Costume e Società

Kenya, vende un rene per un iPhone: valori sacrificati in nome del consumismo

Sta suscitando un grande dibattito il caso del giovane ragazzo proveniente dal Kenya, il quale avrebbe venduto un rene per acquistare un iPhone 17 Pro Max, l’ultimo modello pubblicizzato dalla casa di produzione. Il protagonista di questa assurda vicenda, infatti, ha diffuso sui social un video in cui mostra una medicazione chirurgica sul fianco, affermando di aver compiuto tale gesto per comprare il telefono. Inutile dire che la notizia ha scatenato reazioni molto forti, sollevando riflessioni sulla pressione sociale legata al consumismo e all’elevazione degli oggetti tecnologici di nuova generazione a status symbol.

Ma si può vendere un rene per uno smartphone? La vicenda dal Kenya

Al di là della veridicità dell’episodio, emerge un messaggio inquietante: alcune persone sarebbero disposte a mettere a rischio la propria vita per raggiungere ciò che la società promuove come “normale” ma che, in realtà, tanti non possono neppure permettersi. Inoltre, ci si interroga su come sia stato possibile arrivare ad un tale gesto così estremo. Come può un ragazzo compiere una scelta simile senza l’intervento o il consenso di un adulto? E come si può realizzare un’operazione così delicata senza l’approvazione dei genitori?

Forse, in aree segnate dalla povertà e dalla disperata ricerca di riscatto sociale, è ancora presente il traffico illegale di organi, un mercato nero che trova terreno fertile nelle condizioni di miseria e nell’assenza di alternative. L’unica spiegazione che riesco ad immaginare per comprendere, pur non condividendo, un’azione del genere risiede proprio in quella disperazione profonda, generata da un contesto di ingiustizia e privazione di opportunità.

Il precedente coreano

Chissà, forse, o quasi sicuramente, il giovane keniota ignorava che già nel gennaio 2011 un coreano fece lo stesso e per il medesimo scopo, finendo, però, col vivere dipendendo da una macchina per la dialisi per sempre. In quell’anno, in particolare, Xiao Wang decise di vendere un rene per 2600 euro. Attraverso alcuni intermediari, riuscì ad organizzare il tutto senza che i suoi genitori ne sapessero nulla. Quei soldi gli servivano per acquistare un iPhone e un iPad. La vicenda portò all’arresto di nove persone, tra cui il medico che effettuò l’intervento, accusato di lesioni volontarie.

Ciò nonostante, la parte più drammatica della storia riguarda quello che accadde in seguito. Difatti, dopo l’operazione, eseguita in circostanze poco chiare, le condizioni fisiche del ragazzo peggiorarono rapidamente, a tal punto da sviluppare una grave insufficienza renale che lo ha reso irrimediabilmente disabile, costretto a letto e dipendente da una macchina per la dialisi, con necessità di assistenza continua.

L’ossessione per il consumo: un fenomeno global tra i giovani

Negli ultimi decenni, il consumismo sfrenato e senza regole, influenza sempre più negativamente i giovani. L’avvento degli influencer sui vari social e la loro politica di marketing hanno intensificato questa pericolosa tendenza, associando beni materiali a status symbol e successo. Per molti ragazzi possedere telefoni di ultima generazione, un abbigliamento griffato o accessori di alta moda diventa un’esigenza vitale, che prescinde, il più delle volte, dal fatto che spesso determinati lussi non possano concederseli.

Le strategie pubblicitarie puntano a generare un bisogno nei consumatori, sfruttando emozioni e aspirazioni. E le nuove generazioni, che sono in perenne ricerca di identità, risultano particolarmente influenzabili. Le aziende e i content creator offrono non solo prodotti, ma anche uno stile di vita che promette felicità e realizzazione tramite beni materiali. Fanno leva sui beni di consumo come mezzo per esprimere la loro identità e in quanto possessori di oggetti di lusso sono alla pari degli altri.

Questo può generare inadeguatezza negli adolescenti che non possono hanno le risorse per affrontare tali acquisti, spingendoli a scelte estreme per conformarsi. Lo stesso fenomeno che spinge piccoli gruppi di giovani a derubare altri coetanei solo per avere qualcosa che non possono permettersi. Ne è piena la cronaca di bande di ragazzi che per qualche spicciolo arriva a picchiare violentemente altri ragazzi coetanei o poco più grandi.

Riconsiderare le nostre priorità

Le famiglie dovrebbero insegnare il valore del denaro, scardinando abitudini consolidate. Spesso i genitori, esausti, cedono alle richieste dei figli comprando giochi o accessori alla moda, senza far comprendere loro la situazione economica. I giovani tendono a considerare questi acquisti come scontati. È importante educarli a distinguere tra necessità e desideri, preparando così adulti responsabili. Una soluzione potrebbe la paghetta settimanale.

Non ho ricordi della mia paghetta settimanale. Ricordo, invece, con infinita dolcezza, i soldini scintillanti che mi lasciavano tenere i miei nonni quando andavo a fare la spesa per loro. Potevo sempre tenere il resto. Custodivo quelle monetine dentro un maialino salvadanaio di ceramica rosa. Aspettavo pazientemente ogni fine mese per contarli ma senza spenderli. Sempre combattuta tra il desiderio di usarli e quello di continuare ad accumularli, sperando che un giorno giungesse davvero il momento giusto per comprare qualcosa di speciale.

La pubblicità ha il compito di indurre la gente a comperare delle cose di cui non ha bisogno, con denaro che non ha, per impressionare altre persone che non conosce – Danilo Arlenghi

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Monica Raeli

Nata a Noto, paesino della Sicilia Orientale, dove ogni giorno sapeva di sole, mare e granita alle mandorle. Si trasferisce a Milano nel 2005 per diventare pendolare, precaria e vivere quotidianamente di corsa. Insegna da 20 anni, nell’hinterland milanese, con passione, dedizione e spirito di sacrificio. Ama cucinare sorseggiando un buon bicchiere di vino, legge per rilassarsi e adora guardare tutti i tipi di film, ad eccezione degli horror. Quando può, viaggia alla scoperta di nuovi tramonti anche se non le piace prendere l’aereo. Fotografa ogni cosa, anche quelle che possono sembrare banali per poi chiedersi come mai la memoria del suo telefono sia sempre piena!

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