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Firenze, viaggio nell’anima del Rinascimento tra vino, arte e intrighi dei Medici

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Firenze
Perseo con la testa di Medusa, Benvenuto Cellini/Credit: Aristide Malnati

Il nostro viaggio nella storia, ma anche nell’enogastronomia di Firenze, inizia con un tuffo tra le dolci colline del Chianti. Un’uscita fuori porta quanto mai emozionante che ci consente di visitare le Cantine Antinori, eccellenza mondiale della produzione vinicola e legate a una famiglia di antico lignaggio, che parte con l’attività enologica fin dal XII secolo, ufficialmente nel 1385 (all’interno della sala conferenze campeggia in bella mostra l’albero genealogico di questo potente casato).

Firenze tra Rinascimento, arte e potere: un viaggio nella storia della città

La cantina attuale, modernissima e tecnologica, inaugurata il 25 ottobre 2012, è la conferma dello storico legame della famiglia Antinori con la sua terra d’origine. Costruita interamente con materiali locali e con grande rispetto per l’ambiente e per il paesaggio toscano, rappresenta una pietra miliare nella storia della famiglia. Per la prima volta in 26 generazioni, la nobile dinastia inaugura una cantina concepita per accogliere gli eno-appassionati, pensata per entrare in contatto diretto con la sua filosofia produttiva, fatta di passione, pazienza e ricerca continua della qualità. Nel 2022 Antinori nel Chianti Classico è stata eletta la migliore cantina al mondo secondo World’s Best Vineyards, classifica internazionale che raccoglie le più stimate eccellenze dell’enoturismo mondiale, votate da oltre 500 esperti del settore vinicolo e turistico.

Chiostro della Basilica di Santa Croce/Credit: Virginia Reniero

Dalla passione enologica in pieno contado convergiamo finalmente in città, nel suo cuore. Il Duomo, vale a dire la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, racconta mille storie, è stato testimone di mille imprese, ma anche di fatti scabrosi, come la congiura dei Pazzi, potente genia fiorentina di banchieri nemica giurata dei Medici, che il 26 aprile 1478, alle 13.30 dopo la solenne messa appunto in Duomo, cercò, senza riuscirci, di far fuori nientemeno che Lorenzo il Magnifico, insieme al fratello Giuliano. Ma la Cattedrale è il monumento-testimonianza del genio di Filippo Brunelleschi che realizzò (dal 1420 al 1436) il suo capolavoro, la cupola, che svetta dietro alla torre campanaria.

Chi mai sì duro o sì invido non lodasse Pippo architetto vedendo qui struttura sì grande, erta sopra e’ cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti e’ popoli toscani, fatta sanza alcuno aiuto di travamenti o di copia di legname, quale artificio certo, se io ben iudico, come a questi tempi era incredibile potersi, così forse appresso gli antichi fu non saputo né conosciuto?

Dante, il Sommo Poeta

Così il filosofo e storico dell’arte Leon Battista Alberti (nel “De pictura”) già lodava l’opera monumentale e il suo creatore, stupendosi anche lui per il fatto che non utilizzò travi di sostegno per realizzarla (usò solo pochi sostegni laterali e soprattutto fece leva sul bilanciamento tra le parti che progressivamente si vennero a costituire).

Duomo, con Battistero in primo piano e cupola di Brunelleschi sullo sfondo/Credit: Aristide Malnati & Virginia Reniero

Ma Firenze è Dante. Il Sommo Poeta è ricordato dalla sua abitazione natale (sia essa quella vera o solo una ricostruzione fedele), posta in pieno centro storico, proprio davanti alla chiesetta (la Chiesa di Santa Margherita dei Cerchi), dove l’autore della Divina Commedia vide e si innamorò perdutamente della coetanea Beatrice Portinari, figlia del ricchissimo banchiere Folco, che ovviamente la destinò in sposa ad un altro facoltoso collega (Simone de’ Bardi), sottraendola all’Amore del meno abbiente poeta. Che tuttavia non si disperò: rinunciò alla passione terrena, ma eternò l’amore per l’amata inserendola nel suo massimo poema (fu Beatrice a guidare il Nostro nel Paradiso, al cospetto della Luce eterna di Dio) e, soprattutto, cantando il loro sentimento nella Vita Nova, la più grande opera d’amore della letteratura mondiale.

