La scorsa settimana, in occasione del tradizionale saluto al vecchio anno e dell’atteso brindisi per l’inizio del nuovo, abbiamo ripercorso a ritroso la storia del nostro calendario, scoprendo che il 31 dicembre, giorno dedicato a San Silvestro, quello che canonicamente chiamiamo “l’ultimo dell’anno“, in realtà, non è sempre stato posto a sigillo dei dodici mesi precedentemente trascorsi. Ma perché? Ebbene, perché il modo in cui contiamo il tempo non è universale, ma dipende dalla storia, dalla religione e dalla cultura di ciascuna civiltà. Motivo per il quale persino la datazione annuale può variare! Non a caso, sebbene in tanti si siano affrettati nell’elargire i loro migliori (e spesso scontati) auguri di un “buon 2026“, quest’ultimo non è cominciato ovunque nello stesso istante. Anzi, in alcune parti del mondo non è ancora nemmeno arrivato!
Ma qual è la ragione dietro ad una tale discrepanza? Strano ma vero, ce n’è più di una!
Il tempo è una convenzione inventata dall’uomo per non pensare all’eternità — Albert Einstein
Non è il 2026 ovunque: da quando il tempo non scorre allo stesso modo?
Al di là delle motivazioni già osservate insieme nella precedente uscita di “Strano Ma Vero“, dalle quali si potrebbe ricavare solamente una risposta parziale e per certi versi anacronistica alla nostra domanda, ce ne sono alcune legate all’adozione di archi temporali e norme calendariali differenti che hanno portato ad un’evoluzione e ad un conteggio che non risultano essere omogenei, tant’è che, a seconda di quale sia l’impostazione scelta, le differenze possono dimostrarsi piuttosto notevoli.
I fusi orari
La causa più facilmente intuibile è di sicuro quella legata all’esistenza dei “fusi orari”. Come sappiamo, la Terra è divisa in 24 ‘spicchi’ temporali e ciò fa sì che il Capodanno arrivi a scaglioni, in momenti che si susseguono gli uni agli altri. Se in Italia è scoccata la mezzanotte del 1° gennaio, ad esempio, in California ci troviamo ancora nel bel mezzo del pomeriggio del 31 dicembre, così come in alcune isole del Pacifico il nuovo anno è già cominciato da svariate ore. E fin qui, non ci sarebbe neppure nulla di così inusuale, giacché, affianco ai più noti “fusi”, la Linea Internazionale del Cambiamento di Data, attraversando l’Oceano Pacifico, fa sì che, per ben 26 ore, gli abitanti dell’intero pianeta si ritrovino a convivere letteralmente non solo in due anni, per rimanere in tema, ma anche (e soprattutto) in due giorni distinti (“ieri” e “oggi”).
L’aspetto più sorprendente, però, non è legato tanto all’orario, quanto alla scelta della tipologia di calendario da utilizzare per il proprio sistema di datazione. Per quanto strano ci possa sembrare, in effetti, il nostro calendario gregoriano, quello che segna il 2026, non è l’unico in uso e, nonostante la stragrande maggioranza dei Paesi lo adotti per scopi civili e internazionali, molte nazioni mantengono, e utilizzano quotidianamente, modelli alternativi.
I modelli alternativi al calendario gregoriano
Paesi islamici
Difatti, nei Paesi musulmani il tempo si misura a partire dall’Egira di Maometto, la migrazione da La Mecca a Medina del 622 d.C. che segnò l’inizio della comunità islamica, e il calendario è puramente lunare, senza alcun tipo di correzione solare. Ciò implica che le annualità siano più corte di quelle a cui siamo abituati e che le festività si spostino di continuo nel corso delle stagioni. Perciò, qualora dovessimo trovarci in uno di questi posti, a che anno avremmo dovuto brindare? Beh, al 1447-1448!
In Asia
In Cina, invece, il calendario tradizionale è lunisolare e il tempo viene organizzato seguendo cicli di animali e/o elementi. Stando a quel che la tradizione tramanda, pur senza una conferma o un riconoscimento ufficiale, il conteggio degli anni partirebbe dall’epoca leggendaria dell’Imperatore Giallo (4723-4724). Tuttavia, più che il numero, al contrario di quel che si potrebbe pensare, a contare davvero è il segno zodiacale: il 2026, in particolare, sarà l’Anno del Cavallo e avrà inizio fra gennaio e febbraio!
E che dire dell’India? Il secondo Stato più importante del blocco asiatico convive con più sistemi in contemporanea. C’è il calendario Saka, ossia quello civile e ufficiale, basato su un’era storica che diverge dal corrispettivo cristiano, secondo cui il Capodanno cade a marzo e oggi ci troviamo nel 1947-1948. A seguirlo il Vikram Samvat, tradizionalmente hindu e lunisolare, in base al quale saremmo già arrivati nel 2082-2083. E infine, c’è il Kali Yuga, che colloca il tempo in una grande era cosmica corrispondente all’anno 5126-5127.
Senza spostarci troppo, poi, arriviamo in Thailandia, dove si fa riferimento ad un calendario solare, valido persino per i documenti ufficiali, che conta gli anni a partire dalla nascita del Buddha, tradizionalmente collocata nel 543 a.C., in virtù della quale saremmo nel 2569.
In Africa
Cosa accade in Africa? Sarà maggiormente allineata alla concezione occidentale oppure no? Difficile a dirsi. Quel che è certo in Etiopia ci troviamo nel 2018 o nel 2019, l’anno è più corto del nostro e risulta diviso in tredici mesi, di cui dodici di trenta giorni e uno finale più breve. A cosa è dovuto? Ad una collocazione della data della nascita di Gesù diversa rispetto alla nostra, il che spiega lo scarto di sette o otto anni con il 2026.
Altri casi
Insomma, è evidente quanto la concezione e la percezione temporale siano assai relative o non principi assoluti, soprattutto se pensiamo che, oltre ai modelli già visti, ce ne sono altri di natura ancor più bizzarra, perlomeno ai nostri occhi. Un po’ come accade per l’Iran e l’Afghanistan, dove si segue il calendario solare hijri, che inizia con l’equinozio di primavera: il nuovo anno non parte a gennaio, ma a marzo, ed è il 1404. Oppure in Nepal, in cui il calendario Bikram Sambat porta addirittura oltre il 2080. Esistono, inoltre, casi più politici che religiosi o culturali come quello di Taiwan, che utilizza anche il calendario Minguo, il quale conta gli anni dalla fondazione della Repubblica di Cina, o della Corea del Nord, che segue il calendario Juche, iniziato con la nascita di Kim Il-sung.
Alla luce di ciò, dunque, non ci resta che riconoscere nella suddivisione in date, momenti, epoche, ere o anni il risultato di scelte storiche, simboliche e culturali condivise, per via delle quali se qualcuno brinda al 2026, qualcun altro si trova nel 2025, nel 1447, nel 2569 o nel 5126, pur tenendo sempre a mente che rimaniamo tutti soggetti ad un solo ed inesorabile scorrere del tempo!!!
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