Le Nostre Rubriche

“La mia prediletta” di Romy Hausman: il male che si traveste da amore familiare

Il nostro mondo ha pareti immobili. Nessuna finestra, nessuna porta. Il nostro mondo è piccolo. Ventiquattro passi, mettendo il tallone di un piede davanti alla punta dell’altro e viceversa, dalla libreria alla cucina. Nel nostro mondo ci sono regole e punizioni e un tempo proprio

Boom, uno schianto. Una donna – Lena – in ospedale, con la propria figlia al capezzale. “Mamma è stata investita“, dice la bambina con un eloquio che ci si aspetterebbe da un adulto, pronunciando anche quel nome, Lena, che sarà la chiave di tutto il libro. “Di solito, è molto sbadata” aggiunge. E nessuno in quell’ospedale può anche solo minimamente immaginare quello che è veramente accaduto. Quella donna infatti non si chiama affatto Lena, è Jasmin Grass, scomparsa nel nulla più assoluto quattro mesi prima. E la verità è ancora più cruda, tormentata e oscura della fantasia.

Una prigione chiamata casa ne “La mia prediletta”

Quando viene rapita, a Jasmin vengono imposte delle regole e un nuovo stile di vita. Un reset a quello che era prima, e puff, tutto deve essere perfetto. Un vestiario particolare, un colore dei capelli – biondo – che non le appartiene. E due bambini, che non sono certo suoi ma che la chiamano mamma. Il rapitore è chiaro soprattutto su un punto: tu sei Lena. Dimentica la tua vita precedente. La capanna dove lei e i due bimbi, che altro non hanno conosciuto se non quello e che quindi sono convinti che la famiglia sia perfetta così, sono confinati è sigillata: per sopravvivere, devono basarsi su un impianto di ricircolo che li tiene in vita. Ma non in salute, anche i bimbi: ed ecco perché sembrano – poiché privati di sole e aria fresca – più piccoli.

Ma un giorno, le cui dinamiche verranno poi spiegate nel corso della storia, tutto cambia: Jasmin-Lena riesce a scappare dalla capanna, convinta di aver ammazzato il suo aguzzino. Scappa, scappa, scappa ma viene investita: la salvezza, però, è comunque a portata di mano perché sopravvive e, dopo una degenza in ospedale, viene persino dimessa. Tutto viene a galla e anche i bambini vengono ricoverati in struttura psichiatrica. Jonathan, rimasto nella capanna, e Hanna, al capezzale della mamma-finta. E Jasmin non deve fare altro che tornare alla sua vita precedente. Il mostro è morto, no? E allora perché non riesce a togliersi dalla testa la fastidiosa e opprimente sensazione che non tutto sia finito? Che ancora ci siano delle cose da risolvere?

I ritmi che non cambiano, la mente che fa brutti scherzi

Jasmin non si dà pace, soprattutto quando le arrivano delle lettere. Lettere che non le permettono di avere pace, di provare anche solo leggermente a “dimenticare” – ammesso e non concesso che si possa dimenticare una simile esperienza. Del resto, la voce del suo aguzzino le risuona nella testa come un’allucinazione. Avevano un orario per tutto, tutto era scandito dalle sue regole e ora Jasmin non riesce nemmeno ad andare in bagno senza seguire quel copione. Quelle lettere poi rendono tutto più brutto. Ma se lui è morto, chi gliele ha mandate? I bambini? E soprattutto… chi è la Lena che il suo rapitore voleva che le lei impersonasse?

Un thriller mozzafiato

Bellissimo, tiene incollati fino alla fine. Il ritmo diventa sempre più incalzante, mentre nelle nostre teste di lettori l’orrore assume forme sempre diverse, sempre peggiori. Con la voce della piccola Hannah, con sindrome di Asperger, quella del padre della vera Lena e con quella di Jasmin uniamo tutti i pezzi. E non è facile, anzi, è molto doloroso e molto brutto e molto angosciante ma sembra quasi… necessario? Assurdo ma liberatorio arrivare alla fine. E no, il lieto fine non c’è per tutti. Come nella realtà, ci sono storie che non sono bianche e nere ma hanno varie sfumature di grigio. Ed è proprio lì la bellezza. E lo spavento: del resto, il male si annida dove meno ce lo si aspetta – ma per questo, serve il finale.

Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Rotte Letterarie”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-

Leggi anche:

“Andrea, oltre il ragazzo dai pantaloni rosa”: il ritratto di una mamma sulle sofferenze del figlio – L’Opinione

“Non ti addormentare”, un thriller dove presente, passato e futuro non hanno legami – L’Opinione

Caffè con delitto, l’amore e la morte legati: una scrittura brillante con una trama originale – L’Opinione

Per rimanere aggiornato sulle ultime opinioni, seguici su: il nostro sito, Instagram, Facebook e LinkedIn

Federica Cabras

Giornalista pubblicista, editor e scrittrice, ha in tasca una laurea in Lettere e un master in Criminologia. Ha pubblicato sette libri, spaziando dall'horror al romance, e lavora nel campo del giornalismo da dieci anni. Tra le sue pubblicazioni, "I segreti di una culla vuota" e "Chi me lo ha fatto fare".

View Comments

Recent Posts

“La colpevole” di B. A. Paris: il thriller che mostra l’ossessione in tutte le sue forme

Le notti insonni generano grandi idee o grandi mostri - Filippo Alosi Nell Masters è una donna realizzata.…

11 ore ago

Rimpatri, l’UE cambia passo: la linea di Meloni entra nelle nuove regole della comunità

Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato lo scorso 1° ottobre le nuove regole sul rimpatrio…

1 giorno ago

Morti sul lavoro, la prevenzione comincia a scuola: Sport&Smile al Senato con “L’ultimo giorno”

La sicurezza sul lavoro non riguarda soltanto chi entra ogni mattina in fabbrica, in cantiere…

2 giorni ago

Barbara D’Urso in onda su YouTube con “Storie Incredibili”: chi ha bisogno della televisione?

C’è qualcosa di curioso, e forse anche di profondamente contemporaneo, nel ritorno di Barbara D’Urso.…

2 giorni ago

Premio Valore Coraggio 2026, riconoscimento all’Oncologia Pediatrica del Gemelli

Domenica 4 ottobre, nella Sala della Protomoteca del Campidoglio a Roma, si è tenuta la…

3 giorni ago

Che male c’è? Condividiamo figli sui social, ma la loro identità digitale non l’hanno mai chiesta!

L’ultimo giorno di asilo nido è arrivato, la festa organizzata dalle maestre per la consegna…

3 giorni ago