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“La casa nel bosco” di Kiersten Modglin: i segreti fanno le radici quando meno te lo aspetti

Ho imparato che tutto può finire in un lampo. Che le persone che amiamo possono esserci portate via in un attimo

Ryan e Grace sono novelli sposi. Come spesso accade ora tra i thriller, uno dei nodi della loro storia d’amore è la velocità. Insomma, tra le autrici va di moda far sposare i loro beniamini dopo, che ne so, sei, sette settimane di conoscenza. Primo bacio e fiori d’arancio, primo corsetto tolto e luna di miele. Mah. Be’, diciamo che questo dà un grosso vantaggio. Perché, direte voi. Perché chi si fa impalmare in fretta e furia e dice sì, lo voglio, prima anche di conoscere il secondo nome del coniuge il “finché morte non ci separi” lo sta solo velocizzando. La parte della morte, intendo.

La casa nel bosco di Kiersten Modglin si basa, per l’appunto, su due tizi – Ryan e Grace – e su quella che dovrà essere per loro la luna di miele.

La casa nel bosco: ma è una buona idea?

E perché, in tutto questo clima di “prima o poi ci conosceremo”, non andare a fare i piccioncini in mezzo al bosco? In una baita bella, per carità di Dio – con la sua Jacuzzi e l’atmosfera lugubre ma affascinante che solo le cose sperdute nel ventre della terra sanno essere –, ma anche estremamente separata dal mondo? Cioè, sonno fifona io se dico che nemmeno se mi avessero regalato la permanenza in un posto simile ci sarei andata? No, grazie, signori belli: lì si muore. Loro, invece, felici. E vabbè. L’inconsapevolezza va sempre di pari passo con le dipartite più o meno inaspettate.

Eventi strani all’orizzonte

Copertina integrale/Credit: web

Ed ecco che i due belli e baldi giovani non fanno nemmeno in tempo ad arrivare che iniziano le cose strane. Rimangono chiusi fuori, vedono un barbone nei boschi che ha uno sguardo particolare, hanno la sgradita sensazione di non essere al sicuro. E cose così. E invece di andare via, scappare a gambe levate e tornare alla triste e monotona e pallosa vita di prima loro stanno lì perché una vacanza è una vacanza. Anche se rischi di tornare a casa in una cassa di legno di pino, a quanto pare. Lei, anzi, è anche nervosa. Vorrebbe andare via, non le torna tutto quel clima, ma lui eh no amore, dai, ma cosa vuoi che sia, ci hanno solo squarciato le gomme dell’auto mica siamo in pericolo e cose così.

Un disastro? Forse sì!

Ma alla fine i segreti vengono fuori. E dalle persone sbagliate. Abbiamo già detto che non si convola a nozze con gente conosciuta avantieri? Vero?

Comunque, il finale è inaspettato. Si ha un po’ la sensazione che l’autrice si sia fumata qualcosa di forte, prima di decidere i nodi della trama, ma alla fine l’epilogo è bellino. Vale la pena, anche se a tratti sembra un pelo arrangiato, raffazzonato. Promosso ma con riserva. Una lettura carina per un paio di notti d’inverno.

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Federica Cabras

Giornalista pubblicista, editor e scrittrice, ha in tasca una laurea in Lettere e un master in Criminologia. Ha pubblicato sette libri, spaziando dall'horror al romance, e lavora nel campo del giornalismo da dieci anni. Tra le sue pubblicazioni, "I segreti di una culla vuota" e "Chi me lo ha fatto fare".

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