Le Nostre Rubriche

“No Maria, io esco!”, io e la vamp Tina Cipollari: dieci anni di tentate emulazioni, diffidate dalle imitazioni!

Questa settimana avrei potuto spendere due parole sull’ennesimo ritorno televisivo annunciato di Barbara d’Urso, che ormai entra ed esce dai palinsesti con la stessa velocità con cui Giorgia Meloni fa promesse che, il più delle volte, sembra non riuscire a mantenere. Oppure, mi sarei potuto soffermare sulla nuova avventura di Selvaggia Lucarelli, appena approdata alla conduzione de L’Isola dei Famosi, ma se dopo decenni di critiche verso un certo modo di fare televisione, si finisce per entrare a farne parte, dimostrando a mio avviso di non riuscire a fare i conti con le proprie parole, come avrei potuto pretendere che sarebbe stata in grado di farlo con le mie? E infine, avrei potuto dedicare dello spazio a Chiara Ferragni. che avrebbe deciso di improvvisarsi attrice con la medesima avventatezza con cui certa gente pretende di voler insegnare qualcosa a qualcuno non avendo, dall’alto della propria esperienza, imparato un bel niente.

Insomma, avrei potuto parlare di cose di questo e qualche altro mondo, ma non l’ho fatto e, probabilmente, non lo farò. Del resto, lo sapete, non ho mai avuto una particolare predisposizione per tutto ciò che vale la pena e finisce inesorabilmente per farla. Al contrario, preferisco di gran lunga parlare di cose che meritano realmente attenzione.

Quando l’originalità non è alla portata di chiunque: “No Maria, io esco!”

La cosa più difficile nella vita? Essere se stessi. E avere abbastanza carattere per restarlo — Georges Simenon

Alcune amicizie non nascono davanti alle telecamere, ma diventano inevitabilmente una storia da raccontare/Credit: DiamonD EditricE

Ogni tanto, lo ammetto, mi piace concedermi il lusso di voltarmi indietro. Sia chiaro, non lo faccio per nostalgia, sentimento che ho sempre trovato sopravvalutato, ma perché, in un mondo in cui va tanto di moda celebrare anniversari che nessuno ricorda o ricorrenze di cui non si sente spesso la mancanza, ricordare qualcosa che, almeno per me, un significato ce l’ha davvero può fare solamente bene. Dieci anni fa, ad esempio, arrivava in libreria “No Maria, io esco!“, il mio libro scritto a quattro mani con Tina Cipollari, un libro che in tanti sognerebbero di essere capaci di scrivere. D’altronde, di vamp più emulate del piccolo schermo ne esiste solamente una e di irriverenti quanto basta, profondi casomai, altrettanto!

Io e Tina ci conosciamo da oltre un ventennio, direi un tempo sufficiente per assistere alle trasformazioni della televisione, all’ascesa e alla caduta di quei prezzemolini non tanto belli e, solitamente, pure buoni a nulla, e alle miserabili figure di chi prometteva sogni, ma invece non poteva permettersi neppure di realizzare i propri. Nel frattempo, noi siamo rimasti lì, lei con il suo carattere ed io con il mio. Lei fermamente convinta di avere sempre ragione (o quasi) ed io ostinatamente persuaso dall’idea che se proprio si debba darle torto, si farebbe prima e meglio ad abiurare le proprie convinzioni.

Dieci anni dopo noi siamo ancora qua!

E chissà, magari è proprio questo il motivo per cui, a distanza di un decennio, ciò che abbiamo fatto continua a sembrarmi qualcosa di molto più grande di un semplice testo. Qualcuno, all’epoca, lo definì un’operazione editoriale, ma quella definizione non mi ha mai convinto. In fondo, raccontare il personaggio di Tina (la vamp, s’intende) significava mettere nero su bianco una personalità che non aveva bisogno di essere romanzata, una donna a cui, a differenza di altri, non è mai servito svendere la propria dignità pur di diventare un autentico fenomeno e di sedere sul trono dall’insindacabile giudizio per oltre vent’anni.

E a pensarci bene, la vamp e l’irreverente non sono poi così diversi. Lei ha dato vita ad un personaggio talmente autentico da non aver mai avuto bisogno di interpretarlo, mentre io continuo a scrivere esattamente come vivo: senza preoccuparmi troppo di risultare simpatico a chiunque. Lo faccio sin da che ne ho memoria e, francamente, consiglio a molti di fare lo stesso!

Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite de “L’irriverente”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-

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Simone Di Matteo

Simone Di Matteo, Latina 25 gennaio 1984. Curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie. Molti dei suoi libri invece sono distribuiti all'interno degli istituti scolastici italiani. È noto al grande pubblico non solo esclusivamente per la sua variegata produzione letteraria, ma anche per la sua partecipazione nel 2016 alla V edizione del reality on the road di Rai2 Pechino Express. Consacratosi come Il giustiziere dei Vip, da circa due anni grazie a L’Irriverente, personaggio da lui ideato e suo personale pseudonimo, commenta il mondo della televisione, dei social network e i personaggi che lo popolano, senza alcun timore, con quel pizzico di spietatezza che non guasta mai attraverso le sue rubriche settimanali.

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