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Maria Sofia Federico, l’antinatalismo è una cosa seria: peccato che i suoi genitori non ci abbiano pensato prima!

Fra tutte le scempiaggini che la nostra sconclusionata modernità, ormai incapace di lasciarsi sfuggire una sola occasione per complicare ciò che già di per sé lascia alquanto a desiderare, ecco che dovevano arrivare pure i tribunali dell’utero. Certo, come potevamo farceli mancare! Del resto, c’è tanta gente che probabilmente non avrebbe mai dovuto mettere piede su questa bella Terra, eppure non solo ci vive, ma contribuisce addirittura ad alimentare quel grosso buco dell’ozono che ormai vive nella mente di molti oggigiorno. In questo magnifico circo contemporaneo, pensate un po’, in cui, per dirla alla Umberto Eco, persino gli imbecilli hanno diritto di parlare, c’è chi si è sentito in dovere di spiegarci che mettere al mondo un figlio sarebbe un atto crudele, dimenticandosi, forse per un attimo, di essere il malaugurato frutto di quello stesso reato che si prodiga così tanto a condannare!

Maria Sofia Federico, ad esempio, dall’alto dei suoi oltre 220mila follower, un numero che deve averle suggerito di poter essere in grado di (s-)parlare di questioni che a mio avviso vanno ben oltre la sua portata, ci ha fatto sapere che: “se a tuo figlio viene il cancro è colpa tua“, perché nato senza avere i mezzi per poterlo proteggere dalla malattia. E di chi è invece la colpa, mi domando io, per la nascita di tutta quella gente senza arte né parte che apre continuamente la bocca soltanto per dar fiato alle gengive e dalle quali, nostro malgrado, nessuno di noi può difendersi?

Maria Sofia Federico e quel processo alla vita ancor prima che abbia inizio?

Ora, prima che qualcuno si precipiti a spiegarmi che l’antinatalismo è una corrente di pensiero solida e che il filosofo sudafricano David Benatar non è esattamente il primo scappato di casa, mi preme sottolineare che, sì, potrebbe davvero esserlo. Peccato solo, però, che una cosa sia interrogarsi seriamente sull’opportunità morale di far venire alla luce un figlio e un’altra sia prendere una questione filosofica complessa e infilarla a caso in un reel, utilizzandola come pretesto per attribuire responsabilità del cancro ad un bambino, giusto per fare un po’ di hype e ottenere quei cinque minuti di popolarità. Sia chiaro, l’antinatalismo non è un’invenzione della Federico e ci mancherebbe, Dio ce ne liberi. Tuttavia, al contrario di quel che si potrebbe pensare, è una corrente che mette in discussione la procreazione proprio perché chi nasce si espone inevitabilmente a sofferenza, malattie, delusioni e morte.

Come se non fosse già abbastanza, poi, forse perché oggigiorno i più sembrano avere l’insana abitudine di perseverare diabolicamente in quegli errori senza i quali non sarebbero nessuno, non è neppure la prima volta che la signorina “so tutto io” si espone su determinati argomenti. Già lo scorso febbraio aveva affrontato la questione in un confronto con lo psicologo, divulgatore scientifico e saggista italiano Marco Crepaldi, mentre a marzo era intervenuta nel podcast Dibattitini in una puntata dal titolo piuttosto eloquente: «È ancora giusto fare figli?». Una domanda a cui, non me ne voglia nessuno, io risponderei tranquillamente: «Beh, se devono venir su così, direi proprio di no!».

Dalla scelta di procreare alla pretesa di controllare la vita

Non vorrei essere io a doverlo ricordare, ma una cosa è affermare che chi mette al mondo un figlio sa di non poterlo proteggere da ogni male, ma un’altra è dire che, se a quel figlio viene riscontrato un tumore, la colpa è del genitore. E a poco servono le spiegazioni a posteriori, sottolineando che quel “è colpa tua” non rappresenterebbe esattamente il nostro pensiero. Anzi, aggravano ulteriormente la nostra situazione, perché dimostrano che non conosciamo esattamente ciò di cui stiamo parlando!

Un genitore può scegliere di avere dei figli, ma non ha alcun potere decisionale sul fatto che possano godere o meno di ottima salute. Sarebbe troppo bello per essere vero. Eppure, la vita è fatta di croci e delizie, gioie e delusioni, amori e tradimenti, traguardi e sconfitte, benessere e malattia, immense sorprese e grandi lutti, e come diceva Arthur Schopenhauer:

La vita oscilla, come un pendolo, fra il dolore e la noia

Non possiamo farci nulla. La sola cosa che possiamo davvero fare, però, è contrastare l’analfabetismo funzionale di coloro che, ad appena 21 anni, pretendono di darci lezioni e propinarci morali sulla vita senza che, di quella vita, non abbiano ancora capito proprio un bel niente!

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Simone Di Matteo

Simone Di Matteo, Latina 25 gennaio 1984. Curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie. Molti dei suoi libri invece sono distribuiti all'interno degli istituti scolastici italiani. È noto al grande pubblico non solo esclusivamente per la sua variegata produzione letteraria, ma anche per la sua partecipazione nel 2016 alla V edizione del reality on the road di Rai2 Pechino Express. Consacratosi come Il giustiziere dei Vip, da circa due anni grazie a L’Irriverente, personaggio da lui ideato e suo personale pseudonimo, commenta il mondo della televisione, dei social network e i personaggi che lo popolano, senza alcun timore, con quel pizzico di spietatezza che non guasta mai attraverso le sue rubriche settimanali.

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