#Focus

Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi: ipocrisia di una società poco incline al progresso

Il 9 febbraio di ogni anno, in Italia, si celebra la Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi, un appuntamento che invita l’intero Paese a riflettere su una condizione spesso invisibile, vissuta lontano dai riflettori ma profondamente presente nella vita di molte famiglie. Sebbene venga spesso usata a fini propagandistici, è una ricorrenza dedicata alla consapevolezza, alla memoria e al rispetto, che richiama, però, al tempo stesso, l’attenzione sul valore della cura, sull’impegno dei caregiver, sulle responsabilità della comunità nei confronti delle persone più fragili e perfino sulla tematica, ampiamente dibattuta, dell’eutanasia.

Istituita nel 2010 in seguito alla scomparsa di Eluana Englaro, lo scopo primario è proprio quello di ricordare la condizione di migliaia di persone in Italia intrappolate in stati vegetativi persistenti, sebbene, già di per sé, questi incoraggino una profonda riflessione sulla possibilità del “fine-vita”.

Eluana Englaro e l’istituzione della “Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi”

Credit: web

Difatti, la stessa Englaro morì nel 2009 in seguito alla sospensione della nutrizione artificiale, decisa su richiesta della famiglia e nel rispetto delle sue volontà contro l’accanimento terapeutico. Quel caso, all’epoca, sembrava aver smosso il dibattito pubblico (e politico) e aver prodotto passi in avanti in merito alla questione. Tuttavia, il risultato fu l’istituzione di tale giornata. Una scelta che a mio avviso fu (e rimane tutt’ora) ipocrita, in quanto volle associare una ricorrenza del genere alla scomparsa di una donna che ha semplicemente visto rispettate le sue volontà.

Che dire, l’ennesimo sintomo di una società che sembra non volerne proprio sapere di progredire, specie quando si parla di accanimento terapeutico, stati vegetativi ed eutanasia. Ma d’altronde, ammettiamolo, non è un segreto che il nostro Paese, in relazione a suddette tematiche, sia completamente permeato da stigmi, soprattutto per quel che riguarda il suicidio assistito o il fine-vita. L’opinione pubblica ancora lo ritiene “drastico” e “immorale”, perdendo di vista la loro reale natura: la fine di un dolore invivibile! Ma, a proposito, a che punto siamo in Italia a riguardo?

Cosa dice la legge attuale in Italia?

Ebbene, qui l’eutanasia attiva (cioè l’intervento diretto per provocare la morte, come un’iniezione letale) è vietata e punita come omicidio del consenziente dall’articolo 579 del Codice Penale, con una pena che prevede la reclusione dai 6 ai 15 anni. Anche l’assistenza al suicidio è generalmente reato ai sensi dell’articolo 580, salvo condizioni eccezionali specifiche: paziente maggiore di età, affetto da patologia irreversibile con sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, e capace di decidere consapevolmente.

Credit: web

Ciò nonostante, chi stabilisce quanto sia intollerabile una vita in agonia? Fino a che punto e con quale criterio è quantificabile il dolore? Del resto, perché una persona, chiunque essa sia, che vive in uno stato di agonia cronica, non dovrebbe poter avere il diritto di porre fine ad una tale sofferenza? Come scriveva Lucio Anneo Seneca nelle sue Lettere a Lucilio:

La vita non sempre va conservata: il bene, infatti, non consiste nel vivere, ma nel vivere bene

Comunque, la discussione e il dibattito restano aperti, e sono convinta che ci vorrà ancora molto affinché ci siano delle norme chiare e applicabili che tutelino la dignità di queste vite, benché in Toscana qualche tentativo legislativo sia stato fatto lo scorso anno. Nel frattempo, cogliamo tutti l’occasione della Giornata Nazionale come un’opportunità per ripensare al fine vita con meno ipocrisia e più libertà!!!

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Sofia Pacciolla

Classe 2007, è la più giovane voce qui su L’Opinione. È una studentessa di Lettere moderne presso la Statale di Milano con una devozione sfrenata per la letteratura, il cinema, lo spettacolo, la musica e i viaggi che da sempre la accompagna. Nerd incurabile, la rapisce tutto ciò che fa parte del mondo geek e della cultura pop. Ama tanto la compagnia degli altri quanto quella di se stessa, e intende proseguire gli studi per poter un giorno intraprendere una carriera nell’editoria e nel giornalismo.

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