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“Ovunque tu sia” di Harlan Coben, quando una notte maledetta spazza via una vita intera

“Da cinque anni sto scontando l’ergastolo per l’omicidio di mio figlio. Spoiler: non sono stato io”.

È proprio così che inizia il thriller di Harlan Coben Ovunque tu sia. David è chiuso in carcere, tra pedofili e assassini – con l’aggiunta sempreverde di qualche cannibale –, da cinque anni. Accusa: omicidio brutale del figlio Matthew, all’epoca treenne. Una notte di un lustro prima, David, solo in casa, sente uno strano odore. Si alza e la prima cosa che vede sono delle tracce di sangue. Si fionda nella camera del figlio e quello che vedrà non lo dimenticherà mai, starà lì, nella sua mente, a fargli visita nelle lunghe notti da detenuto. Un corpicino martoriato, con il viso nemmeno più riconoscibile, si trova nel letto del figlio. Non c’è nulla da fare. Quando poi tutte le prove portano a lui, David – che non vuole comunque più vivere, se la vita non contempla il bimbo – si chiude in un mutismo assoluto e accetta le manette.

Ovunque tu sia, certo, ma dove sei? Figlio mio, ti riporterò a casa

A un certo punto, però, David riceve una visita. Si stizzisce persino, lui di visite non ne vuole nemmeno l’ombra. Ha accettato la punizione come espiazione per non essere riuscito a salvarlo (non certo per averlo ucciso) e nella detenzione trova persino conforto. Comunque, per una serie di fatti burocratici poco definiti, deve incontrare quella persona e quest’incontro cambierà tutto. Rachel, la sorella della sua ex moglie – nonché zia, per l’appunto, di Matthew –, è lì, dall’altra parte del vetro, e gli mostra una foto. All’inizio non capisce, poi sì. In quell’istantanea di alcuni amici di Rachel, in lontananza, si vede un bambino. Un bambino terribilmente simile a Matthew. Ma com’è possibile? E chi era, in questo caso, il bambino martoriato nel suo letto, quell’atroce notte?

Credit: YouTube

Questo cambia tutto. Rachel stessa ammette che è assurdo, ma che un suo amico ha provato a invecchiare Matthew con un sofisticato programma e il risultato è proprio uguale al bimbo della foto trovata per caso. Ecco, sicurezza non ce n’è, ma un padre sa se quello è suo figlio. E David lo sa, accidenti se lo sa. Quello che gli rimane da fare è solo, be’, uscire dalla prigione. Un folle piano di fuga per ritrovare il figlio tanto amato. Riportarlo a casa. Ma anche fuori dalle sbarre, dopo essere riuscito a togliersi la gattabuia dalle spalle, riuscirà David a capire dove si trova il ragazzino? È chiaro sin da subito, e come il sole per giunta, che qualcuno ha fatto di tutto per pilotare le prove. E sono anche trascorsi cinque anni, non dimentichiamo. Ma non è forse vero che l’amore di un padre riesce dove tutto fallisce?

Un libro che tocca le parti più profonde di noi

Il ritmo è calzante. Lo stile magnetico. Coben ci tiene incollati. Tutti noi siamo David mentre cerca disperatamente i suoi perché. Con l’FBI alle costole e una sola occasione per riaggiustare delle ferite enormi, David ha sul groppone un gran peso: quello di non fare nessun tipo di errore. Il colpevole lo conosciamo a metà libro, circa, ma quello che tiene sulle spine è la speranza che questo padre disperato ce la faccia. Che riesca a riportare il ragazzino a casa. E che dimostri quindi quello che lui sa, ma che tutti misero in dubbio: la sua innocenza.

Curiosità – C’è anche una serie Netflix sul film. Super consigliata, ha molte differenze con il libro anche legate al cast. Merita? Quanto il libro. Ah, siuri e siure, c’è – rullo di tamburi – Milo Ventimiglia come attore. Da guardare!

Se siete curiosi di leggere le precedenti uscite di “Rotte Letterarie”, potete recuperarle cliccando -> QUI <-

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Federica Cabras

Giornalista pubblicista, editor e scrittrice, ha in tasca una laurea in Lettere e un master in Criminologia. Ha pubblicato sette libri, spaziando dall'horror al romance, e lavora nel campo del giornalismo da dieci anni. Tra le sue pubblicazioni, "I segreti di una culla vuota" e "Chi me lo ha fatto fare".

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