Attualità

Maturità, tra scena muta e silenzio assordante: quando i ragazzi tacciono, agli adulti tocca ascoltare

Nelle ultime settimane sono rimbalzate su tutte le maggiori testate, notizie riguardanti la protesta attuata da numerosi studenti, la quale consisterebbe nel fare scena muta all’orale di maturità dopo essersi assicurati un voto sufficiente per passare coi punteggi delle prove scritte e dei crediti formativi. I ragazzi hanno giustificato il gesto spiegando di non sentirsi ascoltati né rappresentati da un sistema basato sulla materialità del voto, e dalla competitività tossica che ne consegue.

Che cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no. Ma se rifiuta, non rinuncia tuttavia: è anche un uomo che dice di sì, fin dal suo primo muoversi.

Albert Camus, L’uomo in rivolta

Dove ci porterà questa “rivolta” della maturità?

Subito dopo i primi casi il web è insorto, e ciò che mi fa specie è che la maggior parte dei commenti, di carattere per lo più aggressivo e ostile, sono stati scritti da persone lontanissime dal mondo della scuola ormai da tempo. La preside del liceo classico Canova, a Treviso, risponde ad uno studente che aveva protestato nella sua scuola: “ragazzi, i voti non sono like ai vostri post”; come se la priorità dei giovani dinnanzi a tutte le criticità del sistema scolastico italiano fosse la visibilità mediatica.

Dopo neppure una settimana da questi avvenimenti, il ministro Valditara avverte: “dall’anno prossimo chiunque boicotterà l’esame di stato ripeterà l’anno”. Ecco, questa mi sembra a tutti gli effetti una soluzione tanto inefficace quanto sbrigativa, nonché una risposta di ignoranza da parte di una carica che invece dovrebbe interrogarsi sulla reale natura di questa protesta pacifica.

Si è parlato di boicottare l’esame di stato, di ribellione e addirittura di pigrizia nei confronti dell’istituzione scolastica, ma io personalmente non percepisco nulla di tutto ciò.

Le accuse rivolte ai ragazzi

A chi accusa questi ragazzi di ozio, vorrei far notare che sedersi all’orale con un voto maggiore di 60/100 significa non avere alcun problema con lo studio. Difatti tutti questi studenti erano accumunati da un ottimo rendimento scolastico. Quel che vedo sono giovani che stanno esprimendo un malessere, seppur abbiano scelto la maniera sbagliata per esternarlo. Non hanno mancato di rispetto a nessuno, ma hanno semplicemente intrapreso una libera scelta che è sempre stata tra le opzioni e che pochissimi hanno avuto la mentalità e il fegato di adottare. Penso che non si tratti neppure di un impeto di ribellione improvviso, dato che chiunque valuterebbe due volte prima di rinunciare ad un’esperienza di vita come il colloquio orale in virtù di un ideale superiore.

Rifiutare un punteggio alto significa inoltre fare a meno di agevolazioni accademiche, borse di studio, esperienze all’estero, tirocini, benefit nei concorsi pubblici e via discorrendo. Credo ne fossero al corrente prima di sacrificare tutte queste possibilità.

Una risposta austera che dovrebbe farci riflettere

Quello che dovrebbe realmente preoccuparci è la risposta austera del ministro, che costringe ad abbassare la testa anziché cercare il dialogo con questi ragazzi, provare a mediare. I problemi realmente meritevoli di una tale tempestività sono il tasso di abbandono scolastico in costante crescita, il preoccupante peggioramento dei ragazzi nelle prestazioni invalsi, l’interesse e l’attenzione in calo. L’entusiasmo per ciò che si apprende è stato eclissato dal voto che è diventato il fine per cui si studia, e intanto il ministro ci dimostra che la scuola preferisce studenti impreparati a studenti indisciplinati

Spero vivamente che questa protesta possa rappresentare un nuovo inizio verso una maturità da ridimensionare, e da un sistema che non rappresenta più chi lo vive!

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Sofia Pacciolla

Classe 2007, è la più giovane voce qui su L’Opinione. È una studentessa di Lettere moderne presso la Statale di Milano con una devozione sfrenata per la letteratura, il cinema, lo spettacolo, la musica e i viaggi che da sempre la accompagna. Nerd incurabile, la rapisce tutto ciò che fa parte del mondo geek e della cultura pop. Ama tanto la compagnia degli altri quanto quella di se stessa, e intende proseguire gli studi per poter un giorno intraprendere una carriera nell’editoria e nel giornalismo.

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  • Sono dalla loro parte. Si, dalla parte di chi alla scuola chiede stimoli, interessi,cultura, ma non quella dei libri (leggete da pag. a pag…)ma quella dell’esperienza , del vissuto filtrato dall’insegnante e riproposto come tale, della curiosità soddisfatta , delle risposte alle loro esigenze. É la scuola ad essere in difetto, ad abituarli ad affidarsi a chi volto non ha( internet, intelligenze artificiali e quant’altro) a non guidarli verso confronto, alla vivace discussione….. é la scuola che deve cambiare, altrimenti, caro ministro, il mondo avrà solo … muti!!

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