Moschea Blu ad Istanbul/Credit: immagine di copertina by prostooleh su Magnific.com/licensefree
Istanbul non è soltanto una città: è un confine mobile tra mondi, religioni e civiltà. Passeggiare tra le sue moschee imperiali, i bazar profumati di spezie e le vestigia dell’antica Costantinopoli significa attraversare secoli di storia sospesi tra Oriente e Occidente. Da Santa Sofia alla Cisterna Basilica, ogni pietra racconta il dialogo, spesso aspro, ma straordinariamente fecondo, tra imperi, culture e spiritualità diverse. Ed è alla scoperta di tutto questo che noi, oggi, vogliamo accompagnarvi.
Se la Terra fosse un solo Stato, Istanbul ne sarebbe la capitale — Napoleone Bonaparte
Una città con tre nomi, un centro di arte, cultura e spiritualità che ha primeggiato nella storia e che è, ancora oggi, un ponte tra civiltà diverse. Ci immergiamo nel centro storico, faro illuminante della Turchia moderna, di cui pure non è la Capitale, e raggiungiamo la piazza Sultanahmet con lo splendido obelisco egizio del faraoe Tutmosi III (1481-1425 a. C.) che venne eretto per volere dell’imperatore romano Teodosio I (379-395) nell’ippodromo di Costantinopoli, che sorgeva proprio dove adesso si trova la piazza.
Da secoli questo è il cuore dell’Islam a Istanbul, il grande slargo delle moschee: ecco la Moschea Blu, costruita dall’architetto ottomano di origine albanese Sedefkar Mehmed Agha, a partire dal 1597, la prima moschea imperiale eretta nella città dopo quella di Solimano, precedente di quarant’anni. Andiamo subito dopo a visitare la grande costruzione voluta da Solimano, principe esimio per sfarzo e ricerca dell’estetica come supporto alla spiritualità, proprio per questo soprannominato il Magnifico. Egli (1520-1566), uno dei più grandi e conosciuti sultani ottomani, commissionò l’edificazione di questa sontuosa moschea ottomana imperiale a un famoso architetto di sua fiducia: Mimar Sinan, il quale volle essere seppellito in questa stessa costruzione, probabilmente conscio del fatto che i posteri lo avrebbero ricordato proprio per quest’opera.
Un’emozione essere a ridosso dei minareti, del mirab, da dove il muezzin invita alla preghiera, e passeggiare nell’ampio cortile della struttura sacra. All’interno tappeti, arazzi, pareti con ghirigori concettuali (ovviamente nessuna raffigurazione umana o divina, l’Islam lo vieta): tutto invita i fedeli della mezzaluna a raccogliersi in preghiera recitando le principali sure del Corano.
Torniamo quindi verso la Sultanahmet, tra viuzze scoscese, saliscendi tra suk e piccoli negozietti con frutta fresca, manufatti arabeggianti e tappeti. Una premessa del vicino Gran Bazar, con ori, arabeschi, gioielli, ceramiche; e ancora tappeti, servizi da the e caffè oltre agli immancabili brand di fashion, tutti rigorosamente contraffatti. Poi torniamo nel cuore di Istanbul (o Costantinopoli o Bisanzio, come uno preferisce) e entriamo nel simbolo, ancora oggi, del confronto-scontro tra fedi diverse: la moschea, già basilica di Aghia (Santa) Sofia. Vale la pena ricordarne la storia, fino alle ultime vicissitudini.
Dedicato alla “Sophia” (la Sapienza di Dio), dal 537 al 1453 l’edificio fu cattedrale cristiana bizantina, sede del Patriarcato di Costantinopoli, a eccezione di un breve periodo tra il 1204 e il 1261 quando i crociati lo convertirono sotto l’impero latino di Costantinopoli a cattedrale cattolica di rito romano. Divenne moschea ottomana il 29 maggio 1453 e tale rimase fino al 1931, quando ne avvenne la sconsacrazione. Il 1º febbraio 1935 divenne un museo. A partire dal 10 luglio 2020, grazie ad un decreto presidenziale, le porte si sono nuovamente aperte al culto islamico.
Il successivo 24 luglio vi si è così tenuta, in presenza del presidente turco Recep Erdogan, la prima preghiera pubblica islamica. Un percorso secolare di inesausto attrito tra cristiani e musulmani, che però non ne incrina lo sfarzo e la potenza religiosa; un edificio solenne, che si staglia lungo il filo dei secoli. Bellissimi i mosaici in oro dei santi e martiri cristiani, sorta di icone di atleti di Dio, che l’iconoclastia islamica ha danneggiato, ma non cancellato, lasciandone anche le scritte e gli aggettivi solenni in greco bizantino.
Usciamo satolli di storia e spiritualità, di colori vivaci e di elementi architettonici imponenti; e ci dirigiamo nella vicina Cisterna basilica, memori del film “Diavoli”, tratto dall’omonimo romanzo di Dan Brown, film di cui qui si svolse l’apocalittica scena finale. La struttura risale al 532 dall’imperatore Giustiniano I durante il periodo più prospero dell’Impero romano d’Oriente, ampliando e rivoluzionando un edificio preesistente risalente all’epoca della reggenza dell’imperatore Costantino.
Era alimentata dall’acquedotto di Valente, tra i più lunghi della romanità, che portava acqua fin dalla foresta di Belgrado e poteva contenere fino ad 80 milioni di litri d’acqua, che raccolta nella cisterna serviva i ricchi palazzi della zona. Dopo la conquista di Costantinopoli nel 1453, l’acqua serviva ad irrigare i giardini del Palazzo di Topkapi, altro splendore di Istanbul, dove riverbera ancora la potenza dei Sultani ottomani, di cui fu residenza. Successivamente la cisterna cadde in disuso, poiché gli Ottomani, ligi alle rigide regole islamiche, preferivano l’utilizzo dell’acqua corrente rispetto a quella proveniente da pozzi o acquedotti. All’interno vasche, giochi d’acqua, canaline, statue di ninfe in mezzo alle piscine d’acqua: un gioco di luci e ombre, un inno al mistero e al proibito, che va oltre la pur raffinata opera ingegneristica.
Usciamo in tempo per goderci il tramonto, con il Bosforo alle spalle e ci attende la cucina raffinata, con specialità anatoliche, del vicino ristorante “The must (Istanbul)”, sdraiati come pascià tra stoffe e cuscini con disegni eleganti. L’epilogo gourmet della visita a una città, a un mondo da Mille e una notte.
Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Storia e Misteri”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-
Firenze, viaggio nell’anima del Rinascimento tra vino, arte e intrighi dei Medici – L’Opinione
Capo Verde, l’Africa che profuma di “no stress” tra oceano, deserto e tradizioni – L’Opinione
Flores: tra giungla, risaie e tracce dell’uomo primitivo nell’arcipelago di Komodo – L’Opinione
Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sito, Instagram, Facebook e LinkedIn
Si è spenta oggi, all'età di 80 anni, la regina della musica country Dolly Parton.…
Le polemiche che hanno investito il tenente colonnello Gianfranco Paglia dopo le sue parole sul…
La scorsa settimana ci siamo concentrati su quella meravigliosa e assurda abitudine tipicamente moderna di…
Perché incontro sempre persone incapaci di amarmi davvero? Perché all’inizio sembrano meravigliose e poi si…
Una Roma che conosciamo poco, nascosta sotto la superficie del Tevere eppure strettamente legata alla…
Si elevava una nube, ma chi guardava da lontano non riusciva a precisare da quale…
View Comments