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La Danimarca pensa al “copyright sul volto” contro i deepfake

La Danimarca ha messo in campo un disegno di legge che introduce una tutela “tipo copyright” sui tratti personali (volto, voce, corpo). Lo scopo è combattere i deepfake. La riforma modificherebbe la legge sul diritto d’autore dando a ciascuno il diritto esclusivo sulle proprie imitazioni digitali realistiche, con possibilità di rimozione e risarcimento. Il testo ha un ampio sostegno politico trasversale ed è ora in iter parlamentare, con entrata in vigore prevista nel 2026 se approvato.

La “massa”, in quanto istanza, è la menzogna, mentre la categoria del “singolo” è una categoria spirituale, la categoria attraverso cui deve passare la stirpe [il genere umano] ― Søren Kierkegaard.

Quadro del sistema di potere del Regno di Danimarca

Nel Regno di Danimarca il potere politico effettivo è in mano al Parlamento (Folketing) e al Governo, che deve poter governare senza una maggioranza contraria in aula. La Corona è parte del potere legislativo solo in senso formale: nomina il Primo ministro e firma le leggi, ma il suo ruolo è sostanzialmente cerimoniale e simbolico.

L’accordo tra i partiti sul copyright del volto

Sede del Parlamento danese/Credit: Wikipedia.

Nel giugno 2025 il governo danese ha raggiunto una “ampia intesa politica” con quasi tutti i partiti del Folketing per introdurre nel Copyright Act una tutela inedita contro i deepfake: il diritto di ogni persona ai propri “caratteri personali”, cioè aspetto fisico, voce e corpo.

L’accordo, reso pubblico dal Ministero della Cultura con il titolo “Ampia intesa sui deepfake, dà a tutti il diritto al proprio corpo e alla propria voce”. Prevede due pilastri:

  1. Una nuova protezione contro le “digitali efterligninger” – imitazioni digitali realistiche dei caratteri personali (nuova sezione § 73a della legge danese sul diritto d’autore). Rientrano qui i deepfake che riproducono volto, voce o corpo di una persona senza il suo consenso.
  2. Una protezione rafforzata per le prestazioni artistiche – pensata in particolare per artisti ed esecutori (nuova § 65a), contro copie digitali verosimili delle loro performance.

Lo scopo

Secondo la sintesi ufficiale, lo scopo del provvedimento è creare un “chiaro fondamento giuridico” che permetta a chiunque di ottenere la rimozione di imitazioni digitali realistiche dai vari servizi online, in particolare dai social network. Le nuove norme dovrebbero dialogare direttamente con il Digital Services Act (DSA), rafforzando gli obblighi delle piattaforme a eliminare contenuti illegali quando segnalati.

Il meccanismo scelto è peculiare: invece di passare solo dal diritto alla privacy o dal diritto all’immagine, la Danimarca innesta queste tutele nel diritto d’autore. Un autorevole studio legale danese (Løje IP) sintetizza così il cuore del disegno di legge:

  • a ogni persona fisica verrebbe riconosciuta un’esclusiva sulla sfruttabilità commerciale e pubblica dei propri tratti fisici (volto, voce, corpo), anche quando riprodotti tramite intelligenza artificiale;
  • questa esclusiva durerebbe fino a 50 anni dopo la morte della persona;
  • la pubblicazione di deepfake o imitazioni digitali realistiche senza consenso diventerebbe illecita, salvo specifiche eccezioni per satira, parodia, caricatura, critica al potere e critica sociale, nei limiti in cui non si crei disinformazione o confusione nel pubblico.

Le sanzioni previste sono particolari: la violazione delle nuove norme non comporta direttamente multa o carcere per l’utente che diffonde il contenuto. Può però dare luogo a richieste di risarcimento secondo le regole generali del diritto danese. Le sanzioni più pesanti ricadono sugli “oplagningsmedier”, cioè le piattaforme che ospitano i contenuti (social, servizi di hosting), se non rispettano i loro obblighi di rimozione.

