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La fine del mondo è vicina, peccato che nessuno ce l’abbia detto!

La fine del mondo, tanto temuta da alcuni e altrettanto attesa da altri, potrebbe arrivare prima di quello che pensiamo e pare ci sia addirittura una data. Avverrà il 13 novembre 2026, giorno in cui la Terra per come la conosciamo potrebbe smettere di esistere. Sarà un venerdì, venerdì 13 naturalmente. Del resto, se proprio tutto deve finire, perché non scegliere un momento che, già di per sé, ha una certa reputazione?

E no, non si tratta dell’ennesimo ultimatum lanciato (e da noi puntualmente ignorato) dai più prestigiosi organi internazionali che ci rammentano, spesso e volentieri invano, che le risorse del pianeta stanno per esaurirsi. Tantomeno è il limite stabilito dai nuovi tycoon dello spazio, entro il quale la vita sarà trasferita sulla Luna, o peggio su Marte, così come non corrisponde ad una profezia formulata da una Oda Mae Brown qualunque. E checché se ne dica, non è neppure una delle più fantasiose teorie del complotto che girano liberamente in rete. O meglio, non proprio.

Al contrario di quel che potremmo pensare, infatti, la verità è che questa volta, stranamente, di vero qui non c’è un bel niente. Perché? Ebbene, perché il presunto e involontario “allarme” proviene dall’autorevole portale Science, dove nel 1960 Heinz von Foerster, Patricia Mora e Lawrence Amiot pubblicarono uno studio che avrebbe favorito la diffusione di non poche speculazioni. Perciò, per quanto il nostro Direttore Simone Di Matteo possa augurarsi l’imminente arrivo dell’estinzione umana all’interno della sua rubrica settimanale di satira L’irriverente, ci toccherà aspettare ancora un po’!

La fine del mondo era già stata calcolata nel 1960

Doomsday: Friday, 13 November, A.D. 2026, è questo il titolo della ricerca che ha suscitato un clamore nettamente diverso da quello che, forse, i suoi fautori si erano prefissati. Stando al loro lavoro, in effetti, se la popolazione umana crescesse allo stesso ritmo dei due millenni precedenti, in quel famoso 13 novembre raggiungerebbe matematicamente l’infinito. Insomma, è evidente che abbia ben poco a che vedere con un fantomatico “giorno del giudizio”. Era sostanzialmente un modello matematico, costruito sulla base di una crescita demografica che nel frattempo ha preso una strada del tutto differente. La popolazione mondiale ha raggiunto il suo picco nella seconda metà del Novecento e poi ha cominciato a rallentare, rendendo l’estrapolazione di von Foerster non più rappresentativa della realtà.

Pertanto, il pianeta non esploderà tra due mesi e non ci sarà alcun Dottor Doom a decretare le nostre sorti. Il numero 2026 coincideva solamente con il momento nel quale la curva matematica studiata quasi 70 anni fa avrebbe dovuto continuare a crescere, portando al verificarsi di un fenomeno singolare. Senza contare, poi, che il 13 novembre coincide con il compleanno di von Foerster, sarà un caso? Chi lo sa. Quel che è certo è che in molti, probabilmente in troppi, sembrano credere profondamente a quello che altro non è se non un gigantesco “granchio”.

Cerchiamo vita su Marte, ma temiamo ancora il 13 novembre

Ormai costruiamo razzi per andare sulla Luna, mandiamo sonde sempre più lontano, studiamo Marte, immaginiamo basi extraterrestri e parliamo persino di progetti di terraformazione, eppure ci soffermiamo su una speculazione priva di qualsiasi tipo di fondamento. Per carità, l’autorevolezza dello studio può trarre in inganno, ma in ogni caso sarebbero ben altri i motivi per i quali dovremmo davvero preoccuparci. Basti pensare alle guerre che non danno alcun segnale di tregua, al cambiamento climatico, alla crisi economica, alle tensioni geopolitiche, ai disastri ambientali e a chi più ne ha, più ne metta.

Anche perché, a dirla tutta, abbiamo paura della fine del mondo, ma nel frattempo facciamo del nostro meglio per rendere quel mondo un posto inadatto alla vita. Come recita una vecchia massima attribuita a Niels Bohr:

Difficile fare previsioni, soprattutto sul futuro

Continuando di questo passo, però, chissà che quella banalissima speculazione non possa trasformarsi seriamente in realtà!

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Diego Lanuto

Classe 1996, studente laureando in “Lingue, Culture, Letterature e Traduzione” presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri, attualità, politica, costume, società e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti d'informazione e testate giornalistiche (cartacee e digitali), tra cui Metropolitan Magazine, M Social Magazine, Spyit.it, Art&Glamour Magazine, Affari Italini (sez. Roma), EVA3000 e Identity Style. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa, ultimo dei quali "L'Amore Dietro Ogni Cosa" (NewMusic Group, 2022). Dal 2024 è caporedattore per L'Opinione - Tempi Moderni.

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