Credit: Mariangela Bruno
Giugno non è soltanto un mese dell’anno. È un respiro collettivo, una porta che si apre su storie di coraggio, su identità che per troppo tempo sono rimaste in silenzio, su vite che hanno chiesto — e chiedono ancora — di essere semplicemente libere. Il Pride nasce da qui: da una ferita trasformata in voce, da un’ingiustizia che si è fatta movimento, da un “basta” pronunciato da chi non voleva più nascondersi.
Era il 1969 quando, nel cuore di New York, allo Stonewall Inn, scoppiarono proteste spontanee contro le continue violenze e discriminazioni subite dalla comunità LGBTQ+. Non fu solo una rivolta: fu un atto di dignità. Persone comuni, stanche di essere invisibili, scelsero di esistere alla luce del giorno. Da quel momento, la storia cambiò direzione. Il Pride, oggi, celebra proprio quel punto di svolta. Non è soltanto una festa, come può apparire in superficie tra bandiere arcobaleno, musica e sorrisi. È memoria viva. È il ricordo di chi ha lottato quando farlo significava rischiare tutto. È la traccia di chi non c’è più, ma ha aperto la strada. E’ carne che ricorda massacri e dolore esorcizzandoli con gioia, colore e vita.
E soprattutto, il Pride è ancora necessario.
Nel mondo, molte persone LGBTQIA+ continuano a vivere discriminazioni quotidiane, violenze, esclusione. In alcuni Paesi, amare qualcuno del proprio stesso sesso, o affermare il proprio diritto identitario al genere di elezione è ancora un crimine. In altri, anche senza leggi esplicite, esistono sguardi giudicanti, parole che feriscono, diritti negati in silenzio. Per questo il Pride non è un traguardo raggiunto, ma un percorso in atto. Una lotta di resistenza che non termina
Celebrare il Pride è un manifesto che riguarda ogni persona che crede che ogni identità ha valore. Che essere sé stessi non è un privilegio, ma un diritto. Significa creare uno spazio dove nessuno debba più giustificare ciò che sente, chi ama, chi è. Uno spazio in cui insieme si può e si deve resistere ad una visione del mondo che vuole rendere invisibili esistenze, negando diritti, libertà, per un falso costrutto voluto da chi ha deciso chi deve stare dentro e chi deve stare fuori nel perimetro della vita. Che è vita solo se la si può vivere pienamente. Amando chi si vuol amare. Essendo chi si sente di essere totalmente nel profondo.
Il Pride è anche un invito. Un invito all’ascolto, alla comprensione, all’empatia. È la possibilità di guardare oltre i pregiudizi e riconoscere l’umanità nell’altro. È il momento in cui le differenze non dividono, ma diventano ricchezza.
C’è qualcosa di profondamente emozionante nel vedere strade riempirsi di colori: non è solo gioia, è resilienza. Ogni bandiera alzata è una storia che resiste, ogni sorriso è una rivendicazione silenziosa: “Io esisto, e merito rispetto”.
L’umanità ha bisogno di essere nominata e rispettata per le caratteristiche di Ognuno. Ma soprattutto l’Umanità è tale se si individua un unico colore nel meraviglioso arcobaleno: quel colore si chiama rispetto ed equità, orgoglio di essere e resistenza verso preconcetti che impediscono di essere liber* con tutta la nostra vita. E Umanità è soprattutto impegno e responsabilità, una mano tesa per chiunque. Il Pride insegna questo… assumersi su di sè la bellezza della vita di ciascuna persona di fronte alla quale nessuno può sentirsi non ingaggiato.
Forse dovremmo cercare l’autenticità nei nostri passi. Perché l’autenticità ci ricopre di una luce particolare. Le persone autentiche hanno imparato ad accogliere se stesse e le altre creando attorno a se un’onda di propagazione di amore, solidarietà e compassione. Il pride è per chiunque voglia risplendere del loro stesso colore e sanno di fare ancora più luce insieme, perché in fondo la luce contiene tutti i colori.”
E allora sì, giugno è festa. Ma è una festa consapevole. È una celebrazione che nasce dalla lotta e guarda al futuro con speranza. Non è solo per chi fa parte della comunità LGBTQ+, ma per chiunque creda nella libertà, nella dignità, nell’uguaglianza: Pride, in fondo, riguarda ogni persona perché è uno specchio del mondo che vogliamo vivere e costruire. Riguarda il diritto universale di ciascun* ad essere quello che si è con orgoglio e senza paura.
Il Pride è una lotta impavida che ha scelto ventagli multicolori per portare avanti rivendicazioni e umanità. In un mondo divisivo improntato sul binarismo, su diritti negati e violenza reiterata come la più classica banalità del male vuole normalizzare, in un mondo dove il nero inchioda come fango e sporca ali di vita, l’arcobaleno non si fermerà e sarà potente come le onde del mare…
Che sia #pridemonth ogni decisivo giorno, anche perché, come ci insegnava Martin Luther King Jr.:
Nessuno è libero finché tutti non sono liberi
Giugno: il Pride Month tra memoria, resistenza e visione collettiva – L’Opinione
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