Tutto è lecito in guerra e in amore ma alcune battaglie non lasciano vincitori, solo una scia di cuori spezzati che ci fa chiedere se il prezzo che paghiamo valga davvero la pena di combattere – Lady Whistledown
E se la storia più romantica di tutta la serie di Bridgerton fosse quella del fratello “escluso”, l’amatissimo dai fan (sarà mica per quell’espressione da bad boy che perdere la testa, da che mondo e mondo, a quasi ogni fanciulla dell’intero mondo terracqueo?) Benedict, sempre nelle retrovie ma presentissimo always? Il Bridgerton più irrisolto, l’artista che vede tutti innamorarsi senza riuscire a trovare un suo batticuore, la sua metà, ora ha le farfalle nello stomaco – e che farfalle, direi più falene. Nelle scorse stagioni l’abbiamo visto nel letto di molte donne, spesso alcune insieme, ah, e non solo donne, ma in questa, be’, all’amore non si sfugge, no?
Nessuno è immune, nemmeno un don Giovanni che ama scaldarsi e sfreddarsi e riscaldarsi continuamente, senza conseguenze e senza legami. E non solo: lui, che tanto odia le regole dell’alta società, perde la testa proprio per chi non dovrebbe una domestica? Benedict, in che disastro ti sei cacciato? Vuoi fare morire d’infarto la tua povera morigerata mamma Violet che sì, d’accordo, crede fermamente nell’amore, eppure. Tra le persone dello stesso strato sociale, se no sai che scandalo di fronte alla Queen Charlotte?
Ecco, abbiamo uno di quei balli super pomposi dell’alta società, dove le ragazze in età da marito vanno a caccia di buoni partiti e alcuni uomini, tra cui Benedict, si nascondono per la maggior parte del tempo proprio per non finire nelle grinfie di mamme e figlie. Ma a un certo punto, una rivelazione: lo scapolo d’oro della stagione, marcato stretto da mille ragazze, ne incontra una. Ha una bella lingua biforcuta, gli tiene testa ed è bellissima in quell’abito argento che tanto le dona. Parlano e lui si accende. Non è noiosa come le altre – rivelazione! – ed è bellissima. Peccato per quella maschera che le cela il viso e per il fatto che scappi alla mezzanotte, lasciandosi dietro un guanto. Non vi ricorda mica qualcosa?
In questa stagione, è inutile, qualche riferimento alla celeberrima fiaba c’è: c’è la principessa, c’è il ballo, c’è il colpo di fulmine e c’è la fuga prima di rivelare l’identità. E c’è il guanto, che Benedict custodisce come una sacra reliquia: del resto, è determinato a ritrovarla. Ma Sophie, la misteriosa dama argentata, non è come Cenerentola. Lei è coraggiosa, tosta, sa cosa vuol dire essere al mondo e essere trattata in modo discutibile. Essendosi scontrata con il lato più cattivo delle persone, sa nuotare anche quando le acque si fanno torbide, mantenendo la propria integrità anche quando tutto sembra andare a rotoli. Per questo, si nasconde. Lei sì che ha visto lo sguardo di Benedict e quando le giunge la voce che l’uomo stia cercando una misteriosa donna incontrata al ballo sorride – si è innamorata anche lei – ma poi scaccia qualsiasi barlume di contentezza: la loro unione è impossibile, quindi non può rivelare all’uomo di essere lei la donna che gli ha rubato il cuore.
Ed ecco il tema, sempre di Cenerentola, della matrigna cattiva: Sophie è una domestica dalla crudele Araminta, ma non lo è sempre stata. Era infatti la figlia – illegittima, okay, ma molto amata – del secondo marito della donna. Quando l’uomo è morto, ad Araminta non è sembrato vero: dire a Sophie che il padre l’aveva estromessa dal testamento è cosa semplice. “Ti tengo, perché sono buona, ma come domestica”: questo il succo della storia e Sophie, nonostante il sangue blu del conte che le scorre nelle vene, deve accettare. Fino a un certo punto, però, perché quando Araminta scopre che si è introdotta al ballo in maschera con le sue scarpe la caccia via e a Sophie non resta che trasferirsi in campagna, fuori Londra, per lavorare lì.
Ma il destino trova sempre il modo di rimettere insieme ciò che sembra perduto. Nella casa di un sedicente gentiluomo, che si rivela presto un bruto, Sophie rischia qualcosa di terribile. A quella stessa festa c’è anche Benedict: non sa chi sia Sophie, ma agisce. Non la riconosce, non sa che è il suo sogno di mille notti, però la difende. Prende a pugni il bruto. Si ferisce, persino. Lui, che va sempre contro le ingiustizie, decide di salvarla da quella situazione, dalla casa di un uomo che potrebbe farle del male e rovinarla: la porta dapprima a My Cottage, una dimora in campagna solo sua, e poi a casa Bridgerton per farla assumere come domestica. Ora lui sa che la differenza di ceto parla chiaro, eppure. La tensione tra i due è assurda, è elettricità pura, è meraviglia e bellezza. E si innamorano di nuovo, in maniera più potente.
Ma come può andare bene? Come può un nobiluomo amare una domestica?
Non c’è nulla da fare, questa è la storia più romantica, più bella e complessa di tutta la serie. Abbiamo la differenza di ceto, che in quell’epoca avrebbe fatto desistere chiunque, e abbiamo però anche un amore bruciante, graffiante, che chiede a gran voce di essere rispettato. Perché ci sono persone a cui non capita mai quel sentimento così totalizzante, così forte da togliere il sonno e il senno. E quando accade, quando una persona ti rapisce l’anima, non è un peccato ignorare questo miracolo della vita?
Benedict, poi, ha sempre disprezzato le regole rigide dell’alta società: è pronto, però, a vivere come reietto, condannando la sua famiglia allo scandalo? Non c’è un altro escamotage? E come reagirà quando capirà che Sophie è anche la misteriosa Lady Argentata?
Mentre le altre storie d’amore della serie, comunque, brillavano sotto i lampadari dei salotti nobili di Mayfair, quella di Benedict e Sophie è luminosa quanto e più di quelle, ma fiorisce lontano dagli occhi degli altri, in un’intimità così dolce e sublime da lasciare il segno. Ah, il loro amore mette in discussione i privile di alcuni – così distanti da quelli delle classi sociali inferiori.
E vi state chiedendo se c’è un po’ di sesso, quelle scene alla Bridgerton che fanno sorridere, trash ma vere? Ebbene sì, ne troverete diverse. E danno pepe, non c’è niente da dire. Buona visione, per me è un ben DIESCI SU DIESCI. Perché in fondo questa non è solo una favola in costume: è la storia di chi osa amare contro le regole. E a volte, è proprio quello l’atto più rivoluzionario.
E sì, tranquilli: il lato B del bel Benedict c’è. Eccome se c’è. E grazie al cielo!
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