasi, a posteriori acclamati come “geni”, nel garage di casa o tra le mura di un campus universitario qualunque realizzano imprese eccezionali o catalizzano l’attenzione dell’ecosistema accademico-sociale e di fondazioni miliardarie che, affascinate dalla precoce genialità, staccano assegni milionari, permettendogli addirittura di arrivare ad essere un opinion leader di notevole caratura.

Un’immagine che in Italia non ha mai attecchito e che forse influenza, insieme a tutta un’altra serie di considerazioni, la concezione che molti hanno della tragedia consumatasi di recente. O chissà, magari no, perché, secondo il mio personale punto di vista, Kirk non era altri che un privilegiato come tanti, probabilmente fortunato e di buona famiglia, nato e capitato nel luogo giusto al momento giusto, che ha saputo amministrare la propria reputazione facendo leva sui bias cognitivi e sulla debolezza psichica di chi sa ragionare solamente in forma elementare e per categorizzazione. Ciò nonostante, la domanda resta: davvero meritava la morte? E prima di ogni altra cosa, può il suo omicidio divenire uno strumento di propaganda?

Un caso ambivalente

Il caso di Charlie, poi, risulta piuttosto ambivalente. Da un lato, si potrebbe considerare come l’ennesima dimostrazione dell’abitudine del sistema a finanziarne uno per indurre l’illusione del successo in milioni di altri; dall’altro, invece, è una delle innumerevoli vittime di quello stesso sistema che ne uccide uno per scoraggiarne altre migliaia. Insomma, si può speculare quanto si vuole su questo assassinio, ma la vera sostanza, i fatti e gli interessi di potere reali per cui Kirk ha perso platealmente la vita, noi, “Homini Urbani”, non li sapremo mai. Siamo solamente meri spettatori di un messaggio chiaro, da parte di qualcuno che, dietro le quinte, ha accidentalmente o volutamente toccato i fili del burattino sbagliato.

Quel che è certo è che la violenza, specialmente se così brutale, non è mai la risposta o la soluzione, ma soltanto il primo passo verso qualcosa di ben più grande!

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La Redazione

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