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Doppiaggio, tra critica e realtà: quando il vero problema non sono le voci!

Benvenuti ad un nuovo appuntamento con Senti Chi Parla, la rubrica che racconta il doppiaggio italiano. Ebbene sì, ogni tanto succede sempre la stessa cosa e si torna a parlare di quelle voci che, troppo spesso, rimangono nell’ombra. E quasi sempre, lasciatemelo dire, nel solito modo, ossia che il doppiaggio è finto, rovina i film o allontana dalla versione “vera”. Nulla di male, del resto sono pur sempre opinioni, se non fosse che a dirlo non è il pubblico, ma chi quei film li fa!

Il paradosso del doppiaggio italiano

Registi, attori, addetti ai lavori, dovrebbe essere gente che il cinema lo conosce bene. Eppure, si tratta di quelle stesse persone che, il più delle volte, quando si parla di voce italiana, sembra trovare lì il problema principale. Su questo, come ho già anticipato, si può anche essere d’accordo o meno, del resto dipende dai punti di vista. Il fatto è che poi, nella realtà, le cose vanno in un altro modo, perché il doppiaggio, anche se criticato, non sparisce mai.

I film devono arrivare in sala, devono arrivare alle persone. E in Italia, nella maggior parte dei casi, arrivano ancora doppiati.

Il doppiaggio è davvero un problema, o un tema di discussione?

Gabriele Muccino, ad esempio, è uno di quelli che ha spesso detto di preferire la lingua originale, perché la considera più vera. Però i suoi film, quando escono in Italia, arrivano al pubblico con la versione già doppiata in italiano. Come succede praticamente sempre. Non è un caso particolare. È la normalità, dunque. Se si torna indietro, però, il discorso cambia ancora di più.

Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita — Federico Fellini

Federico Fellini, per citarne uno, usava il doppiaggio in modo molto naturale. Non lo vedeva come qualcosa da aggiustare dopo, ma come parte della pellicola. Sceglieva gli attori per il volto, ma poi lavorava anche sulla voce per dare il carattere giusto ai personaggi. Di conseguenza, si intuisce che la voce non fosse un dettaglio secondario. Anzi, era parte del lavoro. E qui si capisce una cosa semplice: il doppiaggio non è qualcosa di esterno al film, ma che è dentro il film. Non è un lavoro di contorno.

Difatti, dietro ci sono attori a tutti gli effetti, persone che recitano, che lavorano su ritmo, pause, intenzioni, emozioni e chi più ne ha, più ne metta. Non si tratta banalmente, come credono i più, di mettere una voce sopra un’immagine. È recitare di nuovo un personaggio, cercando di farlo funzionare in un’altra lingua.

Quando il cinema critica ciò che usa

Sfortunatamente, però, questo lavoro viene spesso visto come qualcosa di minore. Ma come può esserci una tale distanza tra quello che si dice e quello che succede davvero? Perché lo stesso cinema che critica il doppiaggio, poi ci si appoggia quando deve uscire in Italia? E perché senza doppiaggio molti film non avrebbero lo stesso impatto sul pubblico? In più, viene da chiedersi anche perché venga trattato come qualcosa di secondario, quando in realtà è una parte importante del risultato finale. Non è una scorciatoia. È un lavoro artistico, fatto di scelte, tecnica, ascolto, equilibrio. E come ogni lavoro artistico, può piacere oppure no, ma liquidarlo come qualcosa di poco conto non racconta bene la realtà.

Alla fine i progetti cinematografici, perlomeno la maggior parte, arrivano al pubblico nostrano proprio grazie a questo lavoro. Si può amare la versione originale quanto si vuole, ma il cinema in Italia, nella maggior parte dei casi, passa da lì, da un lavoro che non è invisibile, benché venga trattato come tale. E chissà, magari prima di parlare di rispetto della lingua originale, bisognerebbe avere pure un po’ più di attenzione e rispetto per la propria. Nessuno qui, men che meno il sottoscritto, ha la pretesa di insegnare qualcosa a qualcuno, tuttavia mi colpisce come chi critica il doppiaggio in modo molto netto, di solito, non abbia grande attenzione per la lingua che usa ogni giorno!

L’italiano è complesso, ricco, fatto di storie e sfumature, e il doppiaggio, in quest’ottica, è un lavoro che porta un film nella nostra lingua. Non dovremmo scegliere tra originale e doppiato, come se uno dovesse escludere l’altro. Piuttosto, dovremmo cercare di capire che il doppiaggio non è una scorciatoia né un ostacolo, ma soltanto uno dei modi in cui il cinema, nel nostro Paese, dialoga davvero al pubblico. Non è una polemica, ma la pure e semplice realtà!

Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Senti Chi Parla”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-

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Omar Vitelli

Classe 1984, passione e dedizione, Omar Vitelli è un doppiatore italiano. Dal grande schermo alla televisione, passando per i videogiochi e le serie animate, la sua voce accompagna da tempo numerose generazioni e continua ad appassionare migliaia di telespettatori. Attivo sia a Roma che a Milano, ha vinto il Premio "Voce dell'anno emergente - Cartoni e radio al Gran Galà del Doppiaggio" al Romics nel 2003.

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