I podcast sono il nuovo fuoco che arde sotto la pentola della nostra insaziabile curiosità. Sono dappertutto: nelle cuffiette mentre andiamo al lavoro, nelle casse della macchina durante un viaggio solitario, persino nei nostri momenti di relax prima di dormire (anche se ascoltare storie di serial killer prima di spegnere la luce potrebbe non essere la scelta più rassicurante!). Versatili, accessibili e sempre pronti a trasportarci in mondi paralleli, stanno rivoluzionando il modo in cui consumiamo contenuti. E in questa ondata di successo, c’è un genere che domina senza rivali: il True Crime.
Siamo attratti dal crimine come falene dalla luce. Lo dimostrano i numeri. Secondo la ricerca “Gli italiani, i podcast e il True Crime” commissionata da glo, brand di Bat Italia ad AstraRicerche, 1 italiano su 3 è appassionato di storie di delitti e misteri irrisolti, con un picco tra le donne tra i 18 e i 29 anni (61%). Ma perché il True Crime ci tiene incollati agli auricolari?
Tanto per cominciare perché ci permette di esplorare il mare aperto dei nostri timori, ma con un gancio pronto a riportarci a riva. Ascoltare storie di crimini efferati ci fa paura, certo, ma è una paura sicura. È un po’ come guardare un film horror dal divano: il brivido è lì, ma siamo al riparo. I dettagli macabri e le indagini intricate ci catturano, facendoci provare l’adrenalina senza alcun vero pericolo.
E poi, chi non ha mai fantasticato di risolvere un caso irrisolto? Il True Crime ci trasforma in investigatori improvvisati: analizziamo gli indizi, giudichiamo le scelte della polizia, sospettiamo di tutti. La nostra mente si mette in moto, cercando di collegare i punti prima della rivelazione finale. Certo, potremmo però fare lo stesso guardando una serie tv. E invece no: per quanto le serie TV siano ben fatte, nulla batte l’inquietante consapevolezza che “questa storia è successa davvero”. Il True Crime ci mostra il lato più oscuro della società, raccontando vicende spesso più incredibili di qualsiasi thriller sceneggiato. Perché, ormai lo sappiamo, la realtà è più assurda della fiction.
Empatia e giustizia
Non si tratta, però, solo di crimini e sangue. C’è un forte lato umano in questi racconti: le vittime, le loro famiglie, la ricerca di giustizia. Il pubblico, soprattutto femminile stando ai numeri, si sente coinvolto emotivamente, creando un legame con le storie narrate.
E, in questo senso, il formato audio funziona perfettamente. Perché? Semplice: l’audio è intimo. Ascoltare una voce che ci sussurra all’orecchio una storia ci fa sentire parte della narrazione, come se fossimo dentro il caso. Nessun filtro visivo, solo la nostra immaginazione, che spesso è più fantasiosa e, per certi versi spaventosa, di qualsiasi immagine.
Inoltre, il podcast è perfetto per chi vuole “consumare” contenuti senza restare incollato a uno schermo (il che è tanto dire in quest’era di nativi digitali che non alzano mai lo sguardo dallo smartphone!). Insomma, possiamo immergerci in una storia mentre cuciniamo, facciamo sport o ci spostiamo in auto o in biciletta. È un’esperienza immersiva, ma flessibile, l’ideale per la nostra vita frenetica.
Un trend destinato a durare
Con il successo planetario di podcast come Serial o Crime Junkie, il True Crime è diventato un vero e proprio fenomeno culturale. In Italia, sempre più piattaforme e creatori di contenuti stanno investendo nel genere, con produzioni sempre più curate e coinvolgenti. Basti pensare al successo che sta ottenendo Narciso di Selvaggia Lucarelli, che ripercorre le tappe dello sconvolgente femminicidio di Giulia Ballestri, maturato nella Ravenna bene.
E se pensate che questa passione per il crimine sia solo una moda passeggera, beh, provate a contare quante volte avete detto “Solo un altro episodio” prima di accorgervi che sono le due di notte e state cercando articoli su un caso irrisolto del 1987.
La verità? Non riusciamo a smettere di ascoltare. E, forse, in fondo, non vogliamo neanche farlo.
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