Aristide Malnati è, senza ombra di dubbio, uno degli ultimi custodi della memoria in quest’epoca dell’intelligenza artificiale, dove digitali speranze e multimediali illusioni si mescolano, non sapientemente, con una realtà nella quale di reale è rimasto poco, per lo più niente. Nelle scorse settimane, tra un caffè e uno shottino, conversavamo su quanto di insano la nostra contemporaneità sia in grado di offrire a chi, nemmeno fosse un Don Chisciotte qualunque alle prese con tutto quello che apparentemente varrebbe la pena, ma poi puntualmente finisce per farla, non ha occhi per vedere e orecchie per sentire.
E poi continuano ad affermare che la chiusura dei manicomi in Italia, sancita dalla Legge 180 del 13 maggio 1978 (nota come “Legge Basaglia“), sia stata una buona idea. Certo, la norma ha abolito l’ospedalizzazione coatta, chiuso gli ospedali psichiatrici e introdotto i servizi territoriali per la cura e l’inclusione sociale; peccato, però, che i “matti” al giorno d’oggi finiamo per ritrovarceli nelle strade, in politica o, peggio ancora, alla guida del nostro futuro governo. Ah, se solo il diritto al voto fosse esteso in esclusiva, come norma obbligativa, alle persone con un minimo e insindacabile intelletto mentale, sono certo che non avremmo assistito alla dipartita del nostro scarpone, la nostra bella patria, un tempo terra di poeti, eroi ed eroine, oggi rifugio degli incapaci, che, a chiamarli così, gli fai pure un favore.
Roberto Vannacci e la costruzione di un nuovo progetto politico
In queste ultime settimane, girovagando per il cyberspazio, mi sono imbattuto nelle dichiarazioni dell’ex generale Roberto Vannacci, intento a portare avanti la sua campagna elettorale alla guida di Futuro Nazionale. Ancora mi domando quale futuro illustre per il nostro Paese abbia potuto scorgere dal suo partito uno di quelli che, solo a guardarlo, ti fanno venire la voglia di rimpiangere la nostra odiatamatissima premier Giorgia Meloni!?! Solo a guardarlo, perché se, poco poco, ti viene l’insana voglia di ascoltare quello che afferma, così, giusto perché lo scrollare su TikTok inizia anch’esso ad annoiarti, lo sconcerto e il disgusto sono tutto ciò che ti rimane a farti compagnia.
Una ne pensa e mille, scusate il francesismo, di cazzate ne dice e pure ne fa, per non parlare di quelle che ha già abbondantemente scritto all’interno del suo libro Il mondo al contrario. Ma non si faceva prima a donare il suo cervello alla scienza per capire come si può, dall’evoluzione, tornare involuti nel giro di un attimo? Mettiamo il caso che il poverino sia affetto da un virus o da un morbo hitleriano non ancora diagnosticatogli. Cosa dobbiamo aspettare, che riapra le camere a gas? La gogna?
Non me ne voglia nessuno, e non me ne volere nemmeno tu, Robertino, ma prima di aprire bocca solo per dar fiato alle gengive dovremmo imparare a contare fino a 10, in alcuni casi fino a 100!!!
I pregiudizi sono ciò che gli sciocchi usano al posto della ragione – Voltaire
Femminicidio, diritti civili e inclusione: i punti più controversi del pensiero di Roberto Vannacci
Asserire che il femminicidio non dovrebbe essere considerato una categoria distinta dall’omicidio non fa di te un giurista, ma un superficiale interprete della realtà.
Affermare che l’omosessualità non rientrerebbe nella “normalità” statistica non fa di te un candidato ideale, ma un omofobo.
Sostenere che, pur essendo italiana, Paola Egonu non rappresenterebbe fisicamente l’italianità non fa di te un tradizionalista, ma un razzista.
Descrivere l’immigrazione di massa come una minaccia all’identità nazionale e culturale italiana non fa di te un patriota, ma uno xenofobo.
Criticare il femminismo contemporaneo e sostenere che uomini e donne abbiano ruoli e caratteristiche naturalmente differenti non fa di te un uomo di altri tempi, ma un sessista.
Essere favorevole, in alcuni casi, a classi separate per studenti con disabilità non fa di te un rivoluzionario, ma un inetto.
Il confine tra libertà di espressione e diffusione dei pregiudizi
Definire Benito Mussolini uno “statista” non fa di te uno storico, ma un fascista, e questo nonostante tu abbia preso posizione dichiarando di non condividere l’apologia.
Rivendicare il diritto di provare odio o disprezzo verso idee e comportamenti che consideri dannosi non fa di te un giusto, ma un seminatore di intolleranza.
Eppure c’è chi continua a scambiare tutto questo per coraggio, sincerità o libertà di pensiero. No, mi dispiace. Il coraggio è difendere i diritti, non calpestarli. La sincerità è dire la verità, non alimentare pregiudizi. La libertà di pensiero è costruire un confronto, non avvelenarlo. E se questo è davvero il futuro nazionale che qualcuno immagina per l’Italia, allora forse il problema non è Roberto Vannacci. Il problema è chi continua ad applaudirlo.
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[…] Roberto Vannacci, altro che Futuro Nazionale, qui c’è l’ombra di un inglorioso passato! […]
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