Le Nostre Rubriche

Flores: tra giungla, risaie e tracce dell’uomo primitivo nell’arcipelago di Komodo

Non tutti quelli che vagano sono perduti – J.R.R. Tolkien

Le prime luci dell’alba si impadroniscono, colorandolo di un’aurea rosata, dell’orizzonte che si perde a oriente al di là di colline e piccoli altipiani, ricoperti dal fitto manto verde della giungla. Labuan Bajo è il capoluogo del Manggarai occidentale, la zona più a ovest di Flores, estesa isola dell’arcipelago indonesiano: al suo interno paesaggi spesso selvaggi tra vulcani, giungla impenetrabile, caverne, corsi d’acqua impetuosi tra canyon e burroni, mentre la presenza umana è concentrata in centri abitati non così frequenti e in villaggi presso coltivazioni e piantagioni di frutta tropicale, ad iniziare da ananas, cocco e banane.

Tra natura estrema e insediamenti umani: ecco a voi Flores

Virginia nella Grotta dello Specchio/Credit: Gabriele Ardemagni

Poco più di 30mila abitanti, Labuan Bajo, con un’economia fondata soprattutto su attività di pesca, con imbarcazioni di tutte le dimensioni che, al fare del giorno, tornano onuste di pesci di ogni forma e dimensione, dono vitale di un braccio di mare, l’arcipelago di Komodo, generoso ogni giorno dell’anno.

Ci attardiamo ancora sonnolenti e coccolati dalla brezza marina che attenua la pesantezza di un’umidità che, man mano che il sole si eleva all’orizzonte, si fa sempre più insidiosa. Cappuccio e brioche? Non sia mai – anche se ci sono dei fornai di buon livello che creano ottimi croissants, riempiti con la fantasia di confetture dagli aromi esotici; in realtà ci lasciamo tentare da infusi di inflorescenze rilassanti che crescono in abbondanza nelle macchie di vegetazione limitrofe e li accompagniamo con frutta e un toast alla papaya dall’alto potere nutrizionale; un succo d’ananas fresco conclude il lauto breakfast. Siamo pronti per addentrarci verso l’ignoto.

L’entroterra

Procediamo in direzione dell’entroterra puntando a oriente e inizialmente la carreggiata, pur serpentiforme, è comunque asfaltata – e questa è già una notizia non scontata, e lo capiremo presto. E’ un susseguirsi di piantagioni e soprattutto di risaie, elemento sostanziale, a Flores come altrove nel sud est asiatico. Distese di risaie dal color verde pastello intenso, sembra quasi ottenuto con photoshop, in questo molto diverse da quelle delle nostre pianure dal colore sbiadito e un po’ arso, quasi da crisi idrica.

Risaie che però non sono nella forma terrazzata, classica ad esempio a Bali (isola non distante, eppure così diversa), resa necessaria dalla natura montuosa e potentemente collinare dell’isola degli déi, che per produrre una quantità di riso necessaria al proprio fabbisogno ha dovuto arrovellarsi con opere di ingegneria ambientale realizzando un reticolato di piani superposti tra loro e irrigati da un sistema di canaletti comunicanti. Un disegno architettonico di alto valore estetico e scenografico che rende le risaie balinesi un’attrattiva turistica, aggiungendo quindi alla loro funzione alimentare l’indotto derivato dalle centinaia di turisti che, in ogni periodo dell’anno, si avventurano armati di cellulari nel cuore naturale di Bali.

