L'Intervista

Luca Burini, tra la nuova guida di Novella2000 e il fascino di ciò che non si racconta

Per anni ha raccontato l’attualità, i diritti, la parità di genere e le grandi questioni sociali, oggi, forte e cosciente della sua integrità, Luca Burini raccoglie una delle eredità editoriali più celebri d’Italia, quella di Novella 2000, con l’idea di accompagnarla verso una nuova stagione, dove la testata non rinuncia alla sua storia ma dialoga con la cultura, il costume e l’approfondimento. Proprio per questo, abbiamo deciso di raggiungerlo telefonicamente e di intervistarlo per voi, guardando alla sua idea di giornalismo, al suo rapporto con i social media e al valore, sempre più raro, del mistero, con la convinzione che perfino un marchio storico possa reinventarsi senza tradire la propria anima.

Buona lettura!

La libertà di stampa, se significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuole sentirsi dire — George Orwell

Luca Burini – L’intervista

Credit: foto per gentile concessione di Luca Burini

Lei eredita una testata che ha raccontato decenni di scandali, amori, tradimenti e cadute eccellenti. Qual è la linea rossa che non intende superare?

Non c’è nessuna linea rossa. Io personalmente non mi sono mai occupato di gossip e non mi trovo a doverlo fare perché Novella 2000 è diventata un femminile. È nata come rivista letteraria con le firme di gente come Grazia Deledda e Pirandello. Poi è passata al costume, quindi alla cronaca rosa che si è evoluta nel gossip. Insomma, è un brand in continua evoluzione. La cronaca rosa e il gossip, sì, rimangono, ma come ci sono in tanti altri femminili. Potrei però decidere di superare un’altra linea rossa, quella legata all’attualità femminile in chiave sociale o politica, se servisse.

Oggi i social bruciano le notizie in pochi minuti ha ancora senso una rivista cartacea nell’era di TikTok, Instagram e dei paparazzi fai-da-te?

Decisamente sì. La lettura è importante. Un copy sui social non è un articolo di giornale. Non permette la stessa possibilità di approfondimento. Per quello che mi riguarda, però, in chiave giornalistica anche i social sono molto importanti. Intanto perché arrivano a più persone, diverse tra loro. Perché permettono di valorizzare, anche tramite formati diversi, gli articoli che scriviamo. E spero facciano da pista di atterraggio sul prodotto che abbiamo sia in edicola che in digitale. 

Nel mondo dello spettacolo esiste ancora qualcuno davvero “intoccabile” oppure oggi le inchieste hanno il potere di colpire tutti senza più protezioni politiche, economiche o televisive? Mi faccia un nome che secondo lei nessuno ha ancora avuto il coraggio di raccontare fino in fondo.

A pelle le direi che forse qualche intoccabile esiste. Ma è una risposta sicuramente parziale, non essendomi mai occupato del privato altrui, giornalisticamente parlando. Credo, però, che le vicende degli ultimi mesi abbiano dimostrato che esistono schegge impazzite che, se gli fa gioco, non guardano in faccia a nessuno.  Per riallacciarmi all’ultima parte della sua domanda, fatico a fare un’analisi approfondita della questione perché non ne so abbastanza. Ma mi sento di dire che i personaggi che non sono stati raccontati, che non si raccontano abbastanza, sono i più affascinanti.

Oggi tutti sono ovunque. Tutti raccontano tutti. So più cose riguardo al personaggio televisivo che di alcune persone che frequento nella vita privata. Che noia. Quando io ero un bambino, i miei idoli scomparivano per registrare un album, fare un film e tu non sapevi quando e se sarebbero tornati. Quello era il fascino.  Una persona che mi affascina in questo senso, forse, è Maria De Filippi che non si racconta mai troppo. Forse, anche per questo, è così brava a raccontare gli altri?

Un tempo il potere temeva i grandi giornali politici; oggi sembra temere di più la viralità di una copertina o di un titolo scandalistico. Le chiedo provocatoriamente: il gossip è diventato la nuova forma di controllo sociale mascherata da intrattenimento?

Credo che il gossip comunque abbia sempre spaventato il potere. In passato le figure erano decisamente più eleganti e istituzionali, quindi uno scivolone poteva avere un prezzo alto. Oggi non è più così. Ricordo alcuni posati che profumavamo di tamarro di alcuni dei nostri politici attuali. Credo che il gossip e il titolo scandalistico spaventi più i politici che predicano bene e razzolano male. Se io predicassi la monogamia, ma facessi le ammucchiate a porte chiuse, immagino avrei molta paura che la notizia uscisse. C’è un tema di credibilità. Per quanto oggi l’essere credibili non credo sia il requisito più importante per raccogliere voti. 

Credit: foto per gentile concessione di Luca Burini

Molti direttori inseguono clic e scandali per sopravvivere. Lei invece parla di “restauro” editoriale. È una scelta culturale o anche una presa di distanza da un certo giornalismo che considera ormai tossico?

Sono stato chiamato a Novella 2000 perché la proprietà voleva che diventasse un femminile. Per anni ho gestito il femminile online LetteraDonna.it (di proprietà del gruppo News3.0, contribuiva all’audience di Elle Italia) che aveva un piano editoriale basato principalmente sull’attualità (parità di genere, diritti, femminicidi, violenza). Ho accettato per quello. Credo sia stata la mia più bella avventura lavorativa, per quanto avessi accettato con poca convinzione e vivendolo come un downgrade.

Tornando al restyling di Novella 2000, non sarei stato in grado di occuparmi di gossip. Non mi avrebbero proprio contattato! Ognuno ha il suo percorso che, credo, un po’ influenzi anche i suoi gusti di lettura (e viceversa). Il mio semplicemente non è stato quello. Mi sono anche occupato di temi più leggeri che mi appassionano come la musica, la tv e il cinema, però principalmente di altro. Questo non vuol dire che ritenga i giornali di gossip carta straccia o tossici. Dipende da come vengono fatti. Ma, comunque, la tematica non mi appassiona. 

Da direttore a direttore le faccio l’ultima domanda: tra vent’anni preferirebbe essere ricordato come un uomo che ha fatto vendere copie o come uno che ha cambiato il modo di raccontare la verità?

Come un direttore che ha fatto un buon prodotto giornalistico. Di questi tempi mi pare già tanto!

Se siete curiosi di leggere le precedenti interviste, potete recuperarle cliccando -> QUI <-

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Simone Di Matteo

Simone Di Matteo, Latina 25 gennaio 1984. Curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie. Molti dei suoi libri invece sono distribuiti all'interno degli istituti scolastici italiani. È noto al grande pubblico non solo esclusivamente per la sua variegata produzione letteraria, ma anche per la sua partecipazione nel 2016 alla V edizione del reality on the road di Rai2 Pechino Express. Consacratosi come Il giustiziere dei Vip, da circa due anni grazie a L’Irriverente, personaggio da lui ideato e suo personale pseudonimo, commenta il mondo della televisione, dei social network e i personaggi che lo popolano, senza alcun timore, con quel pizzico di spietatezza che non guasta mai attraverso le sue rubriche settimanali.

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