Costume e Società

Jomo, non solo movida sfrenata: c’è chi sceglie la gioia di stare a casa e di staccare la spina senza sensi di colpa!

In un recente studio sui disturbi dell’umore e disturbi d’ansia, pubblicato sull’European Journal of Psychology of Education (2023), effettuato a ragazzi tra i 17 e i 20 anni emergono: ansia da prestazione, stress, paura del futuro. Ben sette su 10 tendono a rinunciare alla socialità rifugiandosi nel mondo virtuale. L’adolescenza, si sa, è quel periodo della vita caratterizzato da una serie di movimenti endogeni ed esogeni, tra cambiamenti fisici ed accettazione di sé e lo sviluppo di alcune abilità sociali. Proprio per questo, molto spesso l’adolescente vive la paura del giudizio e l’ansia da pressione sociale.

Ciò ha scaturito nella generazione Z la crescente abitudine della MOMO, acronimo di “Me Only, My Own“, cioè la paura di uscire ed essere giudicati. In contrapposizione è nata pure la FOMO, ossia “Fear Of Missing Out” cioè la paura di perdersi qualcosa di importante. Da qualche tempo, invece, c’è la JOMO, vale a dire la “Joy Of Missing Out”, in altri terminila gioia di perdersi gli eventi, le feste per il puro piacere di restare a casa.

Da cosa scaturisce la “Jomo”?

I social rappresentano un mezzo di comunicazione spesso negativo. Gli adolescenti non sanno distinguere la realtà tra ciò che pubblicano gli amici o i content creator. Tutto appare esageratamente bello, divertente e appagante. Frequentemente, però, i contenuti sono molto lontani dalla realtà. Per questo motivo bisognerebbe educare i ragazzi ad osservare con distacco i contenuti proposti dai social, peccato solo risulti particolarmente difficile visto che, specialmente dopo la pandemia, in tanti, forse troppi, si siano rifugiati in tali contenuti ‘’sociali’’ per anestetizzarsi dalle ansie e preoccupazioni nate durante quel periodo.

Passare ore ed ore davanti allo schermo è un modo per distogliere l’attenzione dalle paure del quotidiano. Ogni adolescente passa almeno 10 ore al giorno a scrollare video. A parer mio una grande perdita di tempo. Tempo che potrebbe essere dedicato a qualcosa di più appagante.

Impariamo a conoscerla meglio

Personalmente, credo cha la JOMO sia la risposta più salutare e consapevole alla sovraesposizione digitale e sociale. Di recente, infatti, numerosi giovani scelgono di restare a casa senza sensi di colpa. Questo tempo lontano dai social o dai ritmi frenetici permette di rigenerarsi. Un modo sano quindi di rispettare i propri tempi e limiti, senza fretta. Il distacco consapevole dallo smartphone, quindi, diventa un modo di vivere per creare abitudini diverse.

Credit: web

Ancor meglio, ciò porterebbe a risultati più fruttuosi se dapprima si potesse ricominciare coltivando qualche hobby come la lettura o praticare yoga. Riuscire a stare da soli potrebbe spaventare perché non si è abituati. Soprattutto adesso dove tutto passa attraverso il cellulare. Tuttavia, basta giusto quel poco tempo per ‘’ritrovarsi’’, per apprezzare il tempo stesso che passa, e chissà, riuscire a guardare un film senza sbirciare nei social durante la pubblicità. Oppure, non so, oziare sul divano fantasticando con la mente.

Mi ricordo che bambina non mi annoiavo mai. Non avevo tempo per annoiarmi o non mi era permesso annoiarmi. Semplicemente mi annoiavo seduta sul divano senza far nulla! Non avvertivo la noia come un problema, riuscivo a stare da sola anche circondata dai miei fratelli. Ancora oggi, quando voglio ‘’tornare bambina’’, sfuggire dai pensieri, resto da sola qualche tempo. Credo che sia la cosa più rigenerante che si possa regalare a noi stessi.

Come aiutare i giovani?

La JOMO è la gioia di stare da soli senza la paura di perdersi qualcosa di meglio. Ma come aiutare possiamo aiutare i giovani durante questa fase adolescenziale? In un contesto sociale così articolato i genitori e gli adulti in generale dovrebbero dare sostegno e ascolto. Bisogna incoraggiare i ragazzi ad esprimere i sentimenti. Farli sentire protetti ma a distanza. Insegnar loro a gestire le frustrazioni e le sconfitte è importante. Per loro tutto potrebbe essere un grande problema che genera angoscia.

Uscire per loro può essere spaventoso ma sappiamo anche che è un modo per scoprire nuove cose. È normale avere paura, bisogna anche ascoltare e rispettare i loro tempi. Trovare un equilibrio tra il desiderio di stare con gli altri e il bisogno di prendersi cura di sé. La JOMO è quindi un modo sano che permette di vivere situazioni di tranquillità. È la gioia di prendere una pausa e godersi il momento presente. Un momento in cui si ritrovano le energie per affrontare nuove sfide adolescenziali. La JOMO non è rinuncia, ma consapevolezza e cura di sé!

La tecnologia dovrebbe migliorare la vita, invece di distrarla – Anonimo

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Monica Raeli

Nata a Noto, paesino della Sicilia Orientale, dove ogni giorno sapeva di sole, mare e granita alle mandorle. Si trasferisce a Milano nel 2005 per diventare pendolare, precaria e vivere quotidianamente di corsa. Insegna da 20 anni, nell’hinterland milanese, con passione, dedizione e spirito di sacrificio. Ama cucinare sorseggiando un buon bicchiere di vino, legge per rilassarsi e adora guardare tutti i tipi di film, ad eccezione degli horror. Quando può, viaggia alla scoperta di nuovi tramonti anche se non le piace prendere l’aereo. Fotografa ogni cosa, anche quelle che possono sembrare banali per poi chiedersi come mai la memoria del suo telefono sia sempre piena!

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