Credit: Gabriele Ardemagni

Avventura nella giungla

Ma torniamo a Flores! Costeggiando questi numerosi appezzamenti e piantagioni, con l’Oceano che appare e scompare in lontananza, a dare l’idea di un andamento della strada fortemente irregolare e, quindi, impegnativo per i nostri stomaci, giungiamo a un piccolo bivio che solo l’occhio esercitato del nostro driver riconosce, tanto si mimetizzava tra file di alberi ad alto fusto a campana tra loro, che nel frattempo avevano sostituito le coltivazioni ai nostri fianchi. La frenata è tutt’altro che morbida e la virata verso sinistra è ancora più brusca. Lo sterrato sostituisce l’asfalto, le buche imperano e gli sbalzi sono incessanti, peggio che sulle montagne russe: i chilometri percorsi, in piena foresta, non sono molti, 4-5, ma sembrano il triplo per la tortura all’osso sacro.

Ma il meglio (o il peggio) deve ancora arrivare: arriviamo a una radura e il fuoristrada si ferma, la strada diventa sentiero e, da qui in avanti, si deve proseguire a piedi. E inizia così l’avventura da Indiana Jones e Lara Croft.

Cunca Wulang

Poche centinaia di metri e avvertiamo la presenza di un fiume, un torrente vorticoso in realtà, la guida si lancia in dettagliate spiegazioni, ma…c’è un problema: non parla una parola d’inglese e nessuno di noi ha la benché minima nozione di indonesiano bahasa: è un dialogo a gesti, forse il più bel modo per comunicare. Il sentiero costeggia il corso d’acqua dall’alto e noi procediamo finché non arriviamo a uno slargo che si apre su una piscina naturale ricavata dal torrente alla base di una piccola, ma scenografica cascata: la cascata di Cunca Wulang.

Fresco e piscine naturali

L’acqua qui è vorticosa e, su indicazione del nostro amico monoglotta, ci tuffiamo e ci godiamo un bagno rinfrescante in un paesaggio lunare, stile il team che si avventurava nella giungla quando poi si imbattè in King Kong. Niente giganteschi gorilla per nostra fortuna e così ci godiamo la frescura della piscina naturale. Per eccesso di prudenza e anche perché richiesto da un tacito regolamento durante la nostra nuotata indossiamo dei salvagenti, che si trovano vicino allo specchio d’acqua a dimostrazione che qualche turista arriva.

Un veloce e basico pranzetto consumato fugace in una radura all’Interno di una baracca improvvisata, sempre in piena foresta (riso e una sorta di indecifrabile stufato) e poi compiamo il cammino a ritroso e, di primo pomeriggio, ci rimettiamo in macchina alla volta di Labuan Bajo, in fin dei conti distante non più di venti km dal punto della biforcazione tra la strada asfaltata e lo sterrato. Ma ancora un po’ distanti dalla meta finale pieghiamo alla volta di un’altra stradicciola sterrata e facciamo tappa presso una sorta di contesto di rocce dall’aspetto lunare. Prima di arrivare attraversiamo una piccola boscaglia, più rada e meno fitta della giungla di prima e poi la macchia d’alberi si apre appunto su roccioni lividi e nerastri, in parte lavici.

Mirror Cave

Nei pressi della Cunca Wulang/Credit: Gabriele Ardemagni

È l’ingresso alla Mirror Cave, la grotta a specchio, dimora ancestrale di decine di migliaia di anni fa dell’homo floresiensis, una sorta di ominide che poi si sarebbe (forse) estinto all’arrivo dell’homo sapiens entrando con lui in conflitto. Andiamo a scoprire la “tana” dell’ominide e vogliamo ricordare che non è l’unica grotta della grande isola di Flores in cui abbia dimorato questa sorta di Neanderthal delle isole indonesiane. In centro isola, non distante dalla città principale di Ruteng, hanno rinvenuto un antro meno angusto con resti ossei di numerosi esemplari di floresiensis, risalenti ad alcune decine di migliaia di anni fa, a suggerire una proto società collettiva diffusa in tutta l’isola.