Il “Dei Sepolcri” di Ugo Foscolo e le opere del Botticelli

Arriviamo non distante al cospetto di Santa Croce, monumentale basilica che campeggia su un lato di un ampio slargo, emblema simbolo della genialità del popolo italico. E qui ci fa da guida un altro gigante della letteratura, italiana e mondiale: Ugo Foscolo e il suo “Dei sepolcri” (1807). “L’urne de’ forti”, esempio imprescindibile di valori morali e civili, sono all’interno dell’imponente luogo religioso, da esso protette e custodite con venerando rispetto. Qui giacciono da Michelangelo a Machiavelli, da Alfieri a Galileo, e, all’esterno, una statua di grandezza rilevante ricorda il poeta dei poeti, lo stesso Dante, simbolo insuperato di arte letteraria, grande fiorentino nel mondo di allora e di oggi.

Stemma del nobile casato degli Antinori/Credit: Virginia Reniero

Dopo un saluto a Durante Alighieri, ci dirigiamo in un tempio mondiale per le arti figurative, il terzo museo al mondo più visitato (dopo il Louvre e i Musei Vaticani), la Galleria degli Uffizi, nel centro del potere, in Piazza della Signoria, con l’ingresso proprio difronte al “Perseo con la testa di Medusa” di Benvenuto Cellini. Entriamo in questo solenne tempio laico e decidiamo di adottare come chiave di lettura della nostra visita le opere del maestro insuperato Sandro Botticelli, genio triste del Rinascimento italiano ed europeo, che ha ammantato di una venatura di malinconia il trionfo di positività dell’epoca, un’epoca antropocentrica, alla scoperta dell’Uomo, a cui pure anche Botticelli ha contribuito, denunciando però i limiti di troppa “humanitas”.

Gli Uffizi

Le sue opere immortali sono visibili soprattutto nella Sala A9, con i colori un po’ smunti, con i personaggi, anche quelli solitamente associato al rigoglio o al fiore dell’età e della bellezza (come Venere), un po’ troppo malinconici, forieri di quei dubbi, che angustiano l’essere umano di ogni epoca. Vale la pena ricordare i dipinti botticelliani più eclatanti esposti agli Uffizi: La primavera, La venere, Madonna Magnificat, Madonna della Melagrana, Pallade e il Centauro.

Gli Uffizi ci consentono di riservare l’omaggio conclusivo del nostro tour in riva all’Arno a un altro grande del Rinascimento, l’aretino Giorgio Vasari, che la magnanimità dei Medici ha valorizzato come gli spettava. Suo è il corridoio (appunto vasariano, 1565) di 750 mt, che parte da Palazzo Vecchio (centro nevralgico del potere cittadino) e, strutturato sopra le sale uffiziane, si distacca da esse, corre lungo l’Arno e subito attraversa il fiume sopra il Ponte Vecchio, per poi terminare a Palazzo Pitti, reggia dei Medici.

Un lungo camminamento ufficialmente giustificato per evitare la folla durante gli spostamenti dei Medici da “casa al lavoro”, ma in realtà per consentire loro di muoversi al riparo da occhi indiscreti e di portare a compimento le numerose tresche, politiche o private, che hanno connotato il loro lungo periodo alla guida della città. Tresche che oggi gli studiosi, in molti casi, riescono a smascherare scartabellando antichi appunti, che nelle intenzioni di chi li scrisse sarebbero dovuti rimanere segreti.

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Aristide Malnati è un papirologo italiano, archeologo e mummiologo, noto per la sua partecipazione a vari programmi televisivi. Ha studiato al Liceo Classico "Omero" di Milano e ha conseguito la laurea in Lettere Classiche presso l'Università Statale di Milano, ottenendo due dottorati a Strasburgo, una specializzazione in Filologia Classica all'Università di Zurigo e una D.E.A. in Papirologia Greca all'Università di Strasburgo. Ha preso parte a oltre 15 partecipazioni a scavi in Egitto ed è curatore della traduzione di testi filosofici. Il primo testo da lui studiato è un ampio frammento in greco antico del III-II secolo a.C., reperto che ha poi attribuito ad un'opera del primo stoicismo, di cui è la prima testimonianza diretta.

Virginia Reniero è da sempre una grande appassionata di arte e grandi nomi della Storia. Ha studiato Economia all’Università di Verona, specializzandosi poi a Milano presso l’Università Bicocca e finendo il percorso universitario di impronta economico-turistica a Mosca conseguendo così anche una doppia laurea. Dal 2014 collabora con l’archeologo Aristide Malnati, con cui ha girovagato per gran parte del Sud-est asiatico. È anche presentatrice televisiva e modella.

I due conducono insieme, su Telenova, il programma "Storie e misteri".

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