Il veloce catamarano fende la superficie insolitamente tranquilla del Mare di Flores, in Indonesia, e si dirige senza intoppi verso l’isola di Padar. Padar è una sorta di sentinella dell’arcipelago di Komodo: dall’alto della sua vetta, che supera i 300 metri e che conquistiamo con inattesa agilità, dominiamo un insieme di quattro isole principali – oltre a Padar, Komodo, Rinca e Gili Motang – oltre che decine di atolli, a volte semplici strisce di sabbia che appena affiorano.
Queste minuscole terre danno vita a microsistemi biologici autonomi, habitat naturali di specie endemiche tra le quali spiccano i celebri varani, noti anche come draghi di Komodo.
L’approdo sull’isola dei draghi

Con grande emozione e curiosità approdiamo sulla più vasta isola di Komodo, sede dell’omonimo Parco nazionale e dimora dei suoi leggendari rettili. Ci troviamo al cospetto di animali che alcuni biologi considerano gli ultimi discendenti dei grandi sauri. Ciò che la scienza afferma con certezza è che il varano di Komodo è una gigantesca lucertola diffusa nelle isole indonesiane di Komodo, Rinca, Flores, Gili Motang e nella più lontana Gili Dasami.
Appartenente alla famiglia dei Varanidi, è la più grande specie di lucertola vivente: può raggiungere i tre metri di lunghezza e pesare circa settanta chilogrammi.
Un gigante sopravvissuto alla preistoria
Le dimensioni straordinarie del varano sono state a lungo attribuite al fenomeno del gigantismo insulare: nelle isole dove vive non esistono altri grandi carnivori capaci di occupare la sua stessa nicchia ecologica. Ricerche più recenti suggeriscono però un’altra ipotesi. Il drago di Komodo potrebbe essere l’ultimo rappresentante di una popolazione di Varanidi giganti un tempo diffusa tra Indonesia e Australia. Gran parte di questi animali, insieme a molte altre specie della megafauna, si estinse alla fine del Pleistocene, circa 11.700 anni fa.
Fossili molto simili al varano, datati oltre 3,8 milioni di anni fa, sono stati rinvenuti in Australia. A Flores, una delle poche isole dove la specie sopravvive ancora oggi, le dimensioni del rettile sono rimaste praticamente immutate negli ultimi 900.000 anni. Questa premessa scientifica rende evidente come ci si trovi davanti a un animale ancestrale, quasi primitivo, capace di evocare mondi lontani e immaginari.
L’incontro con i varani di Komodo
Dopo aver percorso il lungo pontile accanto alla laguna – popolata da piccoli squali capaci di superare la barriera corallina – accediamo all’ingresso del Parco nazionale, accolti dai ranger che custodiscono i tesori faunistici dell’area.

Con uno di loro ci avventuriamo lungo un sentiero appena tracciato e subito ci imbattiamo in una sorpresa: un minuscolo draghetto si arrampica agilmente lungo la corteccia di un albero ad alto fusto.
I piccoli varani possiedono questa abilità, a differenza degli adulti. Ed è proprio questo il segreto della loro sopravvivenza: se non potessero rifugiarsi sugli alberi verrebbero divorati dagli adulti, in uno dei rari casi di cannibalismo presenti in natura.
Il piccolo rettile sembra quasi fare da sentinella. Poco distante, tra gli arbusti della radura, compare infatti un grosso esemplare maschio che ci osserva per un istante, facendo sibilare la lingua biforcuta come fanno i serpenti, prima di scomparire tra il fogliame.
Il faccia a faccia con il drago
L’incontro ravvicinato arriva poco dopo.

Un drago ancora più grande riposa al sole in una radura, beneficiando dei raggi che filtrano tra le piante. Con gli occhi semichiusi ci osserva senza mostrarci particolare interesse, probabilmente impegnato in una tranquilla digestione.
I ranger ci invitano a mantenere una distanza di sicurezza di circa cinque metri, tracciando simbolicamente una linea oltre la quale non bisogna spingersi per non infastidire l’animale.
Scattiamo qualche foto e, con passi felpati e in religioso silenzio, ci allontaniamo lungo il sentiero ad anello che conduce nuovamente al campo base.
Prima di rientrare, avvistiamo un ultimo drago a pochi metri da noi: goffo ma imponente, sembra quasi rivolgerci un saluto di commiato.
Il Parco nazionale di Komodo
Prima di lasciare la riserva beviamo un tè con i guardaparco. Molti sono studenti o studiosi di fauna locale e lavorano come volontari, consapevoli dell’importanza di preservare un patrimonio naturale unico. Il Parco nazionale di Komodo fu istituito il 6 marzo 1980 proprio per proteggere il varano e le numerose specie terrestri e marine che popolano questo ecosistema. L’area protetta coincide di fatto con l’intero arcipelago di Komodo e copre una superficie totale di circa 1.817 chilometri quadrati, di cui 603 di terra emersa. Qui vivono e lavorano circa quattromila persone, impegnate nella tutela di un habitat estremamente delicato.
Nel 1991 il parco è stato inserito tra i patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
Tramonto su Labuan Bajo
Quando il sole comincia a calare torniamo in mare. La nostra imbarcazione punta verso Labuan Bajo, cittadina sulla costa occidentale dell’isola di Flores, porto di partenza per catamarani e yacht diretti verso i safari naturalistici tra i draghi. Raggiungiamo il porto proprio mentre il sole scompare all’orizzonte, lasciandoci alle spalle un arcipelago che sembra custodire ancora oggi un frammento vivente della preistoria.
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