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Dolly Parton, i “lampi di genio” di una “Iron Butterfly” ben più grande di quel che credevamo

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Dolly Parton

Sono passate due settimane esatte dalla morte di Dolly Parton, eppure, com’era prevedibile per una donna e un’artista del suo calibro, noi siamo ancora qui a parlarne. Dopo la sua scomparsa, infatti, sono molte le cose che siamo venuti a sapere sul suo conto e che ci restituiscono l’immagine di una “iron butterfly” (è così che in tanti la chiamavano per via della sua figura piuttosto minuta e per la sua immensa determinazione tanto negli affari quanto nel suo percorso artistico) ben più grande di quel che pensavamo. Del resto, non dovremmo stupirci dal momento che, al giorno d’oggi, sembra che chiunque dimostri un certo valore nella vita questo gli venga riconosciuto esclusivamente dopo la morte.

Comunque, tra l’omaggio dei Tennessee Volunteers durante la prima partita della stagione, che ha visto oltre centomila persone cantare all’unisono I Will Always Love You e le critiche della sorella Stella Parton contro gli irrispettosi contenuti IA generati in seguito alla scomparsa della sorella, passando per le polemiche rivolte a Miley Cyrus per aver deciso di proseguire con la pubblicazione del suo ultimo progetto musicale nonostante la dipartita della madrina, stiamo scoprendo sempre più curiosità sul conto di Dolly, fatti ed informazioni di cui forse saremmo già a conoscenza, se solo ci ricordassimo, perlomeno ogni tanto, di rivolgere la giusta attenzione alle persone, lontane o vicine, parenti o conoscenti, dive internazionali o meteore nostrane che siano, quando sono ancora qui fra noi.

A questo punto, però, visto che siamo, tanto vale la pena di sapere che cosa ci siamo persi!

Una Dolly Parton che qualche sorpresa, forse, poteva ancora riservarcela

Dietro l’immagine di una star che sembrava aver fatto dell’eccesso il proprio marchio di fabbrica, c’era una donna che aveva preso molto sul serio l’idea di lasciare qualcosa agli altri/Credit: Agenzia DiRe

Dietro la chiacchieratissima Jolene, il country, Dollywood, il look eccentrico, le parrucche cotonate, i seni abbondanti e chi più ne, più ne metta, c’era davvero molto altro. E, per quanto strano possa sembrare, c’erano perfino alcune cose che i più mai avrebbero immaginato si potessero attribuire ad una star ai suoi livelli. Probabilmente perché viviamo in un mondo che non è più abituato alla generosità, a tal punto da non saperla neanche più riconoscere, o chissà, magari perché ci risulta sicuramente più facile fermarci “alla copertina” anziché sfogliare qualche pagina in avanti per cercare di andare un po’ più a fondo nella trama dell’animo di una persona.

Certo, lei amava metterci del suo e di stravaganze, sebbene sarebbe più corretto chiamarle “lampi di genio”, pare averne fatte pure parecchie. Innanzitutto, come da lei stessa rivelato in un’intervista dello scorso anno tornata a galla soltanto in questi giorni, ha registrato una canzone intitolata My Place in History e l’ha fatta chiudere dentro una capsula conservata al DreamMore Resort di Dollywood. E fin qui potrebbe non esserci niente di assurdo, se non fosse per il fatto che quel brano, per sua stessa volontà, potrà essere ascoltato solamente a partire dal 19 gennaio 2046, il giorno in cui avrebbe compiuto cento anni. All’interno del cofanetto ci sono una copia su CD e una su cassetta, affianco alle istruzioni per utilizzarli. Una specie di messaggio dal futuro, quindi, nonostante non ci sia ancora consentito conoscerne il contenuto.

Un milione di dollari per la ricerca sul vaccino anti-Covid e il corpo per la lotta al cancro

Ed è proprio quel futuro che a lei stava molto a cuore. Molti potrebbero dire di averlo sempre saputo, ma sono abbastanza sicuro che se chiedessimo in giro a quante persone più persone possibili se ne fossero realmente venute a conoscenza, verosimilmente non troveremmo una percentuale alta. Lasciando da parte i vari complottismi da no-vax per un attimo, nel 2020 Dolly aveva donato un milione di dollari alla ricerca sul vaccino contro il Covid-19 al Vanderbilt University Medical Center. Quel finanziamento contribuì al lavoro che portò allo sviluppo del vaccino Moderna, fornendo un notevole supporto alla comunitò scientifica nel corso dell’emergenza pandemica.

Solo dopo la sua morte, inoltre, la sorella Stella ha raccontato che, durante la sua battaglia contro il cancro, Dolly aveva autorizzato la sua équipe medica ad utilizzare, nel caso in cui per lei non ci fosse stata più alcuna speranza, farmaci sperimentali, nella speranza che potessero servire a qualcun altro nei prossimi anni. Insomma, una decisione che prese non per salvarsi a tutti i costi, ma per provare, persino nel momento peggiore, a lasciare qualcosa a chi sarebbe venuto dopo di lei. Una disponibilità che, conoscendo la sua storia, non stupisce affatto.

La strana abitudine di pensare sempre a chi sarebbe venuto dopo

La tendenza a dare, senza aspettarsi mai nulla in cambio, ma solamente per il gusto di poter offrire ciò che lei, soprattutto da bambina, non aveva avuto, era una sorta di vocazione. Basti pensare all’imenso lavoro svolto con la sua Imagination Library, programma fondato nel 1995 e al quale ora la Casa Bianca sta pensando di tagliare fondi (guarda caso!), il cui scopo era e rimane tuttora quello di regalare libri da leggere ai bambini e di favorire la lettura fin dai primi anni di vita. Un’idea nobile, legata alla sua esperienza familiare e, in particolare, al padre, che non aveva mai avuto l’opportunità di imparare a leggere.

Stando ai dati più recenti, alla fine del 2025 la Library aveva distribuito oltre 304 milioni di libri in tutto il mondo, di cui 40 milioni solo lo scorso anno. Che dire, un’abitudine la sua, ossia quella di pensare costantemente a chi sarebbe venuto dopo, che oggigiorno, considerati i tempi che corrono, non esiteremmo nemmeno per un istante a guardare con sospetto o con un pizzico di diffidenza. Tuttavia, Dolly aveva capito benissimo che:

Se vuoi vedere l’arcobaleno, devi sopportare anche la pioggia!

D’altronde la sua vita è stata piena di contrasti: povertà e successo, immagine e sostanza, ironia e serietà, spettacolo e beneficienza. Noi, però, abbiamo scelto di guardare solo alla parte più “luccicante”, quella che certi aspetti poteva apparire più “frivola” e, di conseguenza, più facile (per la maggior parte di noi) da comprendere.

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Classe 1996, studente laureando in “Lingue, Culture, Letterature e Traduzione” presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’. Appassionato di scrittura, danza, cinema, libri, attualità, politica, costume, società e molto altro, nel corso degli anni ha collaborato con diversi siti d'informazione e testate giornalistiche (cartacee e digitali), tra cui Metropolitan Magazine, M Social Magazine, Spyit.it, Art&Glamour Magazine, EVA3000 e Identity Style. Ha scritto alcuni articoli per la testata giornalistica cartacea ORA Settimanale. Ha curato progetti in qualità di addetto stampa, ultimo dei quali "L'Amore Dietro Ogni Cosa" (NewMusic Group, 2022). Attualmente, è redattore presso la testata giornalistica Vanity Class e caporedattore per L'Opinione.

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