Cultura e Spettacolo

Festival di Cannes, tra stelle e assenze: il cinema che incanta e l’Italia che cerca ancora la sua voce

A poco più di un mese dalla conclusione del 79° Festival di Cannes, il dibattito sul ruolo del cinema italiano nei grandi festival internazionali resta più vivo che mai. L’edizione 2026 si è chiusa con la vittoria della Palma d’Oro a “Fjord” di Cristian Mungiu e con una selezione che ha riunito alcuni dei maggiori autori del cinema contemporaneo. Tuttavia, in Italia l’attenzione si è concentrata soprattutto su un dato: l’assenza di film nostrani dal concorso principale e dalle principali sezioni competitive della manifestazione. Una mancanza che ha alimentato riflessioni sullo stato di salute del nostro sistema cinematografico, sulla capacità di sostenere progetti ambiziosi e sulla presenza internazionale delle nostre produzioni!

Il cinema è un modo divino di raccontare la vita — Federico Fellini

Una fotografia per raccontare ciò che il red carpet del Festival di Cannes non ha potuto

Presenziare al Festival non significa soltanto assistere a uno degli appuntamenti più importanti del cinema mondiale. Significa entrare in un luogo in cui il cinema diventa materia viva, sguardo, attesa, silenzio, rumore, eleganza, tensione, memoria. Dal 14 al 16 maggio e poi ancora dal 20 al 22 maggio ho avuto il privilegio di vivere da vicino quella macchina straordinaria che è la Croisette, osservandola attraverso il mio punto di vista naturale: quello della fotografia.

Per chi, come me, racconta da anni volti, eventi internazionali, red carpet e momenti irripetibili, Cannes resta una delle esperienze più intense. Ogni arrivo è un frammento di storia contemporanea, ogni sguardo può diventare immagine e ogni passo sul tappeto rosso porta con sé una narrazione fatta di cinema, moda, identità e memoria collettiva.

In quei giorni ho fotografato personaggi del calibro di John Travolta, Laetitia Casta, Javier Bardem, Demi Moore, Marion Cotillard e molti altri protagonisti della scena internazionale. Volti che appartengono all’immaginario comune, interpreti capaci di attraversare generazioni, culture e linguaggi diversi. Davanti all’obiettivo, però, anche le icone tornano persone: un gesto, una pausa, una luce improvvisa, un’espressione inattesa. È in quel momento che il fotografo deve essere presente, lucido, rispettoso. Non basta scattare: bisogna saper leggere ciò che accade.

Monica Bellucci: una Star fra le stelle

Tra tutte le emozioni vissute, però, quella più forte è stata senza dubbio legata a Monica Bellucci. Fotografarla a Cannes ha avuto per me un valore diverso, più profondo. Non solo per la sua bellezza, che il mondo riconosce da decenni, ma per ciò che rappresenta: un’eleganza italiana capace di parlare una lingua universale. Monica non entra semplicemente in scena, la attraversa. Porta con sé una presenza composta, magnetica, mai urlata. In un contesto come Cannes, dove tutto può diventare eccesso, lei conserva una misura rara. Ed è proprio quella misura, forse, a renderla ancora più potente.

Guardandola attraverso l’obiettivo ho pensato a quanto il cinema italiano abbia saputo, nel tempo, generare volti, sensibilità e immaginari capaci di imporsi nel mondo. Da Fellini ad Antonioni, da De Sica a Visconti, fino ai grandi interpreti e autori contemporanei, l’Italia ha sempre avuto una voce riconoscibile. Una voce fatta di bellezza, contraddizioni, poesia, realtà, malinconia, ironia. Una voce che non dovrebbe mai mancare nei luoghi in cui il cinema mondiale si confronta con sé stesso.

Una nota amara: dov’è l’Italia?

In un Festival così ricco di presenze, di produzioni internazionali, di star e di grandi autori, ho avvertito con dispiacere l’assenza di un film italiano pienamente rappresentativo nel concorso principale. Non parlo soltanto di una questione di bandiera. Il cinema non dovrebbe essere ridotto a una gara tra nazioni. Ma Cannes è anche una vetrina simbolica, un luogo in cui la presenza o l’assenza raccontano lo stato di salute, la forza produttiva e la capacità di incidere culturalmente di un Paese.

E allora viene spontaneo chiedersi: dov’è oggi il cinema italiano nel grande dialogo internazionale? Dove sono le storie capaci di arrivare con forza al cuore del pubblico globale senza perdere la propria identità? Dove sono quei film che non inseguono semplicemente il mercato, ma provano a interpretare il nostro tempo? L’Italia possiede talenti, attori, registi, maestranze, sceneggiatori e una tradizione che pochi Paesi al mondo possono vantare. Eppure, troppo spesso, sembra mancare quella spinta necessaria per trasformare questo patrimonio in presenza forte, costante, riconoscibile nei festival più prestigiosi. Non basta avere una grande storia alle spalle. Bisogna continuare a scriverla.

Cannes, da questo punto di vista, è uno specchio severo. Riflette ciò che funziona, ma anche ciò che manca. Riflette la capacità di un sistema di sostenere il rischio artistico, di credere nei propri autori, di investire su opere che abbiano ambizione internazionale senza rinunciare alla propria anima. Il cinema italiano non deve imitare nessuno. Deve tornare, semmai, a credere nella forza della propria unicità.

Un’assenza che non passa inosservata

Da fotografo, ho vissuto Cannes come un osservatorio privilegiato. Ho visto l’energia delle grandi produzioni, la cura maniacale dell’immagine, il potere mediatico delle star, ma anche l’importanza dei dettagli: una mano che saluta, uno sguardo fuori campo, un abito che diventa racconto, un volto che porta con sé decenni di cinema. Tutto, sulla Croisette, comunica. Anche le assenze.

Ed è proprio l’assenza italiana in concorso a farmi riflettere di più. Perché l’Italia non può permettersi di essere soltanto memoria. Non può vivere solo del prestigio accumulato nel passato. Deve tornare a essere desiderio, sorpresa, visione. Deve avere il coraggio di presentarsi nei luoghi più importanti non come ospite nostalgica, ma come protagonista contemporanea.

La presenza della Bellucci mi ha ricordato quanto l’Italia sappia ancora emozionare il mondo quando riesce a esprimere autenticità, eleganza e personalità. Ma un volto, per quanto iconico, non può bastare a rappresentare un intero sistema cinematografico. Servono film. Servono storie. Servono produzioni capaci di camminare sul red carpet non solo per esserci, ma per lasciare un segno.

Cannes resta un sogno, ma anche una responsabilità. Per chi fotografa, per chi recita, per chi dirige, per chi produce, per chi racconta. Io torno da questa esperienza con immagini preziose, con l’emozione di aver avuto davanti al mio obiettivo alcuni dei grandi protagonisti del cinema mondiale, e con una convinzione ancora più forte: l’Italia ha tutto per tornare al centro della scena. Deve solo ricordarsi di volerlo davvero!

Leggi anche:

“Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson: una trilogia per domarli tutti – L’Opinione

workin’ moms – la serie

Ambrosia Fortuna, tra sensibilità queer e società moderna: “Eravamo notte, ora siamo giorno” e la riflessione sull’utilità dell’arte – L’Opinione

Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sitoInstagramFacebook e LinkedIn

Gennaro Piscopo

Nato a Pompei, è un fotografo con oltre vent'anni di esperienza nel settore delle Cerimonie e degli Eventi. Riconosciuto per il suo stile pulito, preciso e per l'estrema cura dei dettagli, da circa dieci anni ha intrapreso una carriera nel mondo della Moda, affermandosi come fotografo ufficiale in numerosi eventi e sfilate e pubblicando attivamente editoriali su Magazine Internazionali. Oggi è titolare dello Studio Kromatica sito a Pompei, ma riceve anche a Milano per offrire servizi di Fotografia, Video e Grafica Pubblicitaria. Grazie a un ampio bagaglio di formazione professionale ed a una straordinaria versatilità, garantisce servizi fotografici di altissima qualità, capaci di soddisfare ogni esigenza creativa e tecnica.

Recent Posts

Dolly Parton muore a 80 anni, da “9 to 5” ad una vita sempre in scena: “We will always love you, Dolly!”

Si è spenta oggi, all'età di 80 anni, la regina della musica country Dolly Parton.…

4 ore ago

Gianfranco Paglia, il valore della divisa non si toglie mai: le opinioni passano, ma la storia resta

Le polemiche che hanno investito il tenente colonnello Gianfranco Paglia dopo le sue parole sul…

17 ore ago

World Humanoid Games, gli automi battono Bolt: e se fossimo già dentro “Io, Robot 2.0”?

La scorsa settimana ci siamo concentrati su quella meravigliosa e assurda abitudine tipicamente moderna di…

17 ore ago

“Perché capitano sempre a me?”, la domanda che ci tiene prigionieri delle relazioni tossiche

Perché incontro sempre persone incapaci di amarmi davvero? Perché all’inizio sembrano meravigliose e poi si…

1 giorno ago

Sotto il Tevere, una nuova mappa svela il patrimonio archeologico sommerso di Roma

Una Roma che conosciamo poco, nascosta sotto la superficie del Tevere eppure strettamente legata alla…

2 giorni ago

Il Vesuvio, duemila anni dopo, continua a cambiare la storia di Pompei ed Ercolano

Si elevava una nube, ma chi guardava da lontano non riusciva a precisare da quale…

2 giorni ago