Stranger Things, si conclude il fenomeno Netflix: un addio appropriato o solo un arrivederci?

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Stranger Things

Dopo ben nove anni Stranger Things, la fortunatissima serie Netflix, volge al termine con un ultimo lungo episodio che chiude definitivamente un’avventura che ha accompagnato, possiamo dirlo, un’intera generazione. Una conclusione che ha sollevato i pareri più contrastanti, dalla commozione all’insoddisfazione, anche perché, si sa, gli addii non piacciono mai a nessuno! E ammettiamolo, salutare per l’ultima volta un fenomeno globale che ci ha contagiati tutti sin dall’inizio non è stata affatto un’impresa semplice.

Il finale di “Stranger Things”: cos’è che non ha funzionato?

Ciò nonostante, non si può negare che in questo finale, tanto atteso quanto agognante, ci siano state diverse cose che non hanno funzionato o che non sono state sviluppate a dovere. Più in generale, questi stessi aspetti, a mio avviso, hanno caratterizzato tutta la quinta stagione, che personalmente ho amato meno degli altri capitoli dello show, ed è per tale ragione che, sebbene siano molte le cose che ho amato, ce ne sono tante altre che io avrei visto in maniera differente.

Frame dell’episodio della serie/Credit: courtesy fo Netflix

Finali frettolosi e dove trovarli

Per cominciare, l’episodio ha raggiunto la durata di due ore, un tempo considerevole in cui lo spartiacque si installa proprio tra la prima e la seconda metà della visione. Difatti, la partenza è risultata piuttosto affrettata e, di conseguenza, non ha permesso che quei nodi ancora intrecciati fossero sciolti come si deve, una risoluzione, tra l’altro, che non arriva nemmeno nell’epilogo. Per non parlare dei tanti, troppi, personaggi da gestire in poco tempo, che ha portato figure minori come quelle del professor Clark ed Erica ad essere trattate con superficialità e non venir riprese neppure alla fine. Che poi, a dirla tutta, il problema non è tanto “l’errore” in sé quanto la risposta dei creatori, i Duffer Brothers, i quali hanno lasciato i fan in preda a moltissimi dubbi.

Lo stesso concetto vale per il finale ambivalente di Undici, che se da una parte coinvolge lo spettatore e conferisce speranza, dall’altra non si assume la responsabilità di decretare o meno la fine del personaggio. La fretta della prima ora di visione si è ripresentata nella battaglia finale con Vecna, troppo rapida, benché questa sia l’unica pecca da imputare alla scena. Infatti, la cura nella regia, nelle dinamiche del combattimento, complice anche una componente digitale vincente, restituiscono una rara bellezza ed epicità allo scontro!

“The First Shadow”, una fonte di informazioni inaspettata

Ciò che desta realmente interesse nell’ultimo episodio, però, è l’affermazione di Henry come eccellente antagonista. Perciò, è un peccato che si siano sviluppate delle incongruenze circa il suo passato. Ma a cosa si devono? Ebbene, la causa è da ricercare nello spettacolo teatrale The first shadow, che racchiude molte informazioni preziose, poiché se in un primo momento doveva essere un prequel indipendente sulla genesi di Vecna e del sottosopra, in seguito si è rivelato fondamentale per capire il passato di Henry, il medesimo che nel corso della serie abbiamo conosciuto solo tramite ricordi fugaci e assolutamente sterili se presi da soli.

Una conclusione tutto sommato degna!

Frame dell’episodio finale di “Stranger Things”/Credit: courtesy of Netflix

Al di là di questo, comunque, non possiamo che ritenerci soddisfatti per quella che è, tutto sommato, una conclusione più che degna. In effetti, l’epilogo è emozionante, forse prevedibile, ma meritatissima. La forza dello show sono sempre stati i personaggi ed era doveroso partire da loro per chiudere il cerchio. Il che si può notare già dalla cornice di Dungeons&Dragons, che rende la scena finale ancor più nostalgica ricongiungendosi con la prima puntata della serie. Gli assidui giocatori come me avranno sicuramente apprezzato ancora di più questa parentesi, eppure sono certa che perfino chi non sia così vicino a quel mondo abbia colto che, in fondo, si è sempre trattato di questo: delle storie e della narrazione dietro ai personaggi.

Ciò, inevitabilmente, amplifica ancor di più l’immedesimazione. Amiamo Stranger Things perché, prima di essere fantascienza, è un racconto di formazione, di amicizia, di emarginazione. Caratteristiche che hanno reso il finale più emozionante: non sono solo i nostri amati eroi ad essere cresciuti, ma lo abbiamo fatto anche noi (con loro) nell’arco degli anni. Non è un caso che l’ultimo episodio sia uscito il primo gennaio, perché è come se i Duffer Brothers volessero dirci: “Ecco, ora sei grande, è l’anno nuovo, da qui in poi vai da solo“. Ed è esattamente quello di cui abbiamo paura, ossia di tornare alle nostre vite senza quella magia e quei volti che ci hanno accompagnati per anni.

Un riflesso, seppur soprannaturale, delle nostre vite

Una menzione d’onore va alla colonna sonora. Secondo il mio parere, Stranger Things è la prova che la musica prescinde dalla sua epoca. Non conta quando è stato prodotto il brano, ma che arrivi al momento giusto. La serie non si limita a riesumare i pezzi, ma a dargli un nuovo senso, tant’è che la selezione è incredibile: Pixies, Iron Maiden, Prince e David Bowie! Ed è proprio una frase di Heroes di Bowie, inserita nei titoli di coda, che racchiude in sé l’essenza della serie:

We could beat them just for one day. We could be heroes just for one day

Insomma, a discapito di una scrittura a tratti lacunosa, i Duffer Brothers sono stati capaci di riporre nei personaggi le nostre paure. Paure che non appartengono a chi distrugge il sottosopra, ma a chi ha una vita qualunque. I nostri beniamini, se vogliamo essere onesti, non hanno alcun che di eroico e noi siamo affezionati a loro esattamente per quello. Robin, Nancy, Jonathan e Steve temono di non vedersi più, di allontanarsi e di perdersi. Henry, per raggiungere il suo scopo, deve fare i conti col suo passato, del quale è terrorizzato, e il fatto che affronti le sue memorie dolorose e non le superi lo rende umano più che mai. Importantissima è pure la paura di un lutto o di un rimorso, come quella di Dustin e Hopper.

Credit: web

Che dire, non sarà un finale perfetto e non è neanche quello che i fan desideravano. Ma, d’altronde, i finali non esistono e questa puntata ce la probabilmente ricordato, visto che, stando a quel che vediamo e all’annunciato spin-off in lavorazione, non si esclude la possibilità di prossime avventure nel mondo “sottosopra” di Stranger Things!

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Classe 2007, è la più giovane voce qui su L’Opinione. È una studentessa di liceo linguistico con una devozione sfrenata per la letteratura, il cinema, lo spettacolo, la musica e i viaggi che da sempre la accompagna. Nerd incurabile, la rapisce tutto ciò che fa parte del mondo geek e della cultura pop. Il suo tallone d’Achille è la matematica, disciplina che le è assolutamente indigesta. Ama tanto la compagnia degli altri quanto quella di se stessa, e intende proseguire gli studi per poter un giorno di intraprendere una carriera nell’editoria e nel giornalismo.

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