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“Una di famiglia”: quando la cattiveria bussa alla tua porta è ormai troppo tardi

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C’è qualcosa in questa stanza che mi stringe lo stomaco in una morsa di terrore

Quando Millie viene assunta come domestica nella sfarzosa ed elegante casa dei Winchester, quasi non ci crede: ricchi sfondati, con solo una figlia – Cecelia – di nove anni, e anche gentili. Nina, la padrona di casa, è sempre vestita di bianco. La tratta come un’amica, chiedendole di chiamarla per nome e cercando di alleggerirle il lavoro. Andrew, suo marito, è bello da impazzire e uno zuccherino. Per la ragazza, che è appena uscita di prigione, è una manna dal cielo. Dormiva in auto, lavandosi nelle stazioni di servizio quando capitava e non riuscendo nemmeno a stendere le gambe bene nel sonno. La sua vita è destinata a cambiare ma in meglio? Così inizia “Una di famiglia”, thriller mozzafiato di Freida McFadden.

Una di famiglia, ma non troppo!

Poche settimane – o solo giorni – dopo l’assunzione, poi, Nina cambia. Da impeccabile, nei suoi completi sempre bianchi come la neve, diventa sciattona. Mangia a più non posso, fa disastri in tutta la casa che deve sistemare Millie, inveta le cose per darle addosso. Cecelia, poi, altro non è che una mocciosa viziata, sempre vestita con abiti sfarzosi che poco si addicono a una bimba di nemmeno dieci anni. Millie è provata, anche perché poi Nina ha anche dei momenti di gentilezza, dove la riempie di complimenti e di dolcezza. Ha mica due personalità, quella donna fortunatissima che ha accanto un uomo bello come il sole e ricco sfondato?

E la storia della soffitta?

 A non piacerle poi troppo, a Millie intendo, è anche una cosa a cui all’inizio quasi non aveva dato importanza: la sua dimora è in cima a una scala angusta. La casa è bellissima, vale milioni di dollari, ma la sua ala è un soppalco claustrofobico. Millie nota poi subito due cose. Una è che da quella finestrella, l’unica che illumina la camera da letto, nessuno potrebbe vederla se fosse in pericolo. E due, beh, la serratura della porta è dietro la porta, all’esterno. Rabbrividisce. Se qualcuno la chiudesse lì dentro, nessuno lo potrebbe venire a sapere. Poi ride: ma perché qualcuno dovrebbe mai farle una cosa simile? E allora perché quella fastidiosa e antipatica sensazione di inquietudine non la abbandona mai?

Ad aggiustare le cose non ci sono certo le amiche di Nina, che quando lei non c’è ne parlano come di una persona che tutti i giovedì mica li ha. Millie non sa a cosa credere. Meno male che c’è Andrew, lui sì che è gentile. Lui sì che la salva da tutte le situazioni bizzarre in cui la infila la moglie. E un giorno, lo guarda con occhi diversi. Mamma mia, innamorarsi del capo. Che cliché! E quando anche il capo si innamora della sua dipendente non possono che nascere scintille. Ma è una cosa giusta? È una cosa sicura?

Thriller mozzafiato, da non perdere

Nulla è come sembra, questo è sicuro. E il lettore, già incollato alle pagine sin dalla prima, si troverà verso metà a mettere in dubbio tutto, a confrontarsi con la crudeltà, con il sadismo e anche con una buona dose di furbizia, che sempre salva in certe occasioni. Ben scritto, ricco di colpi di scena e molto bello. Imperdibile.

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Giornalista pubblicista, editor e scrittrice, ha in tasca una laurea in Lettere e un master in Criminologia. Ha pubblicato sette libri, spaziando dall'horror al romance, e lavora nel campo del giornalismo da dieci anni. Tra le sue pubblicazioni, "I segreti di una culla vuota" e "Chi me lo ha fatto fare".

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