Sul piano politico, la riforma è sostenuta dal governo di coalizione (socialdemocratici, liberali di Venstre e centristi di Moderaterne) e da un ampio arco di forze, fra cui Danmarksdemokraterne, Socialisti Popolari, Conservatori, Radikale Venstre ed Alternativet.

L’Iter legislativo

Aula del Parlamento/Credit: Wikipedia.

Sul piano dell’iter legislativo, la situazione – a oggi, inizio 2026 – è questa:

  • l’accordo politico è stato siglato il 26 giugno 2025;
  • sulla base di quell’accordo, il Ministero della Cultura ha predisposto un disegno di legge di modifica alla legge sul diritto d’autore, poi inviato in consultazione pubblica (høringsportalen) nell’estate 2025;
  • il governo ha inserito nel programma legislativo che il disegno di legge sulla “beskyttelse af personlige kendetegn” (protezione dei caratteri personali) sarà discusso in Folketing all’inizio del 2026;
  • fonti giuridiche danesi indicano come data prevista di entrata in vigore il 31 marzo 2026, naturalmente subordinata all’approvazione parlamentare.

Oggi la Danimarca non ha ancora in vigore il “copyright sul volto”. C’è un accordo politico trasversale, un disegno di legge definito e calendarizzato, un quadro sanzionatorio impostato e una data-obiettivo per rendere operativa la riforma.

Che cosa significa trasformare il volto e la voce in qualcosa che assomiglia a un diritto d’autore?

Quando la Danimarca propone di estendere la logica del diritto d’autore al volto e alla voce, il punto non è solo tecnico, è antropologico-giuridico: che cos’è una persona, dal punto di vista del diritto?

Nel costituzionalismo europeo la persona non è un bene, ma un soggetto di dignità: indisponibile nel suo nucleo essenziale. La CEDU (art. 8), la Carta UE (art. 1 e 7) e le costituzioni nazionali proteggono corpo, identità, vita privata come dimensione personalistica, non come patrimonio negoziabile.

La novità danese consiste nello spostare una parte di questa protezione sul terreno della proprietà intellettuale: di fronte a un deepfake che usa il mio volto o la mia voce, non mi difendo solo come “vittima di una violazione della privacy”, ma anche come titolare di un diritto esclusivo su quella rappresentazione. Questo serve a rafforzare rimedi e responsabilità delle piattaforme.

Il mio volto o la mia voce non possono essere usati senza il mio consenso, che sia Italia o Danimarca, che sia violazione della privacy o del copyright

Lo sfruttamento può riguardare una campagna politica, vendere prodotti, diffondere contenuti propagandistici. Si sfrutterebbe il mio capitale simbolico. Lì è coerente riconoscere un diritto esclusivo: non per monetizzare ogni frame, ma per impedire che la mia persona sia ridotta a oggetto comunicativo altrui.

La sfida, per il legislatore, è questa: usare la tecnica del diritto d’autore come strumento di tutela della persona. Il rischio è quello di non scivolare nello scenario in cui corpo e voce diventano semplicemente beni sul mercato. Se la linea di confine tra queste due logiche non è tracciata con chiarezza, il rischio è che, nel tentativo di difenderci dai deepfake, finiamo per cambiare silenziosamente il modo in cui il diritto guarda a ciò che noi siamo e vogliamo essere.

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Renato Ongania

Studioso di comunicazione, semiotica e vessillologia. Esploratore, attivista culturale e saggista. Già consigliere comunale e militante radicale "contro la pena di morte". Laurea in relazioni pubbliche (Iulm, Milano), diplomi di alta formazione nel pensiero filosofico di Tommaso d’Aquino e Anselmo d’Aosta presso atenei pontifici; “Esperto in criminologia esoterica”, master in bioetica. Tra i suoi interessi di ricerca: diritti umani, peace studies, hate speech online, analfabetismo religioso. Da oltre dieci anni Ministro della Chiesa di Scientology e rappresentante italiano dello scrittore statunitense L. Ron Hubbard.

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