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“I Promessi Sposi” e la nuova scuola di Valditara: oggi i classici non servono più a niente?

Il Ministro dell’Istruzione Valditara ha recentemente acceso un intenso dibattito affermando che il celebre romanzo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, tra gli altri da lui citati a mio avviso in maniera inappropriata, non può essere considerato un testo contemporaneo e, di conseguenza, non dovrebbe trovare posto nel curricolo dei primi anni di liceo. Questa dichiarazione ha generato numerose riflessioni sia sulle possibili implicazioni delle nuove linee guida ministeriali sia sul ruolo fondamentale dei classici nella formazione culturale degli studenti. Siamo davvero pronti a tutto questo? O forse, non siamo pronti oggi a ciò che ieri costituiva il nostro bagaglio culturale?

Tolti i capolavori come “I Promessi Sposi”, cos’altro ci rimane?

Un questione spinosa, dunque, sulla quale è intervenuto anche il sindaco di Lecco, Mauro Gattinoni, che ha scelto di rispondere al ministro tramite una lettera indirizzata al quotidiano La Repubblica e successivamente condivisa su Facebook:

‘I Promessi Sposi’ non sono solo un classico della letteratura: sono un romanzo che interroga e coinvolge i giovani su temi dirimenti come il potere e i suoi abusi, la giustizia e la responsabilità, la paura e il coraggio, la libertà di scelta, l’emancipazione della donna. Potremmo dire che I promessi Sposi sono il nostro “romanzo civile”, per i temi che attraversano il presente e che hanno contribuito a formare la nostra identità nazionale. Dire che non sono più contemporanei significa, forse, smettere di riconoscere quanto di noi stessi è ancora lì dentro“.

Scelte editoriali discutibili per la Scuola Secondaria di Secondo Grado?

Insomma, le nuove linee guida ministeriali puntano a rinnovare il curricolo scolastico, privilegiando testi che riflettano le sfide e le realtà del mondo contemporaneo. Ma nel bene o nel male? Chissà, magari è presto per dirlo, quel che è certo è che il suggerimento è quello di spingere per la lettura integrale di almeno sei libri nei primi due anni (tre all’anno), privilegiando opere moderne e contemporanee, sia italiane che straniere, oltre che a saggi e testi teatrali. L’obiettivo è superare l’uso esclusivo delle antologie, promuovendo il piacere della lettura e la discussione in classe.

Tra gli obiettivi principali, inoltre, viene evidenziata l’importanza di sviluppare il pensiero critico e di offrire agli studenti strumenti utili per interpretare il presente. Tuttavia, la scelta di escludere opere classiche come I Promessi Sposi ha generato perplessità riguardo alla capacità di tali indicazioni di garantire un approccio educativo pienamente inclusivo e formativo. Nella scuola secondaria di secondo grado, del resto, la letteratura riveste un ruolo fondamentale nel coltivare la sensibilità critica e culturale degli studenti. E opere come il capolavoro di Manzoni non rappresentano soltanto un pilastro della nostra tradizione letteraria, ma offrono soprattutto importanti spunti di riflessione su temi universali quali l’amore, la giustizia e la lotta contro l’oppressione.

Perciò, escludere testi di questo calibro rischierebbe di ridurre le opportunità per gli studenti di confrontarsi con la complessità della condizione umana e di sviluppare un pensiero critico più approfondito.

Una sfida tanto per gli alunni quanto per i docenti

Le recenti indicazioni nazionali rappresentano una sfida importante per gli insegnanti, chiamati a trovare un equilibrio tra innovazione e tradizione. Al tempo stesso, offrono l’opportunità di ripensare e arricchire le metodologie didattiche, combinando i classici con testi contemporanei per aiutare gli studenti a cogliere la continuità e l’evoluzione della letteratura. Ciò nonostante, alcuni docenti hanno espresso preoccupazione per la mancanza di un approccio equilibrato che contempli sia i classici che le opere moderne. E quasi allo stesso modo, gli studenti hanno condiviso opinioni contrastanti: se taluni ritengono che i classici siano difficili e poco rilevanti, altri riconoscono il valore delle storie e dei temi che affrontano.

La letteratura come ponte tra passato e presente

Anche per me, che ho lavorato alla revisione del curricolo seguendo le nuove linee guida, considero fondamentale l’introduzione ai classici, fosse anche in versioni semplificate. Questo può essere un ottimo punto di partenza per suscitare nei bambini curiosità e piacere nella lettura. Dopo diversi incontri con gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado (scuola media), a tal proposito, è emersa la necessità di valorizzare letture di vario genere, spaziando dai classici al giallo, dalla commedia al thriller.

L’obiettivo è stimolare negli studenti quel senso critico che spesso risulta carente. È importante ricordare che esiste l’autonomia nell’insegnamento. Ogni docente ha la facoltà di scegliere se posticipare la lettura a un anno successivo o proseguire la proposta dei classici della letteratura.

Non si tratta di stilare classifiche tra autori italiani famosi come Montale, Svevo, Calvino o Manzoni, né di decretare un vincitore. Si parla piuttosto di grandi opere letterarie che devono essere scoperte, amate e tramandate nel tempo. Ogni novità porta inevitabilmente scompiglio e disaccordo. Ma il fatto che “I Promessi Sposi” possano non essere riconosciuti come un classico equivale quasi a rinnegare l’importanza storica e letteraria della loro vicenda. La lettura deve rimanere un ponte tra il passato e il presente, un mezzo per esplorare il mondo e per sviluppare una comprensione profonda delle sfide e delle bellezze della vita.

Come ho imparato ad amare “I Promessi Sposi”

Ho letto anch’io I Promessi Sposi. Avevo 16 anni e, fino ad allora, mi ero dedicata a letture di autori come Bevilacqua, Fallaci, Smith, Eco, Brontë. Tuttavia, affrontare Manzoni non mi entusiasmava particolarmente. Probabilmente a causa della sua fama di scrittore “noioso”, un giudizio che gli adulti trasmettevano di generazione in generazione. Ma la mia professoressa riuscì a farci amare l’opera. Lo leggemmo, lo drammatizzammo e finimmo per apprezzarlo realmente. Io, in particolare, me ne innamorai ancora di più dopo essermi imbattuta in una frase su cui ci soffermammo a lungo e che, allora, sentivo rappresentarmi perfettamente:

S’era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d’essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro – Alessandro Manzoni

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Monica Raeli

Nata a Noto, paesino della Sicilia Orientale, dove ogni giorno sapeva di sole, mare e granita alle mandorle. Si trasferisce a Milano nel 2005 per diventare pendolare, precaria e vivere quotidianamente di corsa. Insegna da 20 anni, nell’hinterland milanese, con passione, dedizione e spirito di sacrificio. Ama cucinare sorseggiando un buon bicchiere di vino, legge per rilassarsi e adora guardare tutti i tipi di film, ad eccezione degli horror. Quando può, viaggia alla scoperta di nuovi tramonti anche se non le piace prendere l’aereo. Fotografa ogni cosa, anche quelle che possono sembrare banali per poi chiedersi come mai la memoria del suo telefono sia sempre piena!

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