Nella grotta dello specchio in realtà nessuna traccia antropica anche se alcune schegge di selce trovate nei dintorni fanno pensare alla presenza di proto cacciatori attivi e probabilmente dimoranti in quella caverna e in altre non distanti. All’interno invece tracce contemporanee e ben più pericolose: innanzitutto decine di fastidiosi pipistrelli che volano come impazziti all’altezza delle nostre teste; e poi in un angolo ancora più buio del resto ecco il resto della muta, ancora recente, di un serpente, probabilmente di un pitone, che evidentemente ha fatto o faceva ancora base in quell’ambiente tetro. Consapevoli dei rischi di incontri sgraditi riguadagniamo l’uscita e ci rimettiamo in viaggio per Labuan Bajo a pochi km. E ad accoglierci nella cittadina principale il tramonto ormai imminente, tramonto di una giornata ricca di pathos in piena natura a cavallo dei millenni.

Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Storia e Misteri”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-

Leggi anche:

Palawan, l’ultimo angolo di Eden che ha affascinato anche Leonardo Di Caprio – L’Opinione

Bali, l’isola degli dèi: viaggio tra spiritualità, templi sacri e forze ancestrali

Safari tra i draghi di Komodo: viaggio nell’arcipelago dei varani giganti – L’Opinione

Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sitoInstagramFacebook e LinkedIn

Aristide Malnati e Virginia Reniero

Aristide Malnati è un papirologo italiano, archeologo e mummiologo, noto per la sua partecipazione a vari programmi televisivi. Ha studiato al Liceo Classico "Omero" di Milano e ha conseguito la laurea in Lettere Classiche presso l'Università Statale di Milano, ottenendo due dottorati a Strasburgo, una specializzazione in Filologia Classica all'Università di Zurigo e una D.E.A. in Papirologia Greca all'Università di Strasburgo. Ha preso parte a oltre 15 partecipazioni a scavi in Egitto ed è curatore della traduzione di testi filosofici. Il primo testo da lui studiato è un ampio frammento in greco antico del III-II secolo a.C., reperto che ha poi attribuito ad un'opera del primo stoicismo, di cui è la prima testimonianza diretta. Virginia Reniero è da sempre una grande appassionata di arte e grandi nomi della Storia. Ha studiato Economia all’Università di Verona, specializzandosi poi a Milano presso l’Università Bicocca e finendo il percorso universitario di impronta economico-turistica a Mosca conseguendo così anche una doppia laurea. Dal 2014 collabora con l’archeologo Aristide Malnati, con cui ha girovagato per gran parte del Sud-est asiatico. È anche presentatrice televisiva e modella. I due conducono insieme, su Telenova, il programma "Storie e misteri".

View Comments

Recent Posts

La disabilità non è un peso, ma lo diventano i pregiudizi che non sappiamo superare

C’è una parola che pesa più della disabilità stessa: pregiudizio. È lì che nasce l’equivoco, l’idea…

1 ora ago

Chi giace nella mia bara? (1964): Paul Henreid porta al cinema qualcosa fuori dal comune

Chi giace nella mia bara? Edith Phillips non vede sua sorella gemella Margaret da quasi…

6 ore ago

Una corona e zero neuroni: quando la bellezza altrui fa rosicare chi non può permettersela!

Questa settimana avrei potuto parlarvi della fantomatica docu-serie dedicata a Rita De Crescenzo, quella che…

23 ore ago

L’Intelligenza Artificiale crea virus ed entra nel codice della vita: chi la controllerà?

L'uso dell'intelligenza artificiale pervade ormai quasi ogni branca del sapere umano, poteva mai restare escluso…

1 giorno ago

Forte dei Marmi celebra Fulco Ruffo di Calabria: principi e grandi famiglie riuniti in Versilia

Principi, rappresentanti delle grandi casate europee, imprenditori ed esponenti del mondo culturale e della società…

1 giorno ago

Dolly Parton muore a 80 anni, da “9 to 5” ad una vita sempre in scena: “We will always love you, Dolly!”

Si è spenta oggi, all'età di 80 anni, la regina della musica country Dolly Parton,…

2 giorni ago