È facile evocare gli spiriti, difficile congedarli – proverbio antico
Una famiglia rotta, che ha smarrito il suo collante. Due genitori distanti, troppo distanti, lontani come solo certe tragedie sanno dividere. E un figlio, Gale, che è rimasto indietro con la testa. Con i pensieri. Che non sa andare avanti. Ha solo 10 anni, il piccolo, la stessa età che aveva la sua sorella maggiore Layla quando, due anni prima, è stata rapita, violentata e uccisa. Uno sconosciuto. Un colpevole che non ha ricevuto pena per quell’abominio. Per quella morte così brutta, malvagia. Ma non tutti sanno che Layla c’è, è rimasta sotto forma di spirito per farsi vedere proprio da Gale. Il suo fratellino. Piccoli fantasmi di Gregg Dunnett è proprio una storia con al centro un’anima in pena che non può andare avanti.
Piccoli fantasmi: Gale la vede, ma pensa sia il suo inconscio
Non è facile per un ragazzino chiuso in se stesso pensare “oh, bene, vedo mia sorella morta”. È molto più facile credere alla consulente del lutto che vede una volta alla settimana: sei tu, tesoro (gli dice), perché non riesci a lasciarla andare dai tuoi pensieri. Ma se non fosse così? E Gale la vedesse perché lei, morta in maniera brutale e violenta, fosse “ferma”, cristallizzata in una vita che non le appartiene più? Un giorno, tutto ciò diventa chiaro e i due fratelli ne parlano apertamente. Layla rimarrà perché il suo assassino stupratore è lì fuori, pericolo per altri e altre come lei. Anime pure. Al momento sbagliato e nel posto sbagliato.
Layla e Gale devono lavorare da soli. Chi potrebbe credere al ragazzino? E come può fare Layla a dare un nome che non conosce? Se ci si aggiunge il fatto che qui, in Piccoli fantasmi, gli spettri non possono vagare ovunque e fare di tutto (vi ricordate Ghost?) capiamo tutta la difficoltà insita nell’impresa. Dovranno mettere insieme tutto, collegare tutti i dettagli. Lui, il mostro, aveva una cantina. E dei serpenti. Ah, e un cuore marcio. Ma il colpo di scena arriva a metà libro quindi il vero perché non è “chi è il mostro?” ma “Come faranno i ragazzi a dimostrarlo”? E soprattutto: Gale è in pericolo?
Sulla scia di “Amabili resti”: un thriller dal sapore agrodolce sull’addio mancato
Layla sarà per il fratello come un Angelo custode. Nonostante i limiti della sua condizione, e la sofferenza che si porta dietro la sua anima, sarà per il sangue del suo sangue riparo e dolcezza, porto sicuro. Ed è proprio qui la parte veramente agrodolce: l’amore che spesso pensiamo continui ad arrivarci dai nostri cari andati “oltre” ci fa credere a libri come questo. Ci fa credere in Layla che lotta, da morta, per Gale. E per fare sì che la sua famiglia riesca a superare la sua morte.
Insomma, bello, non noioso, molto triste e molto dolce al tempo stesso. Chiunque abbia letto Amabili Resti sa che questo tipo di libri resta dentro come un tatuaggio. Sì, perché chiunque di noi spera che i mostri di bambini vengano presi ma non solo. Anzi, anche perché ci restituisce l’idea che “il dopo” sia dolce e che la morte sia solo un passaggio per un’eternità serena. E scusate se è poco